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ricorso e vizi cartelle esattoriali #adessonews

ricorso e vizi cartelle esattoriali

 

 

INDICE

 

1. TIPOLOGIE DI VIZI…………………………………………………………………pag. 4

 

2. IL RUOLO: termini decadenziali per la formazione e per la notifica……………..pag. 8  

 

 – Decadenza iscrizione a ruolo previdenziale e tributario….………………..………  pag. 10

 

 – Decadenza per la notifica del ruolo………………….………………………………..pag. 13

 

 – Le opposizioni ai ruoli: competenza territoriale e termini………………….………pag. 22

 

3. LA NOTIFICA DELLE CARTELLE in generale: modalita’ e validità…………..pag. 23

 

-Notifica a terzi (obbligo seconda raccomandata).……………………………..……… pag. 24

 

-Notifica al portiere……………………………………………………………………….pag. 26

 

-Notifica a mezzo posta ……………………………………………………………….… pag. 29

 

-Notifica per compiuta giacenza……………….……………………………………… .pag. 30

 

-Notifica alle persone giuridiche………………………………………………………  .pag. 32

 

-La relata di notifica………….………………………………………………………….pag. 34

 

-La sanatoria della notifica viziata……………………………..……………………… pag. 36
 

 

 -Altri problematiche e/o vizi di notifica..……………………………………………… pag. 41

 

 -Onere della prova del concessionario…………………………………………………..pag. 45
 

 

4. LA PRESCRIZIONE:…………………………………………………………………pag. 46

 

5. MANCANZA DELL’AVVISO BONARIO………………………………..…………pag. 48

 

6. MANCATA MOTIVAZIONE…………………………………………………………pag. 50

 

7. MANCATA SOTTOSCRIZIONE…………………………………………………….pag. 55

 

8. MANCATA INDICAZIONE DEL RESPONSABILE PROCEDIMENTO………..pag. 61

 

9. LE SANZIONI SU DEBITI CONTRIBUTIVI: evasione ed omissione…………….pag. 62

 

–  RIDUZIONE O INAPPLICABILITA’  DELLE SANZIONI CIVILI………………pag. 65

 

10. MANCATA INDICAZIONE DEL TERMINE  PER IMPUGNARE….…………..pag. 68

 

11.TASSA AUTOMOBILISTICA………………………………………………………..pag. 69

 

12. L’IPOTECA……………………………………………………………………………pag. 69

 

13. IL FERMO AMMINISTRATIVO……………………………………………………pag. 76

 

14.CARTELLE PER MULTE STRADALI………………………………………..…….pag .79

 

–  MOTIVI DI IMPUGNAZIONE DELLE MULTE……………………………………pag. 82

 

15. IL RICORSO TRIBUTARIO………………..………………………………………..pag. 84

 

16. CASISTICHE PARTICOLARI (Condono e Diritti camerali)………………………pag. 90

 

17. INPS: Ispezione, verbale e ricorsi …………………………………………………….pag. 91

 

18. VERBALI DPL e ORDINANZE INGIUNZIONE…………………………….…….pag. 94

 

19 ERRONEITA’ DEL RITO PRESCELTO……………………………………………pag. 99

 
 

I vizi sulla regolarità formale della cartella sono deducibili con il rimedio dell’opposizione

 

agli atti esecutivi per cui il ricorso va presentato entro 5 giorni dalla notifica

 

(mancanza di legittimazione passiva)

 

Comprende i provvedimenti impositivi che, benché apparentemente tali, sono in realtà privi

 

di vita ab initio: ad esempio, un avviso di accertamento intestato ad una società cancellata

 

dal Registro delle imprese , ovvero ad una persona deceduta da oltre un anno , non

 

esistono per la semplice ragione che non esistono i destinatari del provvedimento, quindi l’atto

 

e’ inesistente, quando manca la legittimazione passiva,in merito alla notifica di una cartella

 

ad una società cancellata si veda Corte di Cassazione, sez. Tributaria, sent. 10 ottobre

 

2005, n. 19732. L’atto inesistente conta zero; non produce effetti giuridici; a chi ne

 

pretendesse qualcuno sarebbe in ogni tempo opponibile l’inefficacia assoluta. Il giudice è

 

tenuto, anche di ufficio, in ogni stato e grado del processo, a dichiarare che l’atto inesistente è

 

solo un ectoplasma; la sentenza avrà natura dichiarativa: il relativo dispositivo recherà il

 

sintagma “la Commissione dichiara l’inesistenza dell’atto impugnato

 

     1.2. LA NULLITA’

 

La nullità in diritto tributario, non ha la stessa efficacia rilevabile nel diritto civile, quindi

 

niente imprescrittibilità della relativa azione o eccezione , niente rilevabilità di ufficio (oltre

 

che dall’interessato) da parte del giudice in ogni stato e grado del processo.

 

La nullità dei provvedimenti tributari, significa solo annullabilità; cioè l’atto fiscalmente

 

nullo produce effetti nel mondo giuridico come se fosse valido, tanto che costituisce titolo

 

per la riscossione ed e’ suscettibile di divenire definitivo, rendendo irrilevanti gli eventuali

 

vizi di nullità, se l’interessato non ricorre al giudice tributario.Una volta impugnato, la

 

Commissione non può  rilevare le nullità di propria iniziativa ma solo a richiesta del

 

ricorrente in virtu’ del principio del chiesto e del pronunciato.

 

 

legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza”

5LA RIFORMA DELLA L. 11 FEBBRAIO 2005, N. 15

 

La L. 11 febbraio 2005, n. 15, introduce nel testo della L. n. 241 del 7 agosto 1990 l’art. 21-

 

septies. Questa norma prevede, al comma 1, che “È nullo il provvedimento amministrativo

 

che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è

 

stato adottato in violazione o elusione del giudicato, nonché negli altri casi espressamente

 

. Accanto a questa norma ne è stata inserita un’altra: si tratta dell’art. 21-

 

octies secondo cui “È annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di

 

. In diritto amministrativo – e di

riflesso in quello tributario dall’8 marzo 2005 abbiamo dunque, e questa è una novità

 

rilevante, due categorie di atti invalidi: gli atti nulli e gli atti annullabili.

 

 È nullo, come abbiamo visto, l’atto che:

 

a) manca degli elementi essenziali (ad esempio, la sottoscrizione);

 

b) è emesso da soggetto cui la legge non riconosce il potere di adozione di quell’atto;

 

c) viola od elude il giudicato;

 

d) negli altri casi stabiliti dalla legge.

 

La nuova legge non ha una grande portata innovativa ai fini della nullità degli atti tributari,

 

ma ha effetto sull’annullabilità, anche se alcune considerazioni sulla nullità sono necessarie.

 

    CASI PRATICI DI NULLITA’

 

A questo punto dobbiamo chiederci: tutte le ipotesi di nullità previste dalla legge fiscale

 

possono formare oggetto di azioni dichiarative davanti al giudice tributario? Se, ad esempio,

 

un avviso di accertamento è nullo per difetto di motivazione ovvero perché manca

 

l’indicazione del maggiore imponibile accertato , si potrà adire la Commissione tributaria

 

in ogni tempo, senza cioè dover osservare il termine di decadenza fissato per impugnare

 

l’atto fiscale?

 

Non e’ facile dare una risposta, bisogna pero’ fare alcune considerazioni interpretative, che

 

dovranno trovare conferma in giurisprudenza.

 

 

 

Un esempio rilevante è fornito dall’emissione della cartella di pagamento senza la

 

preventiva notifica del cosiddetto avviso bonario, richiesto a pena di nullità dall’art. 6,

 

comma 5, della L. n. 212 del 27 luglio 2000 (Statuto del contribuente). TESTO: Prima di

 

procedere alle iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione di tributi risultanti da

 

dichiarazioni,  qualora sussistano incertezze        su          aspetti                               rilevanti                       della           dichiarazione,

 

l’amministrazione finanziaria deve invitare il contribuente, a mezzo del servizio postale o con

 

mezzi telematici, a fornire i chiarimenti necessari o a produrre i documenti mancanti entro un

 

termine congruo e comunque non inferiore a trenta giorni dalla ricezione della richiesta. La

 

disposizione si applica anche qualora, a seguito della liquidazione, emerga la spettanza di un

 

minor rimborso di imposta rispetto a quello richiesto. La disposizione non si applica

 

nell’ipotesi di iscrizione a ruolo di tributi per i quali il contribuente non è tenuto ad effettuare

 

il versamento diretto. Sono nulli i provvedimenti emessi in violazione delle disposizioni di cui

 

al presente comma.

 

Emissione di un provvedimento impositivo emesso nonostante il contribuente si sia adeguato

 

alla condotta fiscale che l’Agenzia delle Entrate (interpello), in esito ad istanza scritta

 

dell’interessato, gli abbia indicato, ovvero quando l’Agenzia delle Entrate non abbia risposto

 

all’istanza del contribuente entro il termine di 120 giorni (ipotesi tipica di silenzio-assenso)

 

In questi casi di nullità assoluta, non dovrebbero prevedere termini decadenza, e quindi

 

l’atto dovrebbe essere impugnabile anche oltre i 60 gorni previsti per l’impugnativa.Il giudice,

 

anche di ufficio, dovrebbe dichiarare la nullità del provvedimento impositivo.

 

   LA NULLITA’ RELATIVA (La carenza di motivazione dell’atto)

 

L’art. 61, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973 stabilisce, infatti, che “La nullità

 

dell’accertamento ai sensi del terzo comma dell’art. 42 e del terzo comma dell’art. 43, e in

 

genere per difetto di motivazione, deve essere eccepita a pena di decadenza in primo

 

grado”.Consegue che qualunque vizio dell’avviso di accertamento (nessuno escluso: anche la

 

mancanza di sottoscrizione, che, di solito, è causa di nullità se non di inesistenza), compreso il

 

difetto di motivazione in tutte le sue articolazioni (inclusa la mancata allegazione del

 

documento cui l’atto impugnato faccia riferimento), non può essere rilevata di ufficio dal

 

giudice (la norma stabilisce infatti che la nullità deve essere eccepita) ma deve formare

 

oggetto di specifico motivo di ricorso da proporre nel termine, stabilito a pena di decadenza,

 

 
di 60 giorni. La motivazione, tuttavia, non è un elemento formale ma – lo stabiliscono gli
 

artt. 1 e 7 della L. n. 212 del 2000 (Statuto del contribuente) – è un elemento essenziale di

 

ogni provvedimento impositivo

 

      1.3 L’ANNULLABILITA’ 

 

L’annullabilità designa la (nuova) classe dei nuovi vizi degli atti tributari destinata

 

sicuramente ad innescare rilevanti problemi interpretativi. Abbiamo visto che – prima della

 

riforma del 2005 – sia in diritto amministrativo che in diritto tributario l’atto predicato nullo

 

dalla legge è in realtà un atto annullabile, e quindi produttivo di effetti sino a che non

 

venga annullato dal Giudice ovvero dall’Amministrazione in sede di autotutela. Sino a che

 

venga annullato, l’atto annullabile possiede la stessa dignità (e gli effetti) dell’atto valido.

 

Essendo un istituto nuovo per l’ordinamento tributario, l’annullabilità – in quanto principio

 

generale applicabile indistintamente a tutti gli atti amministrativi – vale anche nei confronti

 

dei provvedimenti impositivi. La prima parte dell’art. 21-octies della L. n. 241 del 1990 ci

 

dice che è annullabile il provvedimento impositivo :”adottato in violazione di legge o

 

viziato da eccesso di potere o da incompetenza”.

 

  CASI DI ANNULLABILITA’

 

L’eccesso di potere: Questo vizio è presente quando l’atto viene adottato per perseguire un

 

interesse diverso dallo schema tipico suo proprio, ci sono ipotesi non irrilevanti – come l’atto

 

di diniego di autotutela o l’equivalente silenzio-rifiuto – in cui è possibile ravvisare un cattivo

 

uso, o un non uso illegittimo, del potere di autoannullare il provvedimento fiscale invalido.

 

La violazione di legge:la violazione di legge, relativamente ai provvedimenti impositivi,

 

potrà al più dare luogo a mere irregolarità ininfluenti sulla validità dell’atto.

 

Incompetenza territoriale: La giurisprudenza – ante riforma 2005 – considera l’incompetenza

 

territoriale dell’ufficio tributario un vizio mortale. Benché nessuna norma sanzioni così

 

gravemente il provvedimento impositivo adottato da un’Agenzia delle Entrate diversa da

 

quella che sarebbe territorialmente competente in base, ad esempio, al domicilio fiscale del

 

contribuente, per la Cassazione si versa in una ipotesi di nullità insanabile, rilevabile anche di

 

ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo .Dall’8 marzo 2005 la situazione

 

dovrebbe mutare; il vizio di incompetenza   territoriale   integra il                      vizio       meno        grave

 

 

diviene                                                                                                                                                  esecutivo.

dell’annullabilità con la conseguenza che: a) non è rilevabile di ufficio dal giudice; b) deve
 

formare oggetto di specifico motivo di impugnazione

 

 

2. IL RUOLO: termini decadenziali per la formazione e per la notifica 

 

2.1. IN GENERALE

 

Il ruolo è un elenco dei debitori e delle somme da essi dovute formato dall’ufficio ai fini della

 

riscossione a mezzo del concessionario e costituisce titolo esecutivo. Prima della riforma del

 

1999 esistevano 4 tipi di ruoli: principale (in cui erano iscritte le imposte dichiarate),

 

suppletivo (in cui erano iscritte le maggiori imposte accertate), speciale (in cui erano iscritte le

 

maggiori imposte accertate in capo ai sostituti d’imposta) e straordinario (in cui erano iscritte

 

le     imposte    per     cui     sussisteva    un     fondato     pericolo    per           la                riscossione).

 

Dal 1 luglio 1999 esistono solo i ruoli ordinari e straordinari che, come nella previgente

 

disciplina, vengono emessi   solo   in   caso   di   pericolo fondato per                         la                riscossione.

 

Particolare rilevanza assume la sottoscrizione del ruolo (anche telematica) con la quale questo

 

Tale sottoscrizione è obbligatoria, a pena di decadenza così come deciso anche in alcune

 

sentenze della Corte di Cassazione che oltre a ribadire l’obbligo della sottoscrizione hanno

 

attribuito l’onere delle prova in capo all’ufficio infatti questo svolge il ruolo di attore

 

sostanziale e se – indipendentemente dalla regime di pubblicità – il ruolo è il presupposto

 

fondante la pretesa, fatta valere con la notificazione della cartella di pagamento e l’onere di

 

provare i fatti costitutivi della pretesa, anche quelli eccepiti dal contribuente – attore soltanto

 

formale – grava sull’uffici. Si citano le sentenze nn. 7093/2003 e 7439/2003 della sezione V

 

della Corte di Cassazione. In ambedue le sentenze i giudici della Suprema Corte hanno

 

ribadito l’obbligo della sottoscrizione del ruolo, hanno anche attribuito l’onere della prova a

 

carico dell’ufficio.

 

Nella sentenza n. 7439/2003 i giudici della Suprema Corte si sono così espressi “se si muove

 

dal presupposto, in sé esatto, che il processo tributario ha la struttura di processo

 

d’impugnazione, nel quale l’ufficio svolge il ruolo di attore sostanziale, e se, a prescindere dal

 

regime della sua pubblicità, il ruolo svolge la funzione di atto presupposto fondante la pretesa

 

 
fatta valere con la notificazione della cartella di pagamento, l’onere di provare i fatti
 

costitutivi della pretesa, anche quelli che siano eccepiti dal contribuente, che è attore soltanto

 

formale, grava sull’ufficio”.   Sulla base del ruolo, reso esecutivo, viene emessa la cartella di

 

pagamento da notificare al contribuente.

 

Ci sono due formalità di formazione dei ruoli (decreto 321/99) direttamente ad opera dell’ente

 

oppure attraverso il consorzio nazionale obbligatorio tra concessionari (CNC). In entrambi i

 

casi i ruoli devono indicare un numero identificativo univoco a livello nazionale

 

D. Lgs. 26 gennaio 2001 n. 32 prevede l’obbligo di riportare nella cartella la data di

 

esecutività del ruolo

 

Una volta che il ruolo è divenuto esecutivo questo deve essere consegnato al concessionario.

 

Per l’Inps dalla data di consegna decorrono termini decadenziali per la notifica della cartella

 

al debitore.

 

Una cartella può contenere diversi ruoli la cui opposizione compete giudici diversi. Bisogna

 

avere riguardo alle singole iscrizioni a ruolo per determinare la competenza.

 

  • Estremi:            n.             34/08/05            del             22       febbraio             2005

 

Argomento:     Riscossione     –      Cartella     di     pagamento     –                                 Termini

 

Deve ritenersi decaduta la legittimità dell’Amministrazione finanziaria nel caso in cui,

 

avvenuta l’iscrizione a ruolo, la relativa notifica della cartella di pagamento non

 

rispetta i termini previsti dalla legge (in particolare, secondo i giudici, la data del

 

quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione si deve riferire

 

alla notifica della cartella e non alla sua formazione, questo per non prolungare la

 

soggezione      del       contribuente        alla       indefinita      azione       del                               fisco).

 

In particolare, non è sufficiente la formazione del ruolo e la legittima esecutività

 

temporale dello stesso, ma deve pure la cartella rispettare lo stesso termine mediante

 

notifica da parte del concessionario, momento questo conclusivo e fondamentale

 

dell’azione di recupero delle imposte e, pertanto, questione giuridica assorbente

 

rispetto a ogni altra richiesta richiamata nell’appello che diventa non rilevante ai fini

 

della controversia.

 

In presenza di ricorso avverso accertamento e’ illegittima l’emissione della cartella se il

 

Giudice non si e’ ancora pronunciato: La cartella esattoriale non puo’ essere emessa se non

 

dopo    la   sentenza   di   primo   grado   favorevole all’ufficio,    e’               illegittimo        l’operato

 

 

divenuto                                                                                                                                               definitivo.

dell’amministrazione finanziaria che emette cartella preventivamente. Commissione Tributaria
 

Provinciale di L’Aquila Sez. 3 Sentenza n. 180/03/2007 Depositata il 26/10/2007 su ricorso di

 

C.P. difeso dal Dott. Giuseppe Marino.

 

2.2 DECADENZA DELL’ISCRIZIONE A RUOLO 

 

Il ruolo previdenziale

 

L’art. 25 del D. Lgs. n. 46 del 1999 fissa i termini decadenza per l’iscrizione a ruolo dei

 

crediti degli enti pubblici previdenziali, con il duplice obiettivo di accelerare la fase della

 

riscossione, ed al tempo stesso di impedire che i debitori possano restare esposti a lungo al

 

rischio               di                aggressione               da                parte                del                               creditore.

 

Si tratta anche in questo caso di un impedimento, ma che qui opera come condizione

 

risolutiva         dell’esercizio          della          potestà         di          iscrizione                              a                                 ruolo.

 

Più analiticamente, nel caso di crediti che scaturiscono da autodichiarazioni dei contribuenti il

 

termine è stabilito alla fine dell’anno successivo alla scadenza del versamento

 

conoscenza da parte dell’ente se la comunicazione è tardiva, mentre per i crediti accertati in

 

sede ispettiva la decadenza si compie alla fine dell’anno successivo alla notifica del

 

salvo che quest’ultimo sia stato impugnato con giudizio di accertamento negativo,

 

slittando in tal caso al 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui il provvedimento è

 

Occorre comunque ricordare che le continue proroghe alla entrata in vigore della disciplina,

 

fino alla attuale formulazione dell’art. 36 co. 6 del D. Lgs. n. 46 del 1999, come modificato da

 

ultimo con l’art. 4 co. 25 della Legge n. 350 del 2003, secondo cui le disposizioni sulla

 

decadenza si applicano ai contributi non versati e agli accertamenti notificati successivamente

 

alla data del 1° gennaio 2004, comportano che le prime ipotesi di decadenza possono venire in

 

essere solo dal 1° gennaio del 2006.

 

La dottrina ritiene che, stante anche l’inequivocabile titolo della rubrica dell’art. 25, il decorso

 

del termine determini una decadenza meramente procedimentale, con preclusione dall’utilizzo

 

dello strumento della riscossione, e non con estinzione ex lege del diritto di credito, che può

 

quindi essere fatto valere nelle vie ordinarie. E’ questo un ulteriore profilo di accentuato

 

distacco dalla materia tributaria, nella quale la decadenza dell’ufficio determina l’estinzione

 

dell’obbligo.

 

Considerato che nella materia previdenziale le decadenze hanno natura pubblicistica, sembra

 

 
da preferire la tesi che inquadra il vizio di nullità della iscrizione a ruolo tardiva come
 

rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio.

 

La perdita del diritto di iscrivere a ruolo il credito comporta per il concessionario

 

l’impossibilità di procedere alla riscossione e questo dovrebbe produrre l’estinzione del

 

rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio

 

(estinzione collegata all’iscrizione del ruolo e non al recupero del credito). Sul punto si

 

vedano Cass.  12 gennaio 2002 n. 330 in Foro It 2002, I, 2023; Cass. 16 agosto 2001 n. 11140

 

in Foro It 2001, I, 3604; Cass. 5 ottobre 1998 n. 9865.

 

Considerato che nella materia previdenziale  le decadenze hanno natura pubblicistica il

 

vizio di nullità dell’iscrizione a ruolo tardiva è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado

 

del giudizio

 

Nel caso di gravame amministrativo si ha un differimento dell’iscrizione a ruolo che viene

 

eseguita dopo la decisIone del competente organo amministrativo e comunque entro i termini

 

di decadenza previsti dall’art. 25 (comma 4).

 

Il Durc è probatorio dell’inesistenza di ruoli ad una certa data? Personalmente ritengo di si, in

 

quanto ai sensi del DM del 24 ottobre 2007

 

Requisiti di regolarita’ contributiva

 

1. La regolarita’ contributiva e’ attestata dagli Istituti

 

previdenziali qualora ricorrano le seguenti condizioni:

 

a) correntezza degli adempimenti mensili o, comunque, periodici;

 

b) corrispondenza tra versamenti effettuati e versamenti

 

accertati dagli Istituti previdenziali come dovuti;

 

c) inesistenza di inadempienze in atto

 

Cause non ostative al rilascio del DURC

 

1. Il DURC e’ rilasciato anche qualora vi siano crediti iscritti a

 

ruolo per i quali sia stata disposta la sospensione della cartella

 

amministrativa a seguito di ricorso amministrativo o giudiziario.

 

2. Relativamente ai crediti non ancora iscritti a ruolo:
 

 
a) in pendenza di contenzioso amministrativo, la regolarita’ puo’  

essere dichiarata sino alla decisione che respinge il ricorso;

 

b) in pendenza di contenzioso giudiziario, la regolarita’ e’

 

dichiarata sino al passaggio in giudicato della sentenza di condanna,

 

salvo l’ipotesi in cui l’Autorita’ giudiziaria abbia adottato un

 

provvedimento esecutivo che consente l’iscrizione a ruolo delle somme

 

oggetto del giudizio ai sensi dell’art. 24 del decreto legislativo

 

26 febbraio 1999, n. 46.

 

ATTENZIONE: 

 

Si riapre l’iscrizione a ruolo dei contributi. È la conclusione che si trae da una specifica norma

 

della manovra correttiva – l’articolo 38 comma 12 della legge 122/2010, in vigore dal 31

 

maggio 2010 – che dà all’Inps il diritto di iscrivere a ruolo la gran parte dei crediti contributivi

 

in essere, purché non prescritti, già scaduti ma non ancora incassati: la novità è che questa

 

iscrizione a ruolo può avvenire anche senza tener conto dei termini di decadenza previsti dalla

 

L’ente previdenziale nel triennio 2010/2012 può perciò ignorare i termini di decadenza (entro

 

e non oltre il 31 dicembre dell’anno successivo alla data nel quale il credito è divenuto

 

esigibile) e iscrivere a ruolo – andando indietro fino al 2004 – tutti i suoi crediti già scaduti e

 

non prescritti. Se, ad esempio, un datore di lavoro a gennaio 2004 non ha versato i contributi

 

di competenza del mese di dicembre 2003 e questo debito non è ancora prescritto e per

 

qualche ragione (ritardo, errori, coincidenze fortuite) non è stato passato a ruolo entro il 31

 

dicembre 2005, lo stesso importo – più gli importi accessori, sanzioni e interessi – può ancora

 

essere iscritto a ruolo fino al 31 dicembre 2012.

 

Il ruolo tributario

 

E’ Necessario rispettare nella formazione del ruolo questi termini:

 

  • 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’atto di accertamento in materia di imposte

 

dirette e Iva è divenuto definitivo (articolo 17, comma 1, lettera c, Dpr n. 602/1973)

 

  • 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione per

 

le imposte dovute a seguito della liquidazione prevista dall’articolo 36-bis del Dpr

 

29/09/1973, n. 600, e articolo 54-bis del Dpr 26/10/1972, n. 633 (articolo 17, comma 1,

 

lettera a, Dpr n. 602/1973); al riguardo deve essere precisato che il comma 2-octies
 

 

2.3   DECADENZA   PER  LA   NOTIFICA   DEL  RUOLO

dell’articolo 1 del decreto legge n. 143/2003, convertito nella legge 1° agosto 2003, n. 112,
 

ha prorogato al 31 dicembre 2005 i termini di decadenza appena citati (articolo 17, comma

 

1, lettera a) relativamente alle dichiarazioni presentate negli anni 2001 e 2002. La proroga è

 

connessa ai termini concessi dalla legge per aderire alle procedure di sanatoria previste dalla

 

n. legge 289/2002, in particolare l’articolo 9-bis

 

  • 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione per le

 

imposte dovute in conseguenza del controllo formale previsto dall’articolo 36-ter del Dpr Un

 

caso particolare è quello dell’iscrizione a ruolo degli atti accertativi Iva soggetti, fino al 30

 

giugno 1999, al termine di prescrizione ordinaria e non alla più breve decadenza fissata

 

dall’articolo 17 del Dpr n. 602/1973, come modificato dall’articolo 6 del Dlgs n. 46/1999 – in

 

vigore a decorrere dal 1° luglio 1999 – che, per espressa previsione dell’articolo 23, stesso

 

decreto                  legislativo,                    si                   applica                  anche                                   all’Iva.

 

Nella successione delle norme è stato rappresentato il problema di quale disciplina applicare

 

agli           accertamenti           in           materia          Iva           definitivi                    al                                30/06/1999.

 

La circolare n. 186/E del 17/09/1999 ha risolto la questione considerando quale termine iniziale

 

per il decorso della decadenza annuale il 1° luglio 1999 e fissando al 31/12/2000 la data entro

 

cui rendere esecutivi i ruoli.29/09/1973, n. 600 (articolo 17, comma 1, lettera b, Dpr n.

 

602/1973).

 

(PREVIDENZIALE    e

 

TRIBUTARIO)

 

Dal 1° luglio 1999 i ruoli erariali non sono più cartacei, ma sono compilati con sistema

 

elettronico e la firma di esecutività è apposta con modalità elettroniche o digitali. Ne

 

consegue che la trasmissione e la consegna del ruolo avviene contestualmente

 

all’apposizione di detta firma digitale di esecutività.

 

Il                                                                       ruolo                                                                             tributario

 

La previsione di termini di decadenza per l’iscrizione a ruolo ha lo scopo di evitare che il

 

debitore         rimanga         a          lungo          esposto          all’azione                            del                   creditore.

 

Si può però seriamente dubitare che questo obiettivo sia perseguito ponendo limiti temporali

 

solo alla iscrizione a ruolo e non anche alla notifica della cartella di pagamento.

 

Questa problematica ha investito di recente la riscossione dei crediti tributari, dando luogo

 

alla importante pronuncia 4 maggio 2005 n. 280, con la quale la Corte Costituzionale ha

 

 

    PREVIDENZIALI
decadenziale   per iscrizione a ruolo. Sulla cartella deve

essere indicato la

data in cui il ruolo

è        stato        rese

esecutivo        (d.to

321/99)

1999 (che innova art. 17del dpr 602/73):Le   somme   dovute sono

iscritte     in     ruoli     resi

esecutivi     a     pena      di

decadenza:

a) entro il 31 dicembre del
secondo anno successivo a
quello   di   presentazione
della dichiarazione, per le
somme dovute a seguito

1999: “I contributi o premidovuti   agli    enti   pubblici previdenziali sono iscritti in
ruoli resi esecutivi a pena di
decadenza:
a) per i contributi e premi non
versati dal debitore entro il 31
dicembre del’anno successivo
al  termine  fissato  per  il
versamento;   in    caso    di
denuncia  o   comunicazione
tardiva  il  termine  decorre

 

dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 25 co. 1 del d.p.r. n. 602 del 1973, nella parte
 

in cui non prevede un termine certo, fissato a pena di decadenza, entro il quale il

 

concessionario             deve            notificare           la            cartella           di                                           pagamento.

 

Il legislatore – raccogliendo l’esortazione del giudice delle legge ad “un sollecito intervento

 

legislativo con il quale si colmi ragionevolmente la lacuna che si va a creare”, ha modificato

 

con il d. l. 17 giugno 2005, n. 106, convertito in l. 31 luglio 2005, n. 156, il citato art. 25

 

prevedendo l’obbligo per il concessionario di notificare la cartella entro termini certi,

 

differenziati     in     base     al     tipo     di     attività    di     controllo                               svolta            dall’ufficio.

 

Secondo la dottrina questa nuova regolamentazione della attività del concessionario, che la

 

Corte di cassazione ritiene applicabile anche ai processi in corso, riguarda esclusivamente i

 

ruoli tributari, e non è pertanto estensibile alla riscossione dei crediti contributivi.

 

Il ruolo previdenziale

 

Per la notifica dei ruoli resi esecutivi dopo il 1 luglio 2005, ai sensi dell’art. 1 co. 417 della

 

legge n. 311 del 2004, il termine di decadenza è quello dell’ultimo giorno del dodicesimo

 

mese successivo a quello di consegna del ruolo.

 

RIEPILOGO

 

Termine

Art. 6 del D. Lgs. n. 46 del

Art. 25 del D. Lgs. n. 46 del

 

 

  prevista da art. 36 bis dpr600/73  b) entro il 31 dicembre del
terzo anno successivo       a
quello   di   presentazione
della dichiarazione, per le
somme dovute a seguito
dell’attività  di  controllo
formale previsto da art. 36
ter dpr 600/73
c) entro il 31 dicembre
dell’  anno  successivo a
quello             in             cui
l’accertamento è divenuto
definitivo, per le somme
dovute     in     base      ad
accertamenti d’ufficio..
parte dell’ente. b) per i contributi o premidovuti       in       forza        di
accertamenti effettuati dagli
uffici entro il 31 dicembre
dell’anno   successivo  alla
data      di      notifica      del
provvedimento
quelli sottoposti a gravame
giudiziario-     entro    il    31
dicembre dell’anno successivo
a      quello      in      cui     il
provvedimento     è   divenuto
definitivo”.
N.B.        Se       c’è       ricorso

amministrativo

iscrizione a   ruolo   entro   i

termini di cui sopra  permane

decadenziale   per la   notifica    del ruolo sotto.   Termini ai   sensidell’ articolo 25, del dpr n.602/1973,           modificato

dall’articolo 1, comma 5
bis del decreto legge n.
106, del 2005, approvato

con legge del 27 luglio

2005).

5-bis. Al fine di garantire
l’interesse del contribuente
alla conoscenza, in termini
certi,       della       pretesa

mese successivo a quello diconsegna del ruolo; ai sensidell’art. 1 co. 417 della legge

n. 311 del 2004. La data di

consegna del ruolo, ai sensi

dell’art.       4        del        d.to

interministeriale del 321/99 si

calcola così:

– ruoli trasmessi tra 1 e 15 del

mese          si          considerano

consegnati il 25 dello stesso

mese;

– ruoli trasmessi tra 16 e

 

Ultimo giorno del dodicesimo

dell’attività di liquidazione

dalla data di conoscenza da

 

ovvero-  per

 
 

  liquidazione                  delle dichiarazioni          e        di assicurare          l’interesse
pubblico alla riscossione
dei  crediti  tributari, la
notifica    delle     relative
cartelle di pagamento e’
effettuata,  a    pena    di
decadenza:
a) entro il 31 dicembre del
terzo anno successivo       a
quello   di   presentazione
della  dichiarazione,   con
riferimento                    alle
dichiarazioni presentate a
decorrere dal 1° gennaio
2004;
b) entro il 31 dicembre del
quarto anno successivo a
quello   di   presentazione
della  dichiarazione,   con
riferimento                    alle
dichiarazioni       presentate
negli anni 2002 e 2003;
c) entro il 31 dicembre del
quinto anno successivo a
quello   di   presentazione
della  dichiarazione,   con
riferimento                    alle
dichiarazioni       presentate
fino al 31 dicembre 2001.
considerano consegnati il 10del mese successivo.

 

tributaria derivante dalla

ultimo giorno del mese si

 

 

  D’IMPOST A   NOTIFICA CARTELLA  
36 BIS D.P.R.N. 600  DEL 29 SETTEMBRE
1973
2003              ESUCCESSIVI DICHIARAZIONI PRESENTATE ADECORRERE DAL

1 GENNAIO 2004

ENTRO IL 31DICEMBRE   DELTERZO        ANNO

SUCCESSIVO    A

QUELLO             DI

PRESENTAZIONE

DELLA

DICHIARAZIONE

 
PERIODO TRANSITORIO (ART.      36     BIS

D.P.R.                  N.

600/1973)

2001 E 2002 DICHIARAZIONI         PRESENTATENEGLI ANNI 2002 E

2003

ENTRO IL 31DICEMBRE   DELQUARTO    ANNO

SUCCESSIVO    A

PRESENTAZIONE

DELLA

DICHIARAZIONE

–     PER     LEDICHIARAZIONI   PRESENTATE

NEL

FISSATA AL 31
DICEMBRE
2006
 
–        PER        LE

DICHIARAZION

I   PRESENTATE

NEL

SCADENZA    E’

FISSATA AL 31
DICEMBRE
2007

PERIODO TRANSITORIO (ART.      36     BIS

D.P.R. N.600/1973)

1999 E 2000 DICHIARAZIONI         PRESENTATEFINO         AL        31

DICEMBRE 2001

DICEMBRE        DELQUINTO           ANNOSUCCESSIVO         A DICHIARAZIONI   PRESENTATENEL    2000    LA

 

·   I termini di cui sopra si applicano alle imposte dirette mentre alle imposte indirette (IVA)
 

si applicano i termini di cui qui sotto, ai sensi della legge n. 106/2005 art. 5 ter:

 

PER IVA

 

2002    LA

 

QUELLO             DI             SCADENZA        E’

 

2003    LA

 

ENTRO        IL        31         –    PER     LE

 

 

  PRESENTAZIONEDELLADICHIARAZIONE FISSATA AL 31DICEMBRE 2005 

–        PER        LE

DICHIARAZION

I   PRESENTATE

NEL    2001    LA

SCADENZA    E’

FISSATA AL 31

DICEMBRE 2006

36 TER D.P.R.N. 600  DEL 29 SETTEMBRE
1973
 
N.B.
NON   E’   STATA

PREVISTA

ALCUNA

DISCIPLINA

TRANSITORIA

2003              ESUCCESSIVI DICHIARAZIONI PRESENTATE ADECORRERE DAL

1 GENNAIO 2004

ENTRO    IL     31DICEMBRE       DELQUARTO        ANNO

SUCCESSIVO        A

QUELLO                 DI

PRESENTAZIONE

DELLA

DICHIARAZIONE

 
SOMME DOVUTE          IN BASE            AGLI
ACCERTAMENT
I DELL’UFFICIO
2003              ESUCCESSIVI DICHIARAZIONI PRESENTATE ADECORRERE DAL

1 GENNAIO 2004

ENTRO    IL     31DICEMBRE       DELSECONDO     ANNO

SUCCESSIVO        A

QUELLO    IN    CUI

L’ACCERTAMENTO

E’             DIVENUTO

DEFINITIVO

 

 

QUELLO                  DI
 

Per l’Iva:

 

5-ter. In conseguenza di quanto previsto dal comma 5-bis e al fine di conseguire, altresi’, la

 

necessaria uniformita’ del sistema di riscossione mediante ruolo delle imposte sui redditi e

 

dell’imposta sul valore aggiunto:
 

 

(periodo                                                                                                                                                 corrente).

a) al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, sono apportate le  

seguenti modificazioni:

 

1) l’articolo 17 e’ abrogato;

 

2) all’articolo 25, comma 1, le parole da: «l’ultimo giorno del dodicesimo mese» fino a:

 

«straordinario» sono sostituite dalle seguenti: «il 31 dicembre:

 

a) del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che

 

risultano dovute a seguito dell’attivita’ di liquidazione prevista dall’articolo 36-bis del decreto

 

del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600;

 

b) del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che

 

risultano dovute a seguito dell’attivita’ di controllo formale prevista dall’articolo 36-ter del

 

citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973;

 

c) del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento e’ divenuto definitivo, per le

 

somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio»;

 

ISCRIZIONE A RUOLO DI ERRONEI RIMBORSI

 

«L’ufficio provvede mediante iscrizione a ruolo al recupero delle somme erroneamente

 

rimborsate e degli interessi eventualmente corrisposti. La relativa cartella di pagamento e’

 

notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di

 

esecuzione del rimborso o, se piu’ ampio, entro il termine di cui all’articolo 43, primo comma,

 

del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, maggiorato di dodici

 

Con l’introduzione di queste norme viene finalmente data la certezza di un termine, a pena di

 

decadenza, che garantisce il contribuente. In altre parole, se la cartella non “arriva” al

 

contribuente entro una certa data, il fisco perde il diritto ad incassare le somme.

 

La legge in questione tuttavia, precedentemente citata, effettua un’importante distinzione

 

riguardante i termini entro i quali possono essere notificate ai contribuenti le cartelle di

 

pagamento tra, le norme transitorie (relative alle liti fiscali pendenti), e le norme a regime

 

Nel primo caso (liti pendenti), la notifica delle cartelle di pagamento è effettuata, a pena di

 

decadenza,              in                base                ai                seguenti                                       nuovi         termini:

 

 

31                                                                        dicembre                                                                       2008);

31                                                                        dicembre                                                                       2007);

dicembre                                                                                                                                                     2006).

a) entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione della
 

dichiarazione, con riferimento alle dichiarazioni presentate a decorrere dal 1° gennaio 2004,

 

(ad esempio, in relazione alla presentazione dell’Unico 2005, relativo ai redditi 2004, la

 

notifica della cartella di pagamento, per le somme non pagate, dovrà essere effettuata entro il

 

b) entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della

 

dichiarazione, con riferimento alle dichiarazioni presentate negli anni 2002 e 2003.

 

(ad esempio, in relazione alla presentazione dell’Unico 2003, relativo ai redditi 2002, la

 

notifica della cartella di pagamento per le somme non pagate, dovrà essere effettuata entro il

 

c) entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della

 

dichiarazione, con riferimento alle dichiarazioni presentate fino al 31 dicembre 2001, (ad

 

esempio, in relazione alla presentazione dell’Unico 2001, redditi 2000, la notifica della

 

relativa cartella di pagamento, per le somme non pagate dovrà essere effettuata entro il 31

 

Per il periodo corrente invece, la nuova normativa stabilisce che, il concessionario della

 

riscossione deve notificare la cartella di pagamento, a pena di decadenza, entro il 31

 

dicembre:

 

a) del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che

 

risultano dovute a seguito dell’attività di liquidazione prevista dall’art. 36-bis del Dpr 600/73;

 

b) del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che

 

risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale prevista dall’art. 36-ter del Dpr

 

600/73;

 

c) del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le

 

somme              dovute              in              base              agli              accertamenti                              d’ufficio.

 

La cartella esattoriale contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo che risulta dal ruolo entro

 

60 giorni dalla sua notifica, con l’avvertenza che, in mancanza, si procederà ad esecuzione

 

forzata.

 

ESEMPIO:

Relativamente alla dichiarazione UNICO 2001 (periodo d’imposta 2000) il

 

termine per notificare la cartella di pagamento derivante dalla liquidazione (prevista dall’art.

 

36-bis del D.P.R. n. 600/73) è il 31 dicembre 2006.

 

 
Estremi:               n.               18/08/05               del               7                                    febbraio  2005  

Argomento:        Riscossione        –         Iscrizione        a         ruolo                                    –                               Termine

 

Il procedimento di rettifica della dichiarazione ex articolo 36-bis del Dpr n. 600/1973 avviene

 

interamente nell’ambito dell’ufficio e diventa pubblico, e quindi ricorribile, solo con la

 

notifica dell’iscrizione a ruolo che, in base alla normativa vigente, deve avvenire nel

 

quinquennio.

 

La normativa in essere, distinguendo il momento della liquidazione da quello della iscrizione

 

a ruolo – prevedendo un “termine acceleratorio a rilevanza interna” per procedere alla

 

liquidazione delle imposte e ai rimborsi ex articolo 36-bis – ha allungato da uno a cinque anni

 

la decadenza prevista dall’articolo 17 del Dpr n. 602/1973 per la formazione dei ruoli.

 

Pertanto, si ha decadenza nel caso in cui sono stati superati tutti i termini previsti, con la

 

conseguenza che l’eventuale iscrizione a ruolo operata dall’Amministrazione finanziaria è

 

nulla, in quanto non può sfuggire che il termine di decadenza del 31 dicembre del quarto anno

 

successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, fissato all’Amministrazione per

 

la notifica degli avvisi di accertamento in rettifica, sia, a maggior ragione, applicabile agli

 

avvisi di liquidazione ex articolo 36-bis.

 

I nuovi termini di notifica, tuttavia, non si applicano ai tributi diversi dalle imposte dirette e

 

dall’Iva, come i tributi locali (ad esempio Ici) e a tutti gli altri crediti di natura pubblicistica.

 

 
2.4 LE OPPOSIZIONI AI RUOLI

: competenza territoriale e termini

 

COMPETENZA territoriale

 

La competenza per territorio del giudice spetta al giudice del luogo in cui ha sede

 

l’ufficio dell’ente competente a ricevere i contributi (e che iscrive a ruolo il credito) come

 

previsto da art. 444 comma 3 cpc  o, in mancanza, nel luogo in cui viene effettuata la

 

notificazione.

 

Nelle ipotesi di accentramento contributivo e di esistenza sul territorio di vari centri operativi

 

vedi Cass. 8 marzo 2001 n. 3366 e Cass. 17 dicembre 1996 in Foro It. 1997, I, 802.

 

Competenza per materia:

 

  • Commissione tributaria provinciale entro 60 giorni, se si tratta di: imposte sui redditi,

 

imposta di registro, ipotecaria e catastale, imposta sulle successioni o donazioni, tasse

 

automobilistiche, canone rai, tributi locali.

 

  • Giudice del lavoro entro 40 giorni, se si tratta di contributi previdenziali.
  • Giudice di Pace entro 30 giorni, se si tratta di sanzioni amministrative (tipicamente le multe

 

 

 

previste dal Codice della Strada).

 

  • Se la sanzione amministrativa è relativa a materie particolari (tutela del lavoro, di igiene sui

 

luoghi di lavoro e di prevenzione degli infortuni sul lavoro, di previdenza e assistenza

 

obbligatoria, urbanistica ed edilizia, di igiene degli alimenti e delle bevande, di società e di

 

intermediari finanziari) oppure supera i 15.493,71 euro, ci si deve invece rivolgere al

 

Tribunale ordinario (Articoli 22 e 22bis della Legge n. 689/81)

 

Termini per impugnare

 

I ruoli previdenziali

 

Il contribuente può proporre opposizione per:

 

– MOTIVI DI MERITO. Questo tipo di opposizione è regolata dall’art. 24 c. 5 e 6  legge

 

46/99. Il ricorso va proposto al giudice del lavoro entro 40 gg dalla notifica. Tale tipologia di

 

procedimento è regolata dalle norme sul processo del lavoro AD ECCEZIONE della

 

SOSPENSIONE DEI TERMINI FERIALI (ossia non c’è sospensione dei termini

 

 
– FATTI ESTINTIVI DEL CREDITO SOPRAVVENUTI ALL’ISCRIZIONE DEL TITOLO
 

ESECUTIVO (esempio avvenuto pagamento, morte del debitore, prescrizione e decadenza).

 

In questo caso l’opposizione è regolata dall’art. 618 bis cpc.

 

– VIZI FORMALI DELLA CARTELLA (es. carenza di motivazione, vizi di notifica) In

 

questo caso l’opposizione è regolata dall’art. 618 bis e 617 cpc (entro 20 gg). L’opposizione

 

con la quale si denuncino vizi propri della cartella esattoriale, per carenze di elementi che essa

 

dovrebbe contenere in base agli artt. 25 e 26 del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, è

 

qualificabile come opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., e deve quindi

 

proporsi, come sancisce questa norma, nei cinque giorni dalla notificazione dell’atto

 

impugnato. VALE ANCHE PER IMPUGNAZIONI A CODICE STRADA.

 

Trib. Torre Annunziata – Sezione Lavoro Previdenza – Sent. n.864/08: Quand’anche si

 

ritenesse applicabile tale termine di decadenza deve rilevarsi tuttavia che, nell’ipotesi in

 

esame, nessuna decadenza si è verificata in quanto la mancata, specifica indicazione del

 

termine per proporre l’opposizione rende lo stesso inapplicabile; il mero richiamo al termine

 

previsto per l’opposizione a cartella non accompagnato dalla indicazione dello stesso viola,

 

infatti, il diritto alla difesa dell’intimato.

 

I ruoli tributari

 

Vanno impugnati entro 60 gg dalla notifica innanzi le commissioni tributarie.

 

 

3. LA NOTIFICA DELLE CARTELLE IN GENERALE: MODALITA’ E

 

VALIDITA’

 

L’atto tributario, va sempre notificato direttamente all’interessato, quando la cartella

 

esattoriale o l’avviso di accertamento va notificato a terzi (esclusi i familiari conviventi), ad

 

esempio il Portiere, il vicino il parente del piano superiore, e’ obbligatorio informarlo

 

dell’avvenuta notifica, con la prescritta raccomandata di avvenuta notifica a terzi, come

 

previsto dagli art.139 del cpc, comma 4 come modificato dall’art.174 comma 3 del Dlgs

 

30/06/2003 n.196. In caso di irreperibilità ai sensi dell’art.140 del cpc, e’ obbligatorio

 

affiggere avviso sulla porta e procedere a darne notizia per raccomandata. Tale principio e’

 

stato affermato anche dalla suprema corte di Cassazione che ha stabilito che e’ obbligatorio  il

 

 

casa, il destinatario deve ricevere notizia della notifica tramite raccomandata

deposito  di copia nella casa comunale, l’affissione alla porta dell’abitazione  e  la spedizione
 

di raccomandata con avviso  di  ricevimento,  essendo  questi  i requisiti  minimi  da

 

pretendersi  per  una  corretta  instaurazione   del contraddittorio nel rispetto del codice di rito

 

–  Sent. n. 5529 del 22 ottobre 1981 della Corte Cass.

 

 MODALITA’ DI NOTIFICA DEGLI ATTI

 

La fase della notifica della cartella di pagamento, è disciplinata dal DPR n 602/1973 che, sebbene

 

intitolato “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”, trova applicazione alla

 

riscossione coattiva di tutte le entrate dello Stato, in virtù del disposto dell’articolo 18 del D.Lgs.

 

46/1999.

 

Il DPR n 602/1973 non detta, però, una disciplina della notifica della cartella di pagamento

 

differente da quella sancita per l’avviso di accertamento; infatti l’art. 26 del DPR 602/1973 rinvia in

 

toto alle norme che disciplinano la notifica dell’ avviso di accertamento ed, in particolare,

 

all’articolo 60 del DPR n 600/1973.

 

Tale ultima disposizione, nel recepire quasi completamente, in quanto applicabili, le disposizioni

 

di carattere generale contenute nella sezione IV del Titolo sesto del Codice di Procedura Civile

 

in tema di notificazione, prevede, tra le altre, la notifica a mezzo posta che deve avvenire a

 

mezzo posta tramite invio di raccomandata con avviso di ricevimento che può avvenire solo nel

 

domicilio fiscale del destinatario, così come sancito dall’articolo 60 del DPR n 600/1973. Le

 

modalità di notifica sono le stesse previste per l’accertamento e contenute nell’art. 60 del DPR

 

600/1973, e quindi:

 

– notifica a mani proprie, che può avvenire in qualsiasi luogo così come sancito dall’art. 138

 

del CPC; Anche la notifica ”a mani” si perfeziona per il notificante alla consegna dell’atto

 

Corte Costituzionale , sentenza 23.01.2004 n° 28

 

notifica a persona di famiglia o addetta alla casa o all’ufficio o azienda; tale notifica può

 

avvenire solo nel domicilio fiscale del destinatario. Nei casi di consegna al portiere o al vicino di

 

a/r. In caso di notifica

 

a mezzo posta questa regola, ovvero l’obbligo di avvisare il destinatario riguardo alla consegna fatta

 

nelle mani di terzi tramite un’ulteriore raccomandata a/r, e’ valida per le notifiche effettuate a partire

 
 
Nella notificazione effettuata non a mani proprie del destinatario ex art. 13 9 c.p.c. devesi, infatti,
 

distinguere, al fine di stabilire l’essenzialità dell’avviso d’avvenuta notifica al destinatario a mezzo di

 

lettera raccomandata, l’ipotesi di cui al comma 2, per la quale tale formalità non è necessaria, da

 

quella di cui al terzo comma, per la quale è, invece, necessaria in quanto espressamente prescritta

 

dal successivo quarto comma, in ragione del minore affidamento prestato dal legislatore alla

 

consegna dell’atto notificando a mani del portiere o del vicino di casa in luoghi diversi dall’ambiente

 

proprio della sfera di stretto dominio del destinatario, tanto da indurlo a disporre, oltre alla

 

sottoscrizione dell’originale da parte dei consegnatari, anche la spedizione, appunto, della

 

raccomandata al destinatario (Cass. 24.7.92 n. 8920, 7.6.78 n. 2847).

 

  Sentenza Cassazione 15.7.2009 n. 16444 In materia di notificazione degli atti tributari, è nulla

 

la notifica mediante                       consegna     a                                persona,        occasionalmente      rinvenuta       nell’abitazione                          del

 

destinatario, qualificatasi come nuora di quest’ultimo, ove sia giudizialmente provata l’effettiva

 

insussistenza del vincolo di parentela o affinità o di servizio  tra destinatario e consegnatario.

 

Tale nullità non è suscettibile di sanatoria allorché essa riguardi la notifica dell’avviso di

 

accertamento e venga eccepita in sede di impugnazione della conseguente cartella di pagamento,

 

anch’essa affetta da nullità per effetto della omessa notifica dell’atto presupposto

 

Con La Notifica a terzi sempre obbligatoria la raccomandata al destinatario

 

L’art. 37, comma 27, del D.L. n. 223 del 4 luglio 2006 (convertito, con modificazioni, dalla L.

 

4 agosto 2006, n. 248, testo coordinato in  ha apportato una serie di modifiche alla disciplina

 

delle notificazioni in campo tributario, Vediamo, nel dettaglio, quali sono queste importanti

 

modifiche. Al citato art. 60 del D.P.R. n. 600/1973, è stata aggiunta, dopo la lettera b) del

 

comma 1, la lettera b-bis) che così dispone: “se il consegnatario non è il destinatario dell’atto o

 

dell’avviso, il messo consegna o deposita la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a

 

sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella

 

relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o

 

indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto. Il consegnatario deve sottoscrivere

 

una ricevuta e il messo dà notizia dell’avvenuta notificazione dell’atto o dell’avviso, a mezzo di

 

lettera raccomandata”. La portata della norma e’ semplice se prima la raccomandata di

 

avvenuta notifica a terzi era necessaria solo per i terzi, ora e’ obbligatoria anche se si notifica a

 

un familiare convivente.

 

 

In particolare l’articolo 7[1]

Notifica al portiere  

Nell’ipotesi di notifica a mezzo posta, la Legge n. 890/82 stabilisce una successione preferenziale  tra le persone alle quali, in assenza del destinatario, può essere consegnato il plico.

 

                                                      della Legge n. 890/82 prevede che, in assenza del destinatario, il plico  può essere consegnato ai seguenti soggetti nell’ordine:

 

1. i familiari conviventi, gli addetti alla casa o al servizio.

2. il portiere dello stabile, solo nel caso di constatata assenza delle suddette persone (articolo 7:              “<……>In mancanza delle persone suindicate, il piego può essere consegnato al portiere
dello stabile ovvero a persona che, vincolata da rapporto di lavoro continuativo, è      comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario“).

 

L’ordine sopra indicato è tassativo e non può essere modificato.

 

Tanto è vero che negli stessi avvisi di ricevimento è indicata la dicitura “portiere – solo in caso di constatata assenza del destinatario, del familiare convivente e delladdetto alla casa, allufficio o
azienda“, mentre analoga dicitura non è riportata per il caso del familiare convivente o dell’addetto  alla casa o al servizio.

 

Da quanto affermato deriva la nullità della notificazione se:

 

  • non è rispettato l’ordine preferenziale sopra indicato;
  • non è specificamente indicata, nell’avviso di ricevimento, la ragione per la quale l’atto non è                             stato consegnato al destinatario a mani proprie o ad alcuna di quelle persone che nell’ordine

tassativo precedono quella che viene indicata come consegnataria nella relazione di notifica.
 

Tale nullità si radica nell’articolo 160 del Codice di procedura civile, prima ipotesi (“La notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere
consegnata la copia <….>“).

 

In tal senso si sono espresse le seguenti sentenze:

 

  • Cassazione a Sezioni Unite, sentenza n. 1097/2000, in materia di notifiche a mezzo posta          “<…> linosservanza dellordine delle persone indicate dall‘articolo 7 della legge 20

novembre 1982 n. 890, quali possibili consegnatari dellatto in caso di assenza del          destinatario è causa di nullità della notificazione <…>“;

  • Cassazione, sentenza del 10.01.2007, n. 279, che ribadito il principio della necessaria           certificazione dell’avvenuta ricerca delle ulteriori persone abilitate a ricevere l’atto, anche

per la notificazione a mezzo del servizio postale;

  • Cassazione a Sezioni Unite, sentenza n. 8214/2005            8214/2005      , per la quale         l’ufficiale notificante deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle vane

ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate ad avere l’atto, onde il relativo     accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali né

riprodurre testualmente le ipotesi normative, deve, non di meno, attestare chiaramente   l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal secondo

comma dell’articolo 139 del Codice di procedura civile, la successione preferenziale dei    quali è, ivi, tassativamente stabilita;

  • Cassazione a Sezioni Unite, sentenza del 30.5.2005, n. 11332;
  • Cassazione, sezione civile, sentenze n. 11332/2005; n. 1131/1988; n. 4739/1998;

 
 

] La notifica nelle mani del portiere è

, la notificazione nelle mani del portiere è da

·    Cassazione, sezione civile, sentenza n. 6101/2006, secondo cui l’ufficiale giudiziario non        deve dare solo atto dell’inutile tentativo di consegna a mani proprie per l’assenza del
destinatario e delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere                l’atto, ma deve anche attestare chiaramente, pur senza fare uso necessariamente di formule

sacramentali, l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate          dal secondo comma dell’articolo 139 del Codice di procedura civile. È pertanto nulla la

notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell’ufficiale giudiziario non   contenga l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella norma

citata;

 

Giudice di Pace di Roma, sentenza del 14.12.2005, n. 55357, che si è pronunciato proprio in

 

materia di cartelle esattoriali “In caso di opposizione avverso cartella esattoriale relativa al

 

pagamento di sanzioni per violazioni al codice della strada, è nulla a notificazione dei verbali,

 

oggetto della cartella,eseguita a mezzo posta e ricevuta dal portiere, qualora lufficiale

 

giudiziario abbia omesso lattestazione del mancato rinvenimento delle altre persone idonee di

 

cui al secondo e terzo comma dellarticolo 7 l. 890/82

 

E’ interessante al riguardo la sentenza della corte di Cassazione n.1258/2007, con la quale e’ stato

 

decretato che la notifica al portiere e’ valida solo a condizione che l’ufficiale giudiziario dia atto

 

non solo dell’assenza del destinatario ma anche delle vane ricerche delle altre persone abilitate a

 

ricevere l’atto

. Suprema corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 19 gennaio 2007, n.

 

1258: Notificazione nelle mani del portiere – assenza del destinatario – mancata ricerca delle altre

 

persone abilitate a ricevere – nullità [art. 139 co. 3 c.p.c.

 

valida ed efficace solo a condizione che l’ufficiale giudiziario dia atto non solo dell’assenza del

 

destinatario, ma anche che le ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere

 

l’atto siano risultate vane. Ne deriva che, qualora l’accertamento dell’ufficiale giudiziario non

 

attesti chiaramente l’accertata assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie

 

contemplate dal secondo comma dell’art. 139 c.p.c.

 

considerarsi nulla.

 

La relata di notifica, in sostanza, deve attestare l’assenza del destinatario e di tali persone. Questa

 

sentenza conferma inoltre l’orientamento di Cassazione secondo cui, nel caso di notifica al

 

portiere o al vicino di casa, quindi in luoghi diversi da quelli ove il destinatario ha uno “stretto

 

dominio” , sia necessario l’invio di un avviso per raccomandata a/r. La mancanza di tale invio

 

costituisce un vizio tale da comportare la nullita’ della notifica. La successione preferenziale

 

delle persone alle quali, in virtù del secondo e terzo comma dell’art. 139 c.p.c.

, può essere

 

consegnata, in caso di assenza del destinatario, la copia dell’atto da notificare, è tassativa. Da tale

 

principio deriva la nullità della notificazione se non è specificamente indicata, nella relata, la
 

 

(cfr., nel medesimo senso, anche sent. Cassaz. civ. n. 6101/2006[14]

: nella fattispecie, la notificazione

).Ancora la Cassazione a Sezioni

, la successione preferenziale dei quali è, ivi, tassativamente

, con cui è stato ribadito il

, non chiarisce i dubbi che nascono di fronte a casi particolari. Per esempio, nel caso di

ragione per la quale l’atto non è stato consegnato al destinatario a mani proprie o ad alcuna di
 

quelle persone che nell’ordine tassativo precedono quella che viene indicata come consegnataria

 

nella relazione di notifica (Cass. civ. sent. n. 1131/1988; sent. n. 4739/1998. È altresì nulla la

 

notificazione effettuata al portiere dello stabile del destinatario qualora l’ufficiale giudiziario si

 

limiti a dare atto della precaria assenza dell’intimato senza certificare l’avvenuta ricerca delle

 

ulteriori persone abilitate a ricevere l’atto, salvo che le parole usate dall’incaricato della notifica

 

indichino, nel loro complessivo significato, il mancato rinvenimento, nel luogo della notifica, del

 

destinatario dell’atto e di ogni altra persona idonea ai sensi del secondo comma dell’art. 139

 

. In tal caso, la notificazione deve ritenersi, malgrado la imprecisione lessicale, validamente

 

eseguita con la consegna della copia nelle mani del portiere (Cass. civ. sent. n. 5637/1988). Tale

 

principio è stato ribadito dalle Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 1097 del 2000, e

 

vale anche per la notificazione a mezzo del servizio postale[11]

 

(dell’avviso dell’udienza di trattazione del ricorso) era avvenuta per mezzo del servizio postale,

 

mediante consegna di copia dell’atto al portiere, senza alcuna attestazione della precaria assenza

 

dell’intimato, come risultava da una stampigliatura sull’avviso di ricevimento sotto la quale era

 

stata apposta una firma illeggibile (Sempre a proposito della notifica a mezzo posta, si veda

 

sentenza Giudice di Pace di Roma n. 55357 del 14.12.2005[12]

 

Unite, con sentenza n. 8214 del 2005, afferma che l’ufficiale notificante deve dare atto, oltre che

 

dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate

 

ad avere l’atto, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in

 

forme sacramentali né riprodurre testualmente le ipotesi normative, deve, non di meno, attestare

 

chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal

 

secondo comma dell’art. 139 c.p.c.

 

stabilita[13]

 

segnala la sentenza della Cassazione n. 279 del 10.01.2007 [15]

 

principio della necessaria certificazione dell’avvenuta ricerca delle ulteriori persone abilitate a

 

ricevere l’atto, anche per la notificazione a mezzo del servizio postale.

 

Il principio affermato dalla giurisprudenza, secondo cui l’accertamento del notificante deve

 

attestare chiaramente l’assenza del destinatario e degli altri soggetti di cui al comma 2 dell’art.

 

139 c.p.c.

 

notificazioni di verbali di violazione del Codice della strada o di cartelle esattoriali, spesso la

 

relata di notifica non è sufficientemente chiara. Specie quando si usa il prestampato, con gli spazi

 

vuoti relativi alla identificazione del soggetto cui è consegnato l’atto. È è frequente riscontrare

 

come gli spazi siano riempiti erroneamente, nel senso che la ricerca delle persone abilitate a

 

 

DELL’AGENTE DELLA NOTIFICAZIONE

deve ritenersi giuridicamente inesistente

persona a cui è fatta la notificazione, ai sensi dell’art. 160 c.p.c.

ricevere l’atto ai sensi del 2 comma dell’art. 139 c.p.c.

risulta viziata dal fatto che viene scritto il
 

nome del portiere in corrispondenza della frase prestampata “consegnandone copia, in assenza

 

del destinatario, alle ore … al sig. …”. Il nominativo da riportare in tale spazio sarebbe quello

 

del familiare capace, o del convivente, o dell’addetto alla casa, o dell’addetto all’ufficio, e non

 

del portiere. L’identificazione del portiere dovrebbe essere scritta in corrispondenza dello spazio

 

che segue alla frase prestampata “ e in assenza dei citati soggetti: al portiere, o vicino di casa,

 

sig. …”. In questo caso la notificazione, alla stregua del principio affermato in giurisprudenza

 

circa la chiarezza e la certezza della ricerca e della identificazione del soggetto al quale l’atto è

 

consegnato, dovrebbe essere considerata nulla, e ciò, aggiungerei, sia per violazione delle

 

disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, sia per incertezza sulla

 

. La giurisprudenza ha chiarito

 

che in caso di notifica nelle mani del portiere, l’ufficiale giudiziario non deve dare solo atto

 

dell’inutile tentativo di consegna a mani proprie per l’assenza del destinatario e delle vane

 

ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, ma deve anche attestare

 

chiaramente, pur senza fare uso necessariamente di formule sacramentali, l’assenza del

 

destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dal secondo comma dell’art. 139

 

c.p.c.. E’ pertanto nulla la notificazione nelle mani del portiere quando la relazione dell’ufficiale

 

giudiziario non contenga l’attestazione del mancato rinvenimento delle persone indicate nella

 

norma citata: SS.UU. 30 maggio 2005, n. 11332. Nella fattispecie, “dalla relazione di

 

notificazione dell’atto di pignoramento alla Ro. Ve. si ricava che, verificata l’assenza del

 

destinatario, l’ufficiale giudiziario non procedette alla pur necessaria ricerca delle altre persone

 

abilitare a ricevere l’atto, che fu consegnato direttamente al portiere dello stabile.”.

 

NOTIFICA A MEZZO POSTA 

 

Se la notifica delle cartelle esattoriali o di altri atti emessi da Equitalia (ad es. un avviso di

 

, un fermo amministrativo

) viene effettuata per posta essa “deve

 

considerarsi giuridicamente inesistente

 

Infatti, secondo la Commissione Tributaria Provinciale di Genova (sent. n. 125  del 12/06/2008),

 

la notifica a mezzo posta della cartella esattoriale che

 

l’Agente della riscossione ha direttamente notificato al contribuente, ai sensi dell’art. 26 del DPR

 

602/73,      SENZA       AVVALERSI      DELLA      INDISPENSABILE                       INTERMEDIAZIONE

 

(ossia. 1) dell’ufficiale della riscossione; 2) del messo

 

comunale; 3) degli agenti della polizia municipale; 4) altri soggetti sempre opportunamente

 

autorizzati dal Concessionario.

 

 

dell’affissione                                                              all’albo                                                             comunale.

successivo                              a                               quello                               di                               affissione.

Tale situazione comporta dunque la vera e propria inesistenza della notifica a fronte della quale
 

non è richiamabile alcuna sanatoria degli atti (in quanto è come se non fossero mai esistiti).

 

Ed ancora.

 

Con la sentenza n. 909/05/09 del 23 ottobre scorso, la Commissione tributaria provinciale di

 

Lecce ha affermato che è inesistente la notifica a mezzo posta degli atti di Equitalia eseguita

 

direttamente e non tramite agente all’uopo abilitato. E’ inesistente la cartella esattoriale notificata

 

da Equitalia a mezzo di raccomandata! Difatti, sebbene l’art. 26, comma 1, D.P.R. 29 settembre

 

1973, n. 602, rubricato “Notificazione della cartella di pagamento”, preveda la possibilità, per gli

 

Agenti della riscossione, di notificare i propri atti per posta mediante invio di raccomandata con

 

avviso di ricevimento, esso, tuttavia, individua espressamente quali agenti notificatori gli

 

ufficiali della riscossione o altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla

 

legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, i messi comunali o gli

 

agenti della polizia municipale. In base all’art. 26, comma 1, citato, quindi, secondo il

 

contribuente, la notificazione deve sempre essere effettuata da un agente notificatore abilitato, il

 

quale può anche avvalersi del servizio postale, mentre sono certamente illegittime le notifiche

 

eseguite a mezzo del servizio postale direttamente e non tramite agente all’uopo abilitato

 

Tale orientamento è ora maggioritario ma non univoco.

 

NOTIFICA PER COMPIUTA GIACENZA

 

Se l’atto non puo’ essere personalmente notificato ne’ al debitore ne’ a soggetti terzi, esso

 

viene depositato nella casa comunale con affissione di un avviso di deposito nell’albo del

 

comune di residenza e contestuale suo invio al debitore tramite raccomandata a/r, con invito al

 

dell’atto.

 

In questo caso la notifica si da’ per avvenuta (perfezionata) il giorno successivo a quello

 

Se invece l’addetto alla notifica accerta che il destinatario non ha piu’ abitazione, ufficio o

 

azienda nel comune di notifica e ne viene accertata l'”irreperibilita’ assoluta”, la procedura e’

 

la stessa (escluso l’invio della raccomandata a/r), ma la notifica si da’ per avvenuta l’ottavo giorno

 

Se viene utilizzato il servizio postale la cosa cambia un po’, nel senso che in caso di mancata

 

 

tentativi invano esperiti

consegna l’atto viene depositato presso l’ufficio postale e al destinatario deve essere inviata una
 

seconda      raccomandata      a/r      (da      parte      delle      poste)                        inerente                la       giacenza.

 

In questo caso l’atto si da’ per notificato decorsi 10 giorni senza ritiro da parte del destinatario

 

(ritiro che potra’ comunque avvenire nei sei mesi successivi, decorsi i quali l’atto torna al

 

mittente).

 

La Corte Costituzionale, nella sentenza n. 346/1998, ha dichiarato l’illegittimità dell’art 8 della L.

 

890/1982 nella parte in cui non prevede la comunicazione, del rifiuto o dell’impossibilità della

 

notifica, a mezzo raccomandata così come avviene ai sensi dell’art. 140 del CPC.

 

A riguardo è importante segnalare che la giurisprudenza in più occasioni ha riconosciuto a carico

 

del notificatore l’obbligo di indicare nella relata di notifica le ricerche effettuate nonché i

 

di procedere nelle modalità ordinarie. Si citano le seguenti sentenze della

 

Corte di Cassazione: nn. 4927/87; 6065/1999; 1427/2000 e 14475/03.

 

E’ nulla la notifica del verbale di accertamento di violazione al codice della strada “mediante il

 

deposito presso l’ufficio postale”, senza  che sia data  notizia al                    destinatario,         tramite

 

raccomandata con avviso di ricevimento, del compimento delle formalità della notificazione nel

 

senso                          chiarito                         dalla                          Corte                                       costituzionale.

 

Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 7815 del 4 aprile 2006, richiamando la

 

sentenza n° 346/1998 con la quale cla Consulta aveva dichiarato «incostituzionale l’art. 8,

 

comma 2, l. 890/1982, nella parte in cui non prevede che, per le notifiche a mezzo posta, in caso

 

di rifiuto di ricevere il piego o di firmare il registro di consegna da parte delle persone abilitate

 

alla ricezione ovvero in caso di mancato recapito per temporanea assenza del destinatario o per

 

mancanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, del compimento delle formalità

 

descritte e del deposito del piego sia data notizia al destinatario medesimo con raccomandata

 

con avviso di ricevimento».

 

 NOTIFICA PRESSO IL DOMICILIATARIO

 

Ai sensi dell’art. 60, lettera e), del DPR 600/1973, il contribuente può eleggere domicilio presso

 

una persona o un ufficio, nel comune del proprio domicilio fiscale, dandone comunicazione

 

tramite la denuncia dei redditi o a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. In questo

 

ultimo caso la variazione sarà efficace a decorrere del sessantesimo giorno successivo alla

 

 

notificare l’atto al rappresentante legale

persone                             legittimate                            a                             ricevere                             sono:

notificazione                                         a                                        persone                                        giuridiche

comunicazione. La Corte Costituzionale con al sentenza n 360/2003 ha dichiarato l’illegittimità
 

costituzionale di tale termine in quanto eccessivamente lungo.

 

NOTIFICA ALLE PERSONE GIURIDICHE

 

Tale notifica va effettuata mediante consegna dell’atto alla persona fisica che rappresenta la

 

società o alla persona incaricata a ricevere la notifica; Nel caso di persone giuridiche per potere

 

procedere alla notifica ai sensi dell’art. 140 è necessario che sussista anche l’impossibilità di

 

. A riguardo si segnala che la notifica al rappresentante

 

della società può avvenire solo in caso in cui il domicilio dei due soggetti è nello stesso comune

 

(Corte di Cassazione n. 1709/1991).

 

La notifica di un atto ad un soggetto giuridico avviene presso la sede legale della ditta dove le

 

–                       il                       legale                       rappresentante                           della                 ditta,

 

– impiegata/o addetta/o alla sede.

 

L’ufficio, in caso di impossibilità a notificare alla persona giuridica, deve accertarsi se il

 

rappresentante ha domicilio nel comune della società e, solo se manca anche quest’ultimo, è

 

consentito procedere alla notifica ai sensi dell’art. 140 del CPC. La necessità dell’uguaglianza tra

 

i     due     domicili    deriva    dall’art    60     del     DPR     600/1973.        art.      40                dpr          600

 

in caso di irreperibilità della sede legale la notifica DEVE avvenire nel domicilio del legale

 

rappresentante…purchè questo sia posto nel comune del domicilio fiscale della società

 

(cassazione                    9                     5                     2002                      n                                              6609               )

 

in        caso         di        irreperibilità         della        sede         la        notifica               si              perfeziona

 

-attraverso       il        deposito       dell’atto       presso        il        municipio                               del     comune

 

–   attraverso l’affissione   dell’avviso         di               deposito          alla       “porta”       della              sede               della                 società

 

– attraverso la comunicazione al destinatario dell’avvenuto deposito con raccomandata a.r.

 

Qualora non si rivenga la sede del contribuente la notifica deve essere effettuata mediante a

 

ffissione dell’avviso di deposito all’albo del comune

 

In     tema     di     accertamento     delle     imposte,    la     notificazione     di           un         avviso                           di

 

accertamento     ad     una     societa’    di     capitali,    eseguita    mediante                                 consegna    nelle

 

mani       del       legale      rappresentante        dell’ente,     deve                   considerarsi          regolarmente

 

effettuata anche    nel    caso    in    cui   detta    persona   sia    reperita                        in           luogo            diverso

 

 
dalla        sede         ufficiale       della        societa’       (nella        fattispecie,                    nel           proprio
 

domicilio),     per      il      medesimo      principio     sancito      per      le                              persone        fisiche

 

dall’art.   138    cod.     proc.    civ.,    secondo    cui    la    consegna    a                     mani proprie              e’

 

valida ovunque sia stato trovato il destinatario dell’atto.” (Corte di Cassazione – Sezione V

 

Sentenza del 22/08/2002 n. 12373).

 

Nel caso di persone giuridiche per potere procedere alla notifica ai sensi dell’art. 140 è necessario

 

che sussista anche l’impossibilità di notificare l’atto al rappresentante legale

 

La notifica al rappresentante della società può avvenire solo in caso in cui il domicilio dei due

 

soggetti è nello stesso comune (Corte di Cassazione n. 1709/1991). L’ufficio, in caso di

 

impossibilità a notificare alla persona giuridica, deve accertarsi se il rappresentante ha domicilio

 

nel comune della società e, solo se manca anche quest’ultimo, è consentito procedere alla notifica

 

ai sensi dell’art. 140 del CPC. La necessità dell’uguaglianza tra i due domicili deriva dall’art 60

 

del DPR 600/1973. Inoltre e’ obbligatoria l’affissione sulla porta e la raccomandata di avvenuta

 

affissione alla casa comunale o all’albo pretorio.

 

Corte di Cassazione – Sezione tributaria – Sentenza del 12 marzo 2002, n. 3549:“Nel caso di

 

accertamento a carico di una società, la notifica del relativo avviso al domicilio del legale

 

rappresentante è legittima solo qualora sia stata inutilmente tentata la notifica presso la sede della

 

società stessa”.

 

La giurisprudenza ha ritenuto che è’ corretta la notificazione di un atto tributario eseguita presso

 

la sede effettiva, anziché presso la sede legale di una società, in quanto, anche ai fini della

 

disciplina delle notificazioni di cui all’articolo 145 c.p.c., laddove la sede legale sia diversa da

 

quella effettiva, i terzi possono considerare sede anche quest’ultima (sentenza n. 17590 del 29

 

Si deve ritenere validamente effettuata la notifica di un atto giudiziario a una società, ove venga

 

eseguita a mani proprie del legale rappresentante, anche quando questi sia rinvenuto in un

 

comune diverso dal domicilio fiscale della persona giuridica (ordinanza n. 19076 del 1°

 

settembre 2009).

 

E’ illegittima la notifica dell’avviso di rettifica al legale rappresentante di una società, già cessato

 

dalla carica. Lo ha deciso la sezione tributaria della Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n.

 
 

in                                                    un                                                    luogo                                                    non

4590/00;                                           8799/00                                           e                                           5305/99).

Per la notificazione di atti alla società di persone vale la regola generale secondo cui essa va
 

eseguita presso la sede sociale e, conseguentemente, Cass. 12047/1995 ha stabilito che è nulla la

 

notifica eseguita nei confronti del socio accomandante, presso la sua residenza, perché effettuata

 

riferibile alla società destinataria e nei riguardi di un soggetto carente di legittimazione a ricevere

 

NOTIFICA A PERSONE ESTRANEE

 

Se la notifica è espletata in luoghi e nei confronti di persone che non abbiano alcuna relazione

 

con il destinatario la stessa è inesistente, in quanto in tali casi l’attività compiuta è totalmente

 

difforme dal modello legale di notificazione (Corte di Cassazione nn. 10380/97; 9372/1997;

 

14393/99 e 5011/2000).

 

LA RELATA  DI NOTIFICA ED IL VALORE DEL SUO          CONTENUTO:

 

La relazione di notificazione certifica l’attività del notificatore ed è l’unica fonte di riscontro, con

 

la conseguenza che “…le risultanze di detta relazione non possono essere interpretate o integrate

 

successivamente” (Corte di Cassazione sentenze nn. 9217/1995; 5305 /1999 e 11315/2000).

 

La relata di notificazione fa fede, fino a querela di falso, delle attestazioni che riguardano

 

l’attività svolta dall’ufficiale giudiziario, nonché dei fatti avvenuti in sua presenza e delle

 

dichiarazioni rese in sua presenza, mentre per le altre attestazioni, frutto di informazioni a lui

 

rese, la stessa fa fede fino a prova contraria (Corte di Cassazione nn. 7573/1983; 13925/99;

 

In caso di discordanza tra la copia della relata in mano al contribuente e la copia della stessa in

 

mano all’ufficio, prevale, ai fini della valutazione della correttezza della notificazione, la copia in

 

mano al contribuente (Corte di Cassazione sentenze nn. 111/1986; 6309/94; 12575/95 e

 

4358/2001).

 

Ai sensi dell’art. 148 del C.p.C. e dell’art. 60 del DPR 600/1973 la relata, in calce e sull’originale,

 

deve contenere la data, la persona a cui è consegnato l’atto, le sue qualità, il luogo di consegna, le

 

eventuali ricerche fatte o i motivi della mancata consegna e la sottoscrizione di chi riceve l’atto

 

(peculiarità         rispetto        a        quanto        previsto        dall’art.       148                                 del                 C.p.C.).

 

A questo punto è necessario porre in evidenza come l’art. 26 del DPR 602/1973 al comma II

 

 

in                                             mano                                             al                                             concessionario.

disponga che in caso di consegna a mani proprie o di persone abilitate non è richiesta la
 

sottoscrizione               del              consegnatario               dell’originale                                           della           cartella.

 

Il concessionario della pubblica riscossione in varie occasioni ha interpretato tale disposto come

 

una   autorizzazione   a   non   far   sottoscrivere    dal   consegnatario   la            relata                    di             notifica.

 

Tale interpretazione è da ritenersi errata in quanto il legislatore sancisce, al successivo IV

 

comma, l’obbligo per il concessionario di conservare la matrice o la copia della cartella per

 

cinque anni con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento, ne consegue

 

che al contribuente viene consegnato l’originale sul quale non occorre la sottoscrizione, mentre al

 

concessionario                      resta                      la                     copia                                                    della                     stessa.

 

Di conseguenza l’esonero vale solo per l’originale nelle mani del contribuente e non per la copia

 

Ai sensi dell’art. 160 del C.p.C. la notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni

 

circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o se vi è incertezza assoluta sulla

 

persona a cui è fatta o sulla data, salva l’applicazione degli artt. 156 e 157 del C.p.C.

 

La giurisprudenza in più occasioni ha sancito la necessaria compilazione della relata in caso di

 

in particolare si citano Commissione Tributaria Centrale, sentenza n.

 

385/03; CTP Salerno, sez. XV, sentenza n. 291/03; CTP Torino, sez. XIV, sentenza n. 13/03.

 

Comm. Trib. Regionale della Lombardia n. 61/22/2010 del 15/04/2010 “La mancata compilazione

 

della relata in violazione dell’art. 148 c.p.c., determina non la semplice nullità della notifica, bensì

 

la “giuridica inesistenza della stessa”, patologia non sanabile in senso assoluto […] a fronte della

 

quale non è richiamabile l’applicazione della sanatoria del raggiungimento dello scopo prevista

 

dall’art. 156 c.p.c. solo per i casi di nullità.”

 

– La relata di notifica va apposta in calce e non sul frontespizio della cartella, questo ne comporta la

 

nullità – Cass.21/03/2007- Sentenza n. 6750 del 21 marzo 2007 della Corte di Cassazione Sez.

 

Tributaria.                         (Pres.                          Paolini                          Rel.                                                    Genovese)

 

La Suprema Corte con la sentenza in oggetto ha specificato che l`articolo 148, primo comma CPC,

 

dove prevede che “l`Ufficiale Giudiziario certifica l`eseguita notificazione mediante relazione da

 

lui datata e sottoscritta apposta in calce all`originale e alla copia dell`atto”, va sempre

 

rigorosamente rispettato nella forma prescritta. La legge dispone quindi che la relazione di notifica

 

sia apposta solo in calce alla copia dell`atto notificato e non in qualsiasi altra sede “topografica” del

 

documento. Massima – Se la relata di notifica viene apposta, anziché “in calce”, sul frontespizio

 

dell’originale della sentenza, non trova applicazione il principio secondo cui si presume fino a

 

 

e l`inesistenza giuridica

mancata                                   produzione                                  dell`effetto                                    giuridico.

querela di falso che l’atto sia stato consegnato nella sua integralità e, di conseguenza, la
 

notificazione così eseguita è nulla ai sensi dell’art. 156, comma 2, del codice di procedura civile,

 

perché “l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo”.

 

La ratio va ricercata              nella         funzione       garantistica        della          notifica   che            deve   dare           certezza

 

dell`integralità dell`atto. La notifica sul frontespizio comporta così la nullità della notificazione

 

dell`atto. Infatti, ai sensi dell`articolo 156, secondo comma CPC, “l`atto

 

manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo” realizzando la

 

Il caso esaminato dalla Corte concerne la notificazione di una sentenza di una Commissione

 

Tributaria Provinciale che portava la relata di notifica non in calce ma sul frontespizio.

 

Il principio é particolarmente importante perché estendibile a qualsiasi atto impositivo: l`articolo

 

60 del DPR n. 600/1973 (Accertamento) richiama esplicitamente, ai fini delle notificazioni le

 

norme del codice di procedura civile. Solitamente, gli avvisi di accertamento portano la relata di

 

notifica sul frontespizio e le cartelle di pagamento vengono spedite a mezzo posta, con semplice

 

raccomandata, senza compilazione della relata posta graficamente sul frontespizio.

 

Se vi è difformità tra l’originale e la  copia consegnata al contribuente,  prevale  quest’ultima

 

(nella   fattispecie   sulla   copia dell’avviso di accertamento consegnata al contribuente risultava

 

una  data di notificazione diversa da quella che si leggeva sull’originale  dell’atto notificato – Sent.

 

n. 10378 del 13 gennaio 1993 (dep. il 20 ottobre 1993) della Corte Cass., Sez. I civ. – Pres. Sgroi,

 

Rel. Sotgiu  

 

Obbligo di esibizione da parte del concessionario delle relate di notifica permane anche oltre il

 

, previsto dall’art.26 c.4 D.p.r. 602/73 a garanzia dei diritti del contribuente,

 

per cui la semplice dichiarazione del concessionario non costituisce prova dell’avvenuta notifica.

 

Commissione Tributaria di Caserta Sez. 10 Sent. n. 371 del 20 novembre 2006 dep. il 8 gennaio

 

2007 su ricorso di V.D.G.

 

3.3 LA SANATORIA DELLA NOTIFICA VIZIATA: 

 

Nell’ambito dei vizi che possono interessare il procedimento di notificazione dobbiamo

 

necessariamente introdurre i concetti di irregolarità, nullità e inesistenza, poiché costituiscono

 

i                    tre                     aspetti                    patologici                   del                        procedimento.

 

L’irregolarità, secondo quella che è la definizione generalmente accettata, comprende quei

 

 

(Cassazione,                            n.                           1084                            del                           13/2/1996).

vizi non eccessivamente rilevanti, tali cioè da non incidere sull’intero procedimento di
 

notifica. Si tratta di vizi che non impediscono il perfezionamento del procedimento di

 

notifica.

 

L’ipotesi, ovviamente più grave, è quella della inesistenza. La categoria della inesistenza degli

 

atti giuridici non è prevista dalla disciplina positiva: è categoria di origine dottrinale e

 

giurisprudenziale. La Suprema corte ha costantemente chiarito che “l’inesistenza giuridica

 

della notificazione ricorre quando questa manchi del tutto o sia effettuata in modo

 

assolutamente non previsto dal codice di procedura civile, tale, cioè, da non consentirne

 

l’assunzione nel tipico atto di notificazione delineato dalla legge” (Cassazione,. n. 4910 del

 

15/5/1998).

 

Pertanto, non è affetta da inesistenza, bensì da nullità, l’effettuazione della notifica in un luogo

 

e a persona diversi da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre qualche

 

riferimento con il destinatario della notificazione medesima (Cassazione, n. 11623/03). La

 

Suprema corte ha perfezionato il concetto affermando che “quando il procedimento

 

notificatorio non si è concluso mediante consegna di copia conforme all’originale dell’atto da

 

notificare, per il che essa debba ritenersi non compiuta, ma solo tentata, si è di fronte ad un

 

atto non già nullo, ma del tutto inesistente” (Cassazione, n. 4746 del 29/5/1997). Ovviamente

 

inesistente sarebbe anche la notificazione eseguita da soggetti non abilitati e quella eseguita

 

da soggetti abilitati ma al di fuori del territorio di propria competenza (ad esempio, messi

 

comunali fuori dal territorio del Comune di appartenenza oppure messi speciali fuori dal

 

distretto di competenza del proprio ufficio). Altrettanto inesistente è la notificazione eseguita

 

a mezzo del servizio postale, in assenza dell’avviso di ricevimento (Cassazione, n. 5141 del

 

26/5/94).

 

La notificazione inesistente non produce effetti giuridici e non può essere oggetto di sanatoria

 

né ai sensi dell’articolo 156 c.p.c. né ai sensi dell’articolo 291 c.p.c.. In altri termini, la

 

notificazione inesistente non potrà mai essere sanata né attraverso il raggiungimento dello

 

scopo (ex articolo 156 c.p.c.) né attraverso la rinnovazione dell’atto (ex articolo 291 c.p.c.). La

 

giurisprudenza afferma infatti che “solo la notificazione nulla, e non quella giuridicamente o

 

materialmente inesistente, è passibile di rinnovazione sanante ai sensi dell’art. 291 c.p.c.

 

Vediamo adesso di chiarire il concetto di nullità. La nullità è prescritta dal codice di rito e

 

precisamente all’articolo 160 c.p.c. Detto articolo sancisce che “la notificazione è nulla se non
 

 

17762                                                                    del                                                                    12/12/2002).

sono osservate le disposizioni circa la persona alla quale deve essere consegnata la copia, o  

se vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta, o sulla data, salva l’applicazione degli

 

artt. 156 e 157 c.p.c.“. L’articolo 156 c.p.c., al III comma, afferma che “la nullità non può mai

 

essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo cui è destinato“. Tale comma riveste

 

un’importanza fondamentale, poiché permette di sanare tutte le ipotesi di nullità della notifica.

 

Tutte le volte in cui la notificazione è affetta da nullità, quest’ultima può essere sanata se l’atto

 

ha raggiunto il suo scopo. Poiché lo scopo della notificazione, lo abbiamo già visto sopra, è

 

quello di portare l’atto a conoscenza del destinatario, se questo scopo si è comunque

 

realizzato, se il destinatario ha avuto effettiva conoscenza dell’atto, la nullità resta sanata con

 

effetto ex tunc.

 

Nell’ambito delle notificazioni tributarie, molto si è discusso sull’applicazione o meno

 

dell’articolo 156 c.p.c. alla notificazione degli avvisi di accertamento. La giurisprudenza

 

largamente maggioritaria (con un orientamento pressoché costante) ha sempre sostenuto

 

l’applicabilità dell’articolo 156 c.p.c. agli avvisi di accertamento con la conseguenza che,

 

avendo l’avviso di accertamento   natura di   provocatio ad                  opponendum,                            l’eventuale

 

impugnazione dell’atto sana con efficacia ex tunc la nullità dell’avviso stesso (Cassazione, n.

 

3294 del 7/4/1994; n. 5100 del 9/6/1997; n. 7284 del 29/5/2001; n. 3549 del 12/3/2002; n.

 

Detto questo, dobbiamo dare conto di un isolato orientamento della Suprema corte che (con

 

sentenze n. 5924 del 21/4/2001 e n. 3513 del 11/3/2002) ha affermato l’inapplicabilità

 

dell’articolo 156 c.p.c. alle notificazioni degli avvisi di accertamento, essendo questi ultimi

 

atti amministrativi, esplicativi della potestà impositiva degli uffici finanziari e non atti

 

processuali. Dalla distinzione tra atti processuali e atti amministrativi deriverebbe la

 

inapplicabilità ai secondi della sanatoria di cui all’articolo 156 c.p.c. La giurisprudenza

 

maggioritaria sostiene, al contrario, che in virtù del richiamo operato dall’articolo 60 del Dpr

 

n. 600/73 alle norme stabilite dagli articoli 137 e seguenti, non v’è motivo di escludere

 

l’applicazione     dell’articolo     156     che,     di     quelle    norme,     fa                                  parte                  integrante.

 

A dirimere la questione sorta in seno alla sezione tributaria della Corte di cassazione è

 

intervenuta la Corte di cassazione a Sezioni unite che, con una recentissima sentenza (n.

 

19854 del 3 giugno 2004, depositata il 5 ottobre 2004), ha aderito alla tesi maggioritaria,

 

sancendo l’applicabilità della sanatoria di cui agli articoli 156 e 160 c.p.c., anche se per

 

ragioni non del tutto   coincidenti            con       quelle       poste                   a       base             delle              citate              decisioni.

 

 
Secondo le Sezioni unite, “l’applicazione della sanatoria del raggiungimento dello scopo nel  

caso di impugnazione dell’atto la cui notificazione sia affetta da nullità significa che, se il

 

contribuente mostra di avere avuto piena conoscenza del contenuto dell’atto e ha potuto

 

adeguatamente esercitare il proprio diritto di difesa, lo stesso contribuente non potrà, in via

 

di principio, dedurre i vizi relativi alla notificazione a sostegno di una domanda di

 

annullamento. A diverse conclusioni deve peraltro pervenirsi se la sanatoria, costituita dalla

 

proposizione del ricorso alle commissioni sia intervenuta quando il termine per l’esercizio del

 

potere                           di                           accertamento                            è                                          scaduto“.

 

In altri termini, secondo i giudici delle Sezioni unite, la nullità della notificazione

 

dell’accertamento può essere sanata dal raggiungimento dello scopo, ma non può mai valere

 

ad attribuire ex tunc validità a un intempestivo atto di esercizio del potere di accertamento,

 

salvo che il conseguimento dello scopo avvenga entro il termine previsto dalle singole leggi

 

d’imposta per l’esercizio di tale potere. La sanatoria, pertanto, può evitare la decadenza dal

 

potere di accertamento soltanto ove sia intervenuta prima della scadenza del termine: occorre

 

che entro detto termine il contribuente proponga ricorso alla commissione tributaria. Il vizio

 

di decadenza, ribadiscono i giudici, deve necessariamente essere dedotto dalla parte,

 

escludendosi         un        potere        di        declaratoria         ex       officio                                   del       giudice.

 

Questo orientamento è stato ribaltato. Con la pronuncia 10447 del 23 aprile 2008, invece, la

 

Cassazione fa un passo indietro rispetto alle conclusioni raggiunte dalle sezioni unite e

 

sulla scorta del carattere “solo” processuale della disposizione dell’articolo 156 Cpc ne

 

ha negato l’applicazione agli avvisi di accertamento, in quanto atti amministrativi,

 

espressivi della pretesa fiscale, la cui notificazione “non attiene all’avvio della fase

 

giurisdizionale contenziosa” (affermazione, quest’ultima, che riprende letteralmente

 

alcuni precedenti di data anteriore alla citata pronuncia delle sezioni unite).

 

Passo indietro della Cassazione rispetto alle conclusioni cui erano giunte le sezioni unite nel

 

Fac simile motivazioni per inapplicabilità art. 156 cpc

 

Controparte afferma che la nullità/inesistenza della notifica sarebbe stata sanata, ex art. 156,

 

ult. comma cpc, dalla proposizione del ricorso.

 

Tale pretesa è infondata.
 

 

riferimento con il destinatario

, tale, cioè, da non consentirne

è stata effettuata in luogo ed a persona del

Infatti nel caso di specie- ossia sia per la notifica a Alfa che per quella al legale  

rappresentante- si verte nell’ipotesi dell’inesistenza e non della nullità. La categoria della

 

inesistenza degli atti giuridici non è prevista dalla disciplina positiva: è categoria di origine

 

dottrinale e giurisprudenziale. La Suprema corte ha costantemente chiarito che “l’inesistenza

 

giuridica della notificazione ricorre quando questa manchi del tutto o sia effettuata in modo

 

assolutamente non previsto dal codice di procedura civile

 

l’assunzione nel tipico atto di notificazione delineato dalla legge” (Cassazione,. n. 4910 del

 

15/5/1998).

 

Sarebbe affetta da nullità e non da inesistenza l’effettuazione della notifica in un luogo e a

 

persona diversi da quelli stabiliti dalla legge, ma che abbiano pur sempre qualche

 

della notificazione medesima (Cassazione, n. 11623/03).

 

Infatti il vizio di notificazione è insanabile quando questa sia eseguita in luogo e presso

 

persona che non siano in alcun modo e per nessuna via riferibile al soggetto passivo della

 

notificazione medesima, essendo riferibile a tutt’altro soggetto, assolutamente estraneo al

 

destinatario e all’atto da notificare (Cass. 14393/1999; 5788/1955).

 

Nel caso che qui ci occupa la notifica alla società

 

tutto estranea (ossia una signora del piano superiore al luogo in cui la società ha la sua sede

 

che, peraltro ha consegnato il documento notificato solo il 20 febbraio 2008, al limite della

 

prescrizione!) sicchè si verte nell’ipotesi dell’inesistenza della notifica.

 

Ovviamente l’onere di provare a chi è stato notificato il documento (nome e cognome del

 

materiale destinatario) grava sul concessionario o sull’ente notificatore. Per Alfa sarebbe

 

una prova impossibile risalire da una mera firma illeggibile.

 

Quanto alla notifica al legale rappresentante la stessa è stata eseguita senza la prescritta

 

notizia dell’avvenuta notificazione. L’inesistenza della notifica si è verificata in questo caso in

 

quanto la notifica è uscita dallo schema legale degli atti di notificazione, poichè difetta

 

totalmente degli elementi caratterizzanti e delle necessarie certezze giuridiche e garanzie

 

procedimentali.

 

La notificazione inesistente non produce effetti giuridici e non può essere oggetto di sanatoria

 

né ai sensi dell’articolo 156 c.p.c. né ai sensi dell’articolo 291 c.p.c.. In altri termini, la

 

notificazione inesistente non potrà mai essere sanata né attraverso il raggiungimento dello

 

scopo (ex articolo 156 c.p.c.) né attraverso la rinnovazione dell’atto (ex articolo 291 c.p.c.).

 

La  giurisprudenza   afferma infatti che “solo  la  notificazione   nulla,         e                            non         quella

 

giuridicamente o materialmente inesistente, è passibile di rinnovazione sanante ai sensi

 

dell’art. 291 c.p.c.” (Cassazione, n. 1084 del 13/2/1996).
 

 
Peraltro quand’anche si volessero considerare nulle (e non inesistenti) le notifiche de qua  

comunque deve evidenziarsi che nell’ambito delle notificazioni tributarie o quelle della

 

pubblica Amministrazione, molto si è discusso sull’applicazione o meno dell’articolo 156

 

c.p.c. alla notificazione degli avvisi di accertamento. Sul punto la Suprema Corte (con

 

sentenze n. 5924 del 21/4/2001, n. 3513 del 11/3/2002 e 12 aprile 1984 n.2358 ) ha affermato

 

l’inapplicabilità dell’articolo 156 c.p.c. alle notificazioni degli avvisi di accertamento,

 

essendo questi ultimi atti amministrativi, esplicativi della potestà impositiva degli uffici

 

finanziari e non atti processuali.

 

Infatti è indubbio cheil verbale di illecito è un atto amministrativo e non un atto processuale,

 

né funzionale al processo poiché, non ad esso ma alla presentazione del ricorso al Giudice si

 

correla l’instaurazione del procedimento. Ne deriva che alla notificazione di un verbale o di

 

una cartella non è applicabile la disciplina della sanatoria della nullità delle notificazioni

 

degli atti processuali, con la conseguenza

(vd. anche Commissione Tributaria Provinciale di

 

Latina, Sezione VI, Sentenza n. 211/2001)- che la proposizione del ricorso avverso la cartella

 

o il verbale non è idonea ad escludere la possibilità di rilevare la nullità della notifica.

 

3.4 ALTRE SENTENZA SU VIZI DI NOTIFICA

 

  • Secondo la Commissione Tributaria Provinciale di Parma è giuridicamente inesistente la

 

cartella esattoriale priva dell’indicazione della data di consegna, del modo di notifica

 

ricevente la notifica Con la sentenza 60 del 18 giugno 2008, la sezione 7 della

 

Commissione Tributaria Provinciale di Parma ha accolto la richiesta di dichiarazione di

 

inesistenza              della       cartella       in        quanto              priva                          dei     requisiti       di           notificazione                (mancata

 

indicazione della data di consegna, del modo di notifica e del ricevente la notifica).

 

  • E’ nulla la notificazione   di un avviso di accertamento   a        mezzo       del                             servizio

 

postale   se   mancano   sulla   relata   di   notifica e   sulle   buste                   degli                    avvisi                il

 

numero   cronologico del   notificatore,    la   sottoscrizione    o   firma                    dello                 stesso

 

sulla     busta,    la    firma    del    direttore    responsabile     dell’avviso                di            rettifica,

 

la      sottoscrizione       o      firma      sulla      busta      da      parte      del            notificatore,

 

l’indicazione     del    soggetto    notificante   o     la    sottoscrizione     del                               medesimo,

 

trattandosi di   irregolarita’    non   sanabili   ex   art.    156,   comma   3,                          del                            codice

 

di procedura civile. Sentenza Comm. Trib. Prov. Torino 11.6.20

 

  • Illegittima la notifica postale se la busta è priva di firma o numero cronologico.

 

mancanza del numero o della firma sulla busta con cui un avviso di accertamento viene

 

 

. Sull’Ufficio grava l’onere di verificare la

notificato tramite il servizio postale, la notifica stessa deve essere considerata come
 

inesistente. Da qui, l’invalidità dell’atto, non sanabile dal fatto che il ricorso presentato

 

dal contribuente alla Commissione tributaria attesta in pratica la conoscenza del contenuto

 

della notifica, e quindi la sua “riuscita”.(Commissione Tributaria Provinciale di Torino,

 

Sezione XIV, Sentenza n. 12/2003)

 

  • La mancanza di ora e luogo nella relata di notifica rende nulla la notifica.La mancata

 

indicazione del luogo e dell’ora della relata di notifica dell’avviso di accertamento

 

comporta la nullità della notifica con la conseguente nullità dell’accertamento, che non

 

può essere sanata dalla proposizione del ricorso.(Commissione Tributaria Provinciale di

 

Torino, Sezione XXX, Sentenza n. 14/2002)

 

SENTENZE SUL NUOVO INDIRIZZO:

 

La notifica dell’avviso di accertamento deve essere effettuata nel domicilio che il destinatario ha al

 

tempo della notifica e non in quello risultante in atti

 

permanenza del ricorrente nel domicilio originariamente risultante in atti ed in caso negativo usare

 

la normale diligenza per conoscere il nuovo indirizzo.

 

§   la Corte di Cassazione, sez. Civile, si è pronunciata in tal senso con Sentenza del 

 

11.06.2009, n. 13510 con la quale ha dichiarato l’illegittimità della notifica eseguita nel

 

vecchio indirizzo (ex casa coniugale) del contribuente nella mani della ex coniuge,

 

nonostante la stessa si fosse qualificata come ancora “convivente” con il destinatario

 

dell’avviso, e che l’indirizzo risultasse ancora valido dalla ultima dichiarazione dei redditi.

 

Più precisamente la Corte ha sentenziato:” la notificazione degli avvisi deve essere eseguita

 

presso il domicilio fiscale del contribuente, ma  le variazioni e le modificazioni dell’indirizzo

 

non risultanti              dalla                  dichiarazione       annuale     hanno           comunque            effetto,              ai             fini       della

 

notificazioni, dall’avvenuta variazione anagrafica (comma3)..

 

  • Obblighi del Fisco in caso di variazione di domicilio comunicata dal contribuente

Ai sensi
 

dell’art. 58, D.P.R. n. 600/1973, “le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato

 

hanno il domicilio fiscale nel Comune nella cui anagrafe sono iscritte”, e in tutti gli atti

 

che vengono presentati agli uffici finanziari deve essere indicato il comune di domicilio

 

fiscale e l’indirizzo che può coincidere o non coincidere con quello dell’anagrafe fiscale

 

per vari motivi tra cui la mancata denuncia di cambio di indirizzo”. Nel caso in cui

 

l’Amministrazione    finanziaria notifichi   l’atto   nell’ultimo                                          domicilio    eletto         dal

 

contribuente, nella specie in risposta a un questionario, qualora il messo non lo reperisse

 

 
avrebbe l’onere di acquisire tutte le informazioni necessarie ad accertare la veridicità delle
 

informazioni fornite dallo stesso contribuente secondo i documenti di cui sia in possesso.

 

  • È nullo l’atto notificato          nel          vecchio     domicilio       del            contribuente.Ai     fini della

 

notificazione degli atti relativi all’applicazione delle imposte sui redditi, le variazioni e le

 

modificazioni   dell’indirizzo   del contribuente   nell’ambito              dello                               stesso                 Comune                   di

 

domicilio                 fiscale       esplicano        efficacia              ex       lege,                       e             senza          alcun        onere         di               specifica

 

comunicazione all’ufficio tributario da parte del contribuente stesso, dal sessantesimo

 

giorno successivo a quello dell’intervenuta variazione anagrafica e determinano la nullità

 

della notifica dell’atto impositivo (nel caso di specie avviso di accertamento e

 

conseguente cartella esattoriale) avvenuta con le modalità di cui all’articolo 140 del

 

codice di procedura civile senza che sia stata preventivamente tentata la notifica nel

 

(nuovo)   domicilio del   contribuente.(Cassazione,   Sezione tributaria,                     Sentenza   n.

 

4997/2001).

 

SENTENZE SU NOTIFICHE FATTE DA SOGGETTO NON QUALIFICATO

 

  • Il tribunale di Lecce con sentenza del 8 maggio 2006 nr. 39/2006 ha giudicato inesistente

 

la notificazione di un verbale di accertamento di illecito amministrativo in materia di

 

lavoro effettuata da soggetto sprovvisto della qualifica di funzionario

 

Cass. Civ. sez.I, nr 563/1994. Vedi Guida al lavoro nr. 23 del 2 giugno 2006

 

  • Inesistente la notifica effettuata da soggetto non qualificato. La notifica dell’avviso di

 

accertamento effettuata da soggetto che non aveva poteri per eseguire la notifica è

 

inesistente per vizio radicale. L’impugnazione da parte del contribuente non sana il vizio

 

della notifica, infatti la disciplina che si evince dagli articoli 156, comma 3, e 160 del

 

C.P.C. ha una valenza eminentemente, se non esclusivamente, processuale, sicchè in

 

materia tributaria la sanabilità vale solo per le notificazioni eseguite nel quadro del

 

processo tributario, ma non per l’avviso tributario. Il processo tributario comincia con la

 

proposizione del ricorso e non con la comunicazione da parte del Fisco, per cui il vizio di

 

notifica rileva quale vizio dell’atto e non è suscettibile di sanabilità.(Commissione

 

Tributaria Provinciale di Latina, Sezione VI, Sentenza n. 211/2001).

 

  • Molti concessionari della Riscossione si avvalgono per la notifica delle cartelle di

 

Agenzie private, non lo possono fare, la legge stabilisce che le notifiche le devono

 

effettuare tramite i loro messi notificatori o in alternativa tramite Poste Italiane

 

atti amministrativi e giudiziari, per cui l’affidamento ad agenzie private rende inesistenti le

 

 

non può ritenersi valida

notifiche. Sentenza del Giudice di pace di Catania Sez. I, del 31-08-2006, Sentenza della
 

Corte di Cassazione  Sez. I civile,  del 19-10-2006, n. 22375

 

SENTENZE A SOGGETTO DECEDUTO ED EREDI

 

  • In caso di notifica dell’avviso di accertamento intestato a contribuente defunto, l’art. 65

 

del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, pone un obbligo di comunicazione a carico degli

 

eredi, dalla cui inosservanza deriva che la notifica degli atti intestati al dante causa può

 

essere effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello

 

stesso; pertanto, se l’atto viene notificato ad uno solo degli eredi deriva la nullità assoluta

 

ed insanabile della notifica e dell’avviso di accertamento.(Cassazione, Sezione tributaria,

 

Sentenza n. 11447/2002).

 

  • Nullo l’avviso di accertamento notificato a persona deceduta. L’avviso di accertamento,

 

intestato a un contribuente deceduto e notificato allo stesso nell’ultimo domicilio

 

mediante consegna a un custode, è affetto da nullità assoluta ed insanabile, atteso che, ai

 

sensi dell’articolo 65 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, l’atto impositivo intestato al

 

dante causa   può essere notificato                          nell’ultimo               domicilio     dello     stesso          solamente

 

indirizzando la notifica agli eredi collettivamente ed impersonalmente e purchè questi,

 

almeno trenta giorni prima, non abbiano comunicato all’ufficio delle imposte del

 

domicilio fiscale del dante causa   le proprie generalità       e   il                       proprio          domicilio

 

fiscale.(Cassazione, Sezione tributaria, Sentenza n. 3865/2001).

 

ALTRE SENTENZE VARIE

 

  • Nell’ipotesi in cui l’agente postale si è limitato ad annotare sull’avviso di ricevimento della

 

raccomandata la scritta “trasferito” senza svolgere alcuna altra attività, la notificazione

 

, richiedendo necessariamente per essere tale l’espletamento delle

 

formalità previste dall’art. 140 c.p.c. per il caso di irreperibilità del destinatario.La

 

disposizione dell’Art.201 comma 3 secondo cui le notificazioni si intendono validamente

 

eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla

 

carta di circolazione o dall’archivio nazionale dei veicoli istituito presso la direzione

 

generale della M.C.T.C. o dal P.R.A. o dalla patente di guida del conducente, secondo

 

quanto stabilito dalla Suprema Corte, deve esser interpretata nel senso che la validità della

 

notificazione non è fondata sul semplice tentativo della stessa presso uno dei luoghi

 

summenzionati, bensì sul necessario espletamento delle formalità previste per l’ipotesi di

 

irreperibilità del destinatario, sia per quanto riguarda la notificazione ordinaria, sia quella

 

 
 

Corte di cassazione, Sentenza 15 febbraio 2007, n. 3453 (cfr. Cass., 5789/1992;

 

7044/1999; 5907/2002).

 

  • Sentenza Cassazione 2.10.2008 n. 24442 La  sottoscrizione dell’atto di notifica di un

 

avviso di accertamento  è elemento  costitutivo essenziale di  tale  atto  giuridico, sicché la

 

sua mancanza ne determina la giuridica inesistenza.  Questa  situazione  e’  del  tutto

 

insuscettibile  di sanatoria in  applicazione  del  principio  del raggiungimento dello scopo,

 

la quale e’ prevista solo per la sanatoria della nullita’.

 

ONERE DELLA PROVA DEL CONCESSIONARIO

 

Una recente sentenza del Trib. Reggio Cal., 15 ottobre 2009 stabilisce che, in materia di

 

notifica, ha sì dato ragione al Concessionario ma poichè ha ritenuto raggiunta la prova della

 

correttezza della notifica a seguito della riproduzione fotografica dell’avviso di ricevimento con

 

attestazione di consegna a mani di persona che si era qualificata anche specificando la relazione

 

con il destinatario. Da tale pronuncia si ricava- ragionando al contrario- che una notifica non può

 

essere ritenuta valida a priori addirittura senza il bisogno che il Concessionario produca una prova

 

che ne attesti la regolarità. L’onere della prova in capo al Concessionario è rinvenibile anche nella

 

pronuncia della Cassazione 18/3/2009 n. 6510 laddove si enuncia il principio secondo cui, “in

 

tema di notificazione di atti impositivi, nel caso di notifica effettuata a norma dell’art. 140 cpc,

 

allorché venga eccepito il mancato recapito di uno di essi, è onere dell’amministrazione provare

 

in giudizio la regolarità e la ritualità della notifica, mediante deposito dell’avviso di ricevimento.

 

In difetto, la notificazione deve considerarsi come non avvenuta”.

 

In altre occasioni la Corte di Cassazione ha avuto modo di affermare, con la sentenza n. 2722

 

del 10/02/2005, sez. prima, che “l’avviso di ricevimento prescritto dall’art. 149 cod. proc. civ. e

 

dalle disposizioni della legge 20 novembre 1982, n. 890 è il solo documento idoneo a dimostrare

 

sia l’intervenuta consegna che la data di essa e l’identità e l’idoneità della persona a mani della

 

quale è stata eseguita. Ne segue che la mancata produzione dell’avviso di ricevimento comporta,

 

non la mera nullità, ma l’inesistenza della notificazione

.”Ed ancora. Le sentenze della Corte di

 

Cassazione nn. 9328/94; 965/99 e 6599/95 confermano il principio per cui la mancata

 

produzione dell’avviso di ricevimento determina l’inesistenza della notifica. Le sentenze della

 

Corte di Cassazione nn. 9217/1995; 5305 /1999, 11315/2000 e Sez. 1, Sentenza n. 13748 del

 

18/09/2003  evidenziano che  la relazione di notificazione certifica l’attività del notificatore ed è

 

l’unica fonte di riscontro.  
 

 

– Multe al codice della strada e sanzioni amministrative in genere:

conoscenza dell’altra parte. Ad ogni modo l’atto è interruttivo

pubblici,                                                            previdenziali,                                                              etc.etc.

 

  4. LA PRESCRIZIONE:

 

Come gia’ visto, la cartella esattoriale e’ il mezzo con il quale i concessionari riscuotono,

 

come intermediari, cifre relative a tasse, tributi, sanzioni etc. dovute allo Stato, ad enti

 

Per tale motivo non si puo’ dire che esista un termine di prescrizione proprio della cartella.

 

Esso c’e’ ma e’ diverso a seconda del tipo di tributo oggetto dell’iscrizione a ruolo e della

 

riscossione.

 

Il termine di prescrizione della cartella (ovvero il termine entro il quale la cartella deve

 

essere notificata), segue quello del tributo riscosso.

 

Nulla autorizza gli enti previdenziali a ritenersi sottratti alla regola di cui all’art. 2943 cc,

 

sicchè per atto idoneo ad operare l’interruzione  non possono certo considerarsi i tabulati da

 

cui risulterebbe il credito. Si tratta di atti fatti ad uso e consumo di una parte e mai portati a

 

se da questo si evinca in modo

 

non equivoco la volontà di messa in mora del debitore.

 

L’iscrizione a ruolo (prima della notifica) non è atto interruttivo della prescrizione.

 

Il termine di decadenza sostanziale stabilito in favore del contribuente non può essere  rilevato

 

ex l’articolo 2969 del codice civile; b)l’eccezione di decadenza che non abbia

 

formato oggetto d’esame in primo grado , poiché non proposta sulla base  della allora vigente

 

normativa sostanziale , non può essere formulata per la prima volta in sede di appello ex

 

articolo 57 del dlgs 546/92 sulla base della asserita retroattività della legge n. 156/2005 .  

 

Esempi:

 

il termine di prescrizione

 

e’ di cinque anni dalla data dell’infrazione. La corretta notifica del verbale (atto precedente la

 

cartella) interrompe il termine facendolo ripartire, pertanto la prescrizione della cartella e’ di

 

cinque anni dalla notifica del verbale (codice della strada art.209 e legge 689/81 art.28);

 

– – PRESCRIZIONE ICI In base all’art 11 del Dlgs 504/92 gli avvisi di liquidazione

 

dell’imposta, per errori materiali o di calcolo devono essere emessi obbligatoriamente:

 

 
Entro il secondo anno successivo alla presentazione della dichiarazione o al versamento
 

se la dichiarazione e’ regolare.

 

Entro il terzo anno successivo alla presentazione della dichiarazione o al versamento se la

 

dichiarazione e’ infedele, incompleta o inesatta.

 

Entro il quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione o al versamento se

 

la dichiarazione e’ omessa

 

– PRESCRIZIONE TASSA RIFIUTI SOLIDI URBANI (TARSU)

 

3 anni se e’ stata presentata la denuncia

 

4 anni se la denuncia e’ stata omessa

 

art.71 dlsg 507/93

 

La Tarsu va comunque iscritta a ruolo entro l’anno successivo a quello in cui il tributo è

 

dovuto.

 

                                                                                 ATTENZIONE:

La Corte di Cassazione nellasentenza n. 4283/2010depositata il 23.2.2010. Latassa smaltimento

 

rifiuto solidi urbani, iltributo occupazione di aree pubblichee passi carrabili, così come i contributi

 

per consorzio di bonifica si prescrivono in 5 anni ex numero 4, art. 2948, codice civile 

 

il termine di prescrizione e’ in pratica di quattro anni, perche’ cade alla fine del

 

terzo anno successivo a quello in cui doveva avvenire il versamento.

 

la    prescrizione     e’    quella    ordinaria,   10    anni    dalla    scadenza.

 

: Per le attivita’ di liquidazione, accertamento e controllo formale delle imposte

 

dirette i termini di prescrizione per la notifica delle cartelle esattoriali sono specificate dall’art.25

 

del dpr 602/73, cosi’ come modificato dalle leggi 156/2005 e 248/2006.

 

– Contributi  inps:

L’articolo 3, comma 9, della legge 335 dell’8 agosto 1995, stabilisce che il

 

termine decennale relativo alla prescrizione dei contributi, a decorrere dal 1° gennaio 1996 e con

 

effetto retroattivo in mancanza di atti interruttivi, viene ridotto a cinque anni.

 

 
 

La finanziaria 2007 (legge 296/06, art.1 commi dal 161 al 167) ha modificato tutte le norme relative  alla riscossione dei tributi locali.

 

La finanziaria 2007, all’art.1 comma 171, dispone che “le norme si applicano anche ai rapporti di  imposta pendenti alla data di entrata in vigore della legge”, ovvero al 1/1/07.

 

A partire dal 1/1/07, relativamente alla:

 

1. rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti;

 

2. accertamento d’ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti;

 

gli enti locali devono notificare al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso

 

di ricevimento, un apposito avviso motivato – a pena di decadenza – entro il 31 dicembre del quinto

 

anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto

 

essere effettuati.

 

Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie

 

previste dalla legge (si veda il d.lgs.472/97).

 

Quindi per un pagamento insufficiente della  TARSU effettuato nel 2009 c’è tempo per un avviso

 

fino al 31 dicembre 2013.

 

Per l’anno 2005, in caso di pagamento insufficiente o omesso, a fronte di dichiarazione di avvio

 

TARSU (denuncia di locali ed aree tassabili) esistente, il diritto dell’ente che gestisce lo

 

smaltimento dei rifiuti solidi urbani si prescrive al 31 dicembre 2010.

 

                                                            

 

5. MANCANZA DELL’AVVISO BONARIO

 

L’emissione della  cartella  di  pagamento  senza  la  preventiva notifica del cosiddetto avviso

 

bonario,  richiesto  a pena di nullita’ dall’art. 6 comma 5 della legge  n.  212/2000,  rientra  tra  i  casi

 

di  nullita’ assoluta della cartella esattoriale.

 

Ormai si tratta di una Giurisprudenza consolidata. Ed a confermarla è stata, da ultimo, la

 

Commissione Tributaria di Secondo Grado della Campania, con la sentenza n. 52/05/08, con la

 

quale è stato annullato l’atto di riscossione dell’Agenzia delle Entrate emesso in violazione

 

dello Statuto del contribuente. Infatti, l’art. 6 della L. 212/2000 sancisce la necessità che il

 

 
contribuente venga messo nelle condizioni di chiarire la propria posizione nei confronti del Fisco
 

ogni volta che risultino incertezze sulle dichiarazioni del primo. Dunque, l’Amministrazione,

 

attraverso il mezzo postale o quello telematico, deve invitare il contribuente a fornire i chiarimenti

 

necessari o a produrre i documenti mancanti entro un termine non inferiore a 30 giorni dalla

 

ricezione della richiesta. Senza questo previo avviso la notifica delle cartelle esattoriali è da

 

ritenersi nulla.

 

Sentenza Cassazione SSUU 4.3.2008 n. 5791  La correttezza  del  procedimento  di  formazione

 

della pretesa tributaria e’ assicurata mediante   il   rispetto  di  una  sequenza  ordinata  secondo

 

una progressione di  determinati  atti,  con le relative notificazioni, destinati, con diversa  e

 

specifica  funzione, a farla emergere e a portarla nella sfera di conoscenza  dei  destinatari, allo

 

scopo, soprattutto, di rendere possibile per questi   ultimi  un  efficace  esercizio  del  diritto  di

 

difesa.  Nella predetta sequenza,  l’omissione  della  notificazione  di  un atto presupposto

 

costituisce vizio    procedurale    che   comporta   la   nullita’   dell’atto consequenziale notificato

 

e  tale  nullita’  puo’  essere  fatta  valere  dal contribuente mediante  la  scelta  o  di  impugnare,

 

per tale semplice vizio, l’atto consequenziale   notificatogli   –   rimanendo   esposto  all’eventuale

 

successiva azione   dell’amministrazione,   esercitabile   soltanto  se  siano ancora aperti   i

 

termini  per  l’emanazione  e  la  notificazione  dell’atto presupposto –   o   di   impugnare

 

cumulativamente  anche  quest’ultimo  (non  notificato) per   contestare   radicalmente  la  pretesa

 

tributaria:  con  la conseguenza che   spetta  al  giudice  di  merito  –  la  cui  valutazione  se

 

congruamente motivata   non  sara’  censurabile  in  sede  di  legittimita’  – interpretare la

 

domanda  proposta  dal  contribuente al fine di verificare se egli abbia  inteso  far  valere  la

 

nullita’ dell’atto consequenziale in base all’una o    all’altra    opzione.

 

  • Liquidazione delle imposte dovute in base alla dichiarazione: l’omesso invio

 

dell’avviso bonario è vizio procedurale che comporta la nullità della cartella di

 

pagamento — Commissione Tributaria Provinciale di Cosenza – Sezione I – Sentenza

 

n. 306 del 1° luglio 2008

 

  • Cartella di pagamento ex art. 36-bis del D.P.R. n. 600/73: nulla se manca la notifica

 

dell’avviso bonario — Commissione Tributaria Provinciale di Roma – Sezione LXV –

 

Sentenza n. 282 del 10 luglio 2008

 

  • Nulla la cartella di pagamento se l’Ufficio non prova il ricevimento da parte del

 

contribuente del cosiddetto “avviso bonario” — Commissione Tributaria Provinciale di

 

Torino – Sezione XIV – Sentenza n. 42 del 25 settembre 2008

 

  • Prima della Cartella esattoriale e’ obbligatorio notificare un avviso di pagamento o avviso

 

bonario da parte dell’Ente creditore, se la cartella non e’ stata preceduta dall’invito di

 

 
pagamento, la cartella e’ nulla. In tal senso Commissione Tributaria di Milano Sezione 40
 

Sentenza N. 220/40/2006 Depositata il 28/11/2006 su ricorso di D.S. difeso dal Dott.

 

Giuseppe Marino – Commissione Tributaria di Napoli Sez. 12 Sentenza  N. 517/12/2005

 

Depositata il 16/11/2006 su ricorso di coop S. a.r.l. difesa dal Dott. Giuseppe Marino,

 

Commissione Tributaria di Napoli sez. 9 Sentenza n. 576/09/2007 Depositata il

 

06/12/2007 su ricorso di R.B. difesa da Dott. Giuseppe Marino

 

ATTENZIONE: Per i ruoli contributivi l’Inps non ha l’obbligo di inviare preventivamente

 

l’avviso bonario 

 

 

6. MANCATA MOTIVAZIONE

 

Attenzione il vizio motivazionale si ritiene sanato in tutte le ipotesi in cui il contribuente

 

abbia proposto opposizione contestando nel merito la pretesa, avendo l’atto raggiunto lo

 

scopo a cui è destinato.

 

La legge 27 luglio 2000, n. 212 “Statuto dei diritti del contribuente”, al fine di salvaguardare

 

il diritto del contribuente al contraddittorio, prevede che tutti gli atti dell’Amministrazione

 

finanziaria devono essere motivati e cioè devono indicare le ragioni che stanno alla base della

 

pretesa tributaria. Ciò vale anche per le Cartelle di Pagamento.

 

Infatti, l’art. 7 – legge 212/2000 citata, rubricato “Chiarezza e motivazione degli atti”,

 

recita:«comma 1 – Gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto

 

prescritto dall’art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la motivazione dei

 

provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che

 

hanno determinato la decisione dell’amministrazione. Comma 2 – Gli atti dell’amministrazione

 

finanziaria e dei concessionari della riscossione devono indicare … . Comma 3 – Sul titolo

 

esecutivo va riportato il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in

 

mancanza, la motivazione della pretesa tributaria».

 

Ed ancora, l’art. 17 – legge n. 212/2000, intitolato “Concessionari della riscossione”, prevede

 

che:«Le disposizioni della presente legge si applicano anche nei confronti dei soggetti che

 

 
rivestono la qualifica di concessionari e di organi indiretti dell’amministrazione finanziaria, ivi
 

compresi i soggetti che esercitano l’attività di accertamento, liquidazione e riscossione di

 

tributi di qualunque natura».

 

Inoltre, il D. Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32, contenente disposizioni correttive di leggi tributarie

 

vigenti, a norma dell’art. 16 – legge n. 212/2000, ha apportato con l’art. 8 modifiche al Dpr. n.

 

602/1973, concernente la riscossione dei tributi, stabilendo tutta una serie di adempimenti

 

essenziali, in mancanza dei quali l’iscrizione a ruolo non può avere luogo con conseguente

 

maggiore tutela del contribuente.

 

Sul punto molto esaustiva è stata una sentenza della Corte di Cassazione la quale ha statuito

 

che:«La cartella esattoriale deve indicare espressamente, oltrechè l’ammontare del tributo

 

eventualmente recuperato a tassazione ai sensi dell’art. 36 bis, Dpr. 29 settembre 1973, n. 600,

 

la natura stessa di tale tributo, non competendo al cittadino il quale si veda recapitare una

 

cartella esattoriale priva di qualsiasi riferimento alla natura suddetta, pervenire alla

 

ricostruzione della stessa attraverso operazioni interpretative condotte sulla base di elementi

 

offerti in forma criptica in cartella». (Cfr. Ex Multis: Corte di Cassazione Civile, Sez. I, 20

 

dicembre 1999, n. 14306 – Pres. Cantillo; Corte di Cassazione – Sezione Tributaria, sentenza

 

11 novembre 2003, n. 16875)

 

Con la sentenza n. 18385 del 16 settembre 2005, la Suprema corte ha sancito che “…l’ente

 

impositore ha sempre l’obbligo di chiarire nella cartella esattoriale, sia pure succintamente,

 

le ragioni – intese come indicazione sia della mera causale che della motivazione vera e

 

propria – dell’iscrizione a ruolo dell’importo preteso, in modo da consentire al contribuente

 

un non eccessivamente difficoltoso esercizio del diritto di difesa “atteso che alla cartella di

 

pagamento devono ritenersi comunque applicabili i principi di ordine generale indicati per

 

ogni  provvedimento   amministrativo  dall’art. 3 della L. 7 agosto            1990,                   n..                         241,        e

 

successivamente recepiti, per la materia tributaria, dall’art. 7 della L. 27 luglio 2000, n. 212,

 

ponendosi una diversa interpretazione della norma in insanabile contrasto con gli artt. 3 e 24

 

della Costituzione, tanto più quando la cartella non sia stata preceduta da un motivato avviso

 

di                                                                                                                                                     accertamento”.

 

ALCUNE SENTENZE:

 

§   Sentenza 15 marzo 2010, n. 206 LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI

 

LECCE  Con questa sentenza la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce in linea con le

 

 

applicabili                            i                             principi                             di                             ordine

precedenti pronunce del 2009 e 2010 in materia di notifica della cartella di pagamento, continua
 

nell’opera di strenua difesa del contribuente, occupandosi di trasparenza e diritto di difesa.

 

Appare chiaro che la serie di codici e numeri riportata usualmente nella cartella esattoriale, non

 

consente al destinatario di controllarne la fondatezza nè la dovutezza. Su questo punto si è

 

pronunciato il Giudice di Lecce che ha ritenuto il difetto di trasparenza nella compilazione della

 

cartella esattoriale lesivo del diritto di difesa oltre che posto in essere il violazione del principio

 

di collaborazione e buona fede ai quali si deve improntare l’azione amministrativa. In altre

 

parole, il Giudice ritiene la cartella impugnata illegittima giacchè non vi erano riportate nè le

 

date dell’invio degli avvisi di mora, ritenuti dalla Commissione elementi particolarmente

 

significativi in quanto capaci di rendere effettivo, di dare contenuto concreto al diritto di

 

partecipazione   del contribuente   che,   altrimenti,                        resterebbe                                 lettera                       morta,                     nè                 i                                 calcoli

 

giustificativi degli interessi e, conseguentemente, dell’aggio del concessionario sui quali si basa.

 

  • Nella sentenza la Commissione Tributaria Provinciale di Avellino del 17 marzo 2008

 

dichiara che occorre rispettare il costante indirizzo giurisprudenziale (cfr. Cass. Sez.I 20

 

dicembre 1999 n.14306) che raccomanda all’Amministrazione Finanziaria una chiara

 

motivazione della cartella con cui si effettui un recupero a tassazione ai sensi dell’articolo 36

 

bis DPR 602/1973 in quanto non compete al cittadino pervenire alla ricostruzione della stessa

 

attraverso operazioni interpretative condotte sulla base di elementi offerti in forma criptica in

 

cartella.

 

  •  Sentenza Cassazione 16.5.2007 n. 11251 “Alla cartella  di  pagamento devono ritenersi

 

generale  indicati              per                                       ogni                      provvedimento  amministrativo                  dall’art.               3                      della        L.

 

7  agosto                  1990,                     n.                         241                  (poi       recepiti,               per la       materia               tributaria,       dall’art.                7

 

della  L.            27                          luglio                                  2000,                                n.  212),               ponendosi    una     diversa       interpretazione              in

 

insanabile contrasto               con                gli         artt.               3                                         e                               24    della  Costituzione, tanto  piu’

 

quando tale  cartella  non  sia  stata preceduta  da  un  motivato avviso di accertamento.

 

Pertanto anche nella cartella di pagamento   l’ente   impositore   ha   “l’obbligo  di  chiarire,  

 

sia  pure succintamente, le  ragioni  –  intese  come indicazione sia della mera causale

 

motivazione  

propria  

dell’iscrizione 

 

dell’importo   dovuto,            in                       modo                                  tale                                    da                      consentire                 al                                                 contribuente                   un      non

 

eccessivamente difficoltoso esercizio del diritto di difesa”.

 

  • Con la mancata conoscenza dell’aliquota applicata e dell’importo sui cui è determinato il

 

contributo richiesto, viene a mancare la parte essenziale della motivazione che rende chiara e

 

visibile la “corretta formazione della volontà dell’Ufficio tributario” (Cassazione, 17/6/2002,

 

 

14306                                                                    del                                                                    20/12/1999).

(Cassazione                                    20/12/1999,                                    n.                                      14306).

Si rammenta che i contenuti obbligatori minimi della cartella esattoriale sono il tributo, il
 

periodo d’imposta, l’imponibile e l’aliquota applicata. Tale motivazione minima fornisce al

 

contribuente i riferimenti precisi degli atti che sono stati verificati e dei dati che esso ha

 

esposto in dichiarazione. La mancanza del citato contenuto minimo costituisce violazione di

 

uno dei principi cardini del diritto tributario e importa la nullità dell’atto. L’assenza della

 

motivazione minima lede il diritto di difesa del cittadino contribuente, il quale, non

 

conoscendo i motivi, nonché le somme su cui grava la pretesa azionata nei propri confronti,

 

ha                difficoltà              a               difendere               la                propria                       posizione.

 

La cartella esattoriale, emessa ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973, deve essere

 

fornita di motivazione adeguata, con l’evidenziazione degli eventuali errori di calcolo o di

 

indebite detrazioni o deduzioni rilevati nella dichiarazione, in modo che il contribuente (e

 

anche il giudice) sia messo in grado di comprendere immediatamente, dalla semplice lettura

 

della cartella esattoriale, la causale della richiesta del fisco (Cassazione, sezione I, sentenza n.

 

Le informazioni sul debito, contenute nella cartella esattoriale, mirano ad assicurare al

 

debitore il consapevole esercizio del diritto di difesa, anche in ossequio alle disposizioni

 

previste dalla legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente), i cui articoli 6

 

e 7 garantiscono al contribuente la possibilità di avere esatta conoscenza degli atti a lui

 

destinati e di essere in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali, per

 

potere efficacemente contestarne l’an e il quantum. Questi deve poter verificare l’esattezza

 

dell’operato dell’ufficio allo scopo di comprendere il fondamento della maggiore pretesa;

 

pertanto, una cartella esattoriale priva di motivazione rende illegittima l’iscrizione a ruolo

 

Diviene irrilevante che il contribuente, nonostante la mancanza di motivazione dell’atto,

 

abbia, comunque, argomentato nel merito, ma solo dal punto di vista generale, senza

 

un’appropriata e adeguata difesa di merito, senza avere, cioè, la possibilità di conoscere l’iter,

 

o meglio, il calcolo di come si è giunti all’imposta richiesta (Cassazione, 1/3/1999, n. 1697).

 

Con la mancata conoscenza dell’aliquota applicata e dell’importo, sui cui è determinata

 

l’imposta richiesta, viene a mancare la parte essenziale della motivazione che rende chiara e

 

 
visibile la “corretta formazione della volontà dell’Ufficio tributario” (Cassazione, 17/6/2002,
 

n. 2254), in ossequio a quanto statuisce l’articolo 42 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600.

 

Invero, non sono difese di merito, ma difese di principio, di carattere preliminare, rispetto a

 

una sostanza della controversia che l’immotivata rettifica lascia nel vago, poiché la difesa è

 

fondata sui dati meramente supposti e non reali. Da ciò discende la consequenziale

 

affermazione che l’esercizio del diritto di difesa non costituisce sanatoria del vizio di omessa

 

motivazione dell’atto impugnato. E’ il caso di evidenziare che la motivazione dell’atto deve

 

considerarsi “sostanza” dell’atto stesso e non può che essere contestuale e integrante a esso

 

(Cassazione, 21/4/2001, n. 5924).

 

  • Nulle le cartelle di pagamento sintetiche sono nulle perchè poste in essere in violazione

 

delle disposizioni dello Statuto del Contribuente. Sono nulle, per palese violazione alle

 

disposizioni contenute nello statuto del contribuente (legge n. 212/2000), le cartelle di

 

pagamento che non riportano gli estremi o le motivazioni dell’atto cui si riferiscono.

 

Lo precisa l’ottava sezione della Commissione tributaria regionale del Veneto nel testo

 

della sentenza n. 56/2006 (da poco resa nota), con la quale viene nel solco del costante

 

orientamento giurisprudenziale, ribadita l’illegittimità di quella prassi amministrativa

 

consolidata che si sostanzia nell’emanazione di atti e provvedimenti privi della

 

esposizione dell’iter   logico-giuridico    che    ha    portato   alla                            relativa   adozione,

 

dell’indicazione degli atti e provvedimenti cui si fa riferimento (qualora non siano

 

conosciuti       o                     conoscibili                 dal      contribuente),                         della                    individuazione           del      funzionario

 

responsabile         e        della        sottoscrizione         da        parte        di                                   quest’ultimo.

 

In tutti questi casi, viene rilevato dal collegio, vengono poste in essere palesi violazioni

 

dell’art. 7 dello Statuto del contribuente, che non possono certamente essere giustificate

 

sulla base della semplice conformità              degli               atti              emessi          al                modello       ministeriale.

 

COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONE VENETO Sezione VIII SENTENZA del 8

 

novembre 2006, n. 56

 

  • La Cassazione tributaria, con sentenza Sentenza 16/09/2005, n. 18415, ha avuto modo di

 

osservare che: “L’Amministrazione non può limitarsi a indicare i codici tributo…La

 

cartella esattoriale non può riportare solo i codici del tributo richiesto, lasciando al

 

contribuente l’onere della ricostruzione dell’operato dell’Ufficio attraverso difficili

 

operazioni interpretative di codici e numerazioni.”

 

ATTENZIONE!!! I vizi sulla regolarità formale della cartella sono deducibili con il rimedio

 

dell’opposizione agli atti esecutivi per cui il ricorso va presentato entro 20 giorni dalla notifica.

 

 
Il vizio di motivazione della cartella, costituendo motivo sulla regolarità formale della cartella, è
 

deducibile con il rimedio dell’opposizione agli atti esecutivi.

 

Inoltre con circolare n. 77/E del 3 agosto 2001, in commento alle disposizioni in esame dello

 

Statuto dei diritti del contribuente ed in tema di enunciazione del principio di chiarezza e

 

motivazione degli atti dell’Amministrazione Finanziaria, è stata ribadita la circostanza che

 

gli atti di natura tributaria devono essere motivati con l’indicazione dei presupposti di

 

fatto e delle ragioni di diritto che hanno determinato l’adozione del provvedimento

 

amministrativo

e che, qualora nella motivazione si faccia riferimento ad altro atto,

 

quest’ultimo           deve          essere          allegato         all’atto         che                                    lo               richiama.

 

Si tratta, com’è noto, degli stessi principi che già in precedenza avevano trovato generale

 

accoglienza nell’ordinamento con la Legge 7 agosto 1990, n. 241, recante nuove norme in

 

materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. In

 

base all’articolo 3 della Legge n. 241 del 1990, infatti, è stato previsto che ogni

 

provvedimento amministrativo debba essere congruamente motivato e che, nei casi di

 

motivazione per relationem (ossia quando la motivazione non risulta dal corpo del

 

provvedimento finale, ma dai precedenti atti procedimentali), l’atto da cui risultino le ragioni

 

della          decisione          debba           essere          indicato          e          reso                      disponibile.

 

Pertanto, al fine di stabilire una continuità logico-sistematica con i suddetti principi, il

 

Decreto Legislativo n. 32 del 2001 ha apportato nell’ambito dell’ordinamento tributario una

 

serie di necessarie modifiche ed integrazioni, integrando l’articolo 42 del D.P.R. n. 600 del

 

1973, in materia di accertamento delle imposte sui redditi e modificando l’articolo 56 del

 

D.P.R. n. 633 del 1972, in materia di IVA, con la esplicita previsione di nullità degli atti

 

di accertamento nel caso di inosservanza delle prescrizioni dettate in materia di obbligo

 

della motivazione.

 

 

7. MANCATA SOTTOSCRIZIONE

 

  • La           cartella          di           pagamento          è           atto                di             precetto:

 

la cartella di pagamento è atto di precetto. Tale equipollenza deriva dal confronto della

 

disciplina della cartella di pagamento con quella del precetto, ed in particolare delle norme

 

che    disciplinano     il    contenuto   dei    due    atti,    nonché    gli             effetti               degli                     stessi:

 

 

costituisce                                                                                                                                              precetto.

– ai sensi dell’art. 25 del DPR 602/1973, la cartella di pagamento deve contenere “…
 

l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni

 

dalla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza si procederà ad esecuzione forzata“;

 

– ai sensi dell’art. 480 del C.p.C., il precetto consiste “…nell’intimazione di adempiere

 

l’obbligo risultante dal titolo esecutivo…..con l’avvertimento che in mancanza si procederà a

 

esecuzione                                                                                                                                                     forzata“;

 

– ai sensi dell’art. 50 del DPR 602/1973, così come modificato dall’art. 16 del D. Lgs. n.

 

46/1999, “…il concessionario procede all’espropriazione forzata quando è inutilmente decorso

 

il     termine     di     60      giorni     dalla     notifica     della     cartella           di                pagamento”;

 

– ai sensi delL’articolo 482 del C.p.C. “…non si può iniziare l’esecuzione forzata prima che

 

sia decorso il termine indicato nel precetto“.

 

  • Dalle norme citate si evince chiaramente che la cartella di pagamento è il precetto, con

 

conseguente applicazione alla prima, tranne esplicite deroghe, delle norme del C.p.C. ed in

 

particolare      dell’art.      480,       IV       comma,       e       dell’art.      125                              del               C.p.C.

 

Ai sensi del disposto di tali articoli il precetto deve essere sottoscritto dalla parte (“…tanto

 

nell’originale quanto nelle copie da notificare debbono essere sottoscritti dalla parte”).

 

Si pone in evidenza che con la notifica della cartella di pagamento si realizza la fattispecie

 

prevista dall’art. 479, comma 3, del C.p.C. ai sensi del quale “… il precetto (ossia la cartella

 

di pagamento, N.d.r.) può essere redatto di seguito al titolo esecutivo (ovvero l’iscrizione a

 

ruolo, N.d.R.) ed essere notificato insieme con questo, purchè la notificazione sia fatta alla

 

parte                                                                                                                                                     personalmente“.

 

L’equipollenza del precetto con la cartella di pagamento, nonché la necessità della firma della

 

seconda, è stata più volte ribadita dalla giurisprudenza ed in particolare nelle seguenti

 

sentenze: Cassazione, sez. Trib., sentenza n. 11227; C.T.R. del Veneto, sezione VI, sentenza

 

n.       153/1997;      CTP       di       Padova,       sezione      I,       sentenza             n.                       325/1999.

 

In queste occasioni la giurisprudenza ha sancito l’equipollenza tra l’avviso di mora e il

 

precetto, con conseguente applicazione al primo della disciplina relativa al precetto.

 

Oggigiorno non essendo più previsto l’avviso di mora, tranne il caso di mancato inizio

 

dell’azione di esecuzione entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, le sue

 

funzioni sono esplicate dalla cartella di pagamento che quindi, al pari dell’avviso di mora,

 

La conclusione di quanto detto è che se la cartella di pagamento non contiene la firma
 

 
del       rappresentante         del       concessionario        la       stessa                è                                    inesistente.  

nullità della cartella per omessa sottoscrizione della stessa;

 

Circa la natura della cartella esattoriale, dalla lettura in combinato disposto dell’art. 25

 

DPR 602/73 (secondo cui la cartella deve contenere “l’intimazione ad adempiere l’obbligo

 

risultante dal ruolo entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione, con l’avvertimento

 

che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata), dell’art. 480 c.p.c. (secondo cui il

 

precetto consiste   “…nell’intimazione    di   adempiere l’obbligo                     risultante                                           dal                          titolo

 

esecutivo…con l’avvertimento che in mancanza si procederà ad esecuzione forzata”), dell’art.

 

50 DPR 602/73, come modificato dall’art. 16 D.L.vo 46/99 (“il concessionario procede

 

all’espropriazione forzata quando è inutilmente decorso il termine di 60 giorni dalla notifica

 

della cartella di pagamento”) emerge che la stessa è un atto di precetto e, in quanto tale va

 

sottoscritta dal rappresentante del concessionario a pena di inesistenza tanto nell’originale

 

quanto nelle copie da notificare, come previsto dagli artt. 480/4 e 125 c.p.c. (CTR Veneto,

 

sez. IV, n.153/97; CTP Padova, Sez. I, n.325/99; Cass. Sez. Trib. N.11227).

 

In che modo l’ente impositore può dimostrare l’avvenuta sottoscrizione del ruolo?

 

A decorrere dal 1° gennaio 2006 è entrato in vigore il “Codice dell’amministrazione digitale”

 

(D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82), che fornisce una definizione della firma elettronica ancora più

 

dettagliata rispetto alla precedente normativa, indicando, in particolare, le specifiche modalità di

 

riproduzione proprio al fine di garantire, in ogni momento, la sua autenticità in riferimento al

 

soggetto legittimato ad apporla.

 

Risultano, nello specifico, disciplinate due forme di firma elettronica, la firma cosiddetta digitale

 

e quella autenticata.

 

Articolo 24 – definizione di firma digitale

 

1. La firma digitale deve riferirsi in maniera univoca ad un solo soggetto ed al documento o

 

all’insieme di documenti cui è apposta o associata.

 

2. L’apposizione di firma digitale integra e sostituisce l’apposizione di sigilli, punzoni, timbri,

 

contrassegni e marchi di qualsiasi genere ad ogni fine previsto dalla normativa vigente.

 

3. Per la generazione della firma digitale deve adoperarsi un certificato qualificato che, al

 

momento della sottoscrizione, non risulti scaduto di validità ovvero non risulti revocato o

 

sospeso.

 

4. Attraverso il certificato qualificato si devono rilevare la validità del certificato stesso, nonché

 

gli elementi identificativi del titolare del certificatore e gli eventuali limiti d’uso.

 

Articolo 25 – definizione di firma autenticata
 

 
1. Si ha per riconosciuta, ai sensi dell’articolo 2703 del Codice Civile, la firma digitale o altro  

tipo di firma elettronica qualificata autenticata dal notaio o da altro pubblico ufficiale a ciò

 

autorizzato.

 

I termini adottati dal legislatore inducono a ritenere che l’utilizzo di forme elettroniche di

 

sottoscrizione di un documento siano incentivate, ma a condizione che vengano impiegate

 

modalità idonee a garantire in qualsiasi momento la paternità e l’autenticità della sottoscrizione

 

digitale.

 

Applicando i predetti principi all’esecuzione erariale ne deriva che, in caso di contestazione

 

giudiziaria del ruolo, la prova della sua sottoscrizione consiste nell’identificazione certa del suo

 

autore, al fine di constatarne la legittimazione in base all’articolo 12 del DPR 602/73 (“Il ruolo è

 

sottoscritto, anche mediante firma elettronica, dal titolare dell’ufficio o da un suo delegato”).

 

Tale prova, in caso di sottoscrizione manuale, si risolve nella produzione del documento cartaceo

 

che la contiene.

 

Nel caso, invece, di sottoscrizione mediante firma elettronica, l’Amministrazione sarà tenuta a

 

provare, sulla base delle disposizioni dettate dal “Codice dell’amministrazione digitale”, chi sia

 

stato l’autore della stessa, affinché la sua paternità possa essere attribuita ad un soggetto

 

legittimato, ossia al titolare dell’ufficio o ad un suo delegato.

 

Ma non finisce qui.

 

Infatti, in caso di sottoscrizione da parte di chi sia stato delegato dal titolare dell’ufficio,

 

incomberà sull’Amministrazione anche l’onere della produzione della delega, al fine di verificare

 

la sussistenza dei presupposti sanciti dal legislatore per l’esercizio del potere di delega da parte

 

dei dirigenti della pubblica amministrazione. Ai sensi dell’articolo 17, comma 1 bis, del D.Lgs. 30

 

marzo 2001 n. 165 il potere di delega dei dirigenti è subordinato alla ricorrenza di particolari

 

condizioni, cumulativamente prescritte. In particolare, viene sancito che la delega può essere

 

rilasciata “con atto scritto e motivato” e per specifiche e comprovate ragioni di servizio”,

 

nonché ” per un periodo di tempo determinato”.

 

In buona sostanza e sotto il profilo pratico, nel giudizio di opposizione dovremo contestare, oltre

 

alla data di consegna del ruolo, anche la mancanza della sottoscrizione di esso da parte di un

 

soggetto legittimato.

 

Il giudice investito dell’opposizione alla cartella esattoriale, quando vi sia contestazione

 

dell’opponente e l’ente impositore non fornisca la relativa prova certa, dovrà necessariamente

 

accogliere il ricorso ed annullare la cartella di pagamento per intervenuta decadenza dell’azione

 

esecutiva e per illegittima iscrizione a ruolo.

 

 
In ogni caso, non si può ritenere assolto l’onere della prova relativo alla sottoscrizione del ruolo e
 

alla data di consegna di esso mediante la semplice produzione della stampa della schermata a

 

video dei dati contenuti nell’elaboratore elettronico e relativi al ruolo, anche se essi riportassero,

 

tra le altre informazioni, la data della sua sottoscrizione. Ciò si risolverebbe in una palese

 

riduzione della portata della disciplina dettata dal “Codice dell’amministrazione digitale” e,

 

quindi, della volontà del legislatore        di                  consentire                  l’utilizzo           di    modalità     elettroniche       di

 

sottoscrizione degli atti amministrativi purché venga garantita la prova dell’effettiva sua

 

apposizione e della legittimazione del suo autore. In particolare, perderebbe rilevanza la

 

definizione di firma digitale, nonché le modalità della sua apposizione, dettate dall’articolo 24 del

 

“Codice dell’amministrazione digitale”, di cui sopra.

 

Questa considerazione risulta ancora più legittima se si considera che il legislatore ha definito il

 

termine di “validazione”   dei documenti informatici               come                   “il                              risultato              della              procedura

 

informatica, con cui si attribuisce, ad uno o più documenti informatici, un riferimento temporale

 

opponibile ai terzi” (art. 1 n. bb del Codice dell’amministrazione digitale). Il successivo articolo

 

44 stabilisce che la validazione si effettua mediante l’apposizione di una marca temporale

 

generata da un apposito sistema elettronico sicuro in grado di apporre anche la sottoscrizione

 

digitale.

 

In particolare, l’articolo 44 sancisce che:

 

1. “Una evidenza informatica è sottoposta a validazione temporale con la generazione di una

 

marca temporale che le si applichi;

 

2. “Le marche temporali sono generate da un apposito sistema elettronico sicuro in grado

 

a) mantenere la data e l’ora conformemente a quanto richiesto dal presente decreto;

 

b) generare la struttura di dati secondo quanto specificato negli articoli 45 e 48;

 

c) sottoscrivere digitalmente la struttura di dati.

 

La “validazione” delle evidenze informatiche costituisce, quindi, l’esplicazione di unamodalità di

 

apposizione della sottoscrizione elettronica, ma deve possedere lecaratteristiche previste dalla

 

disciplina                                                                    innanzi                                                                                           illustrata.

 

E’ interessante ricordare la pronuncia della Commissione Tributaria Regionale dellaPuglia 27

 

febbraio 2006, nella quale viene sancito che “… la indicazione contenuta nella cartella non è

 

coperta da fede privilegiata e deve essere provata da parte dell’ente impositore; tale prova non può

 

essere fornita con la produzione dei dati contenuti nell’elaboratore dell’anagrafe tributaria in

 

quanto non si tratta di altro che degli stessi dati contenuti nella cartella. Né si può ammettere che

 

una circostanza risulti provata solo perché una parte del processo dichiari che è così.
 

 

dei                                                  giudice                                                  di                                                  me-rito

Irpef                                  ed                                  Ilor                                  anni                                  1982-1986)

Significherebbe ammettere che un processo potrà essere definito unicamente sulla base di una  

dichiarazione unilaterale, il che renderebbe inutile il processo stesso.

 

Va ribadito che di nessun ausilio sono i flussi dei ruoli che non sono altro che la stampa di una

 

videata dei dati contenuti nell’elaboratore della concessionaria. La stessa videata, proprio perché

 

di parte e non coperta da alcuna fede privilegiata, non può assumere valore di prova delle

 

circostanze contestate dai contribuenti“.

 

Un’ulteriore questione si pone relativamente alla possibilità di chiedere al giudice l’ordine

 

esibizione ex art. 210 c.p.c. della documentazione probatoria della data di consegna delruolo

 

all’agente per la riscossione.

 

A mio parere, poiché l’onere della prova è a carico dell’amministrazione, non deve essere

 

l’opponente a proporre una siffatta istanza, né dovrebbe essere il giudice a disporlad’ufficio,

 

sostituendosi alla parte, ma questi dovrebbe prendere atto semplicemente chel’opposto non ha

 

fornito la prova che la notifica è avvenuta nei due anni dalla                  consegna del  ruolo              e,

 

conseguentemente, annullare la cartella esattoriale.

 

La mancata sottoscrizione degli avvisi di mora

 

ATTI TRIBUTARI – Avviso di mora – Mancata sottoscrizione – Nullità – Esclusione – Valutazione

 

La riferibilità dell’atto amministrativo all’organo competente ad emanarlo se non risulta chiaramente

 

dal timbro e dalla firma del funzionario responsabile – l’autografia della quale non è requisito di

 

esistenza giuridica dell’atto stesso -, deve essere, in caso di contestazione sul punto da parte

 

dell’interessato, accertata dal giudice. Perciò, in caso di mancanza o illeggibilità [equiparabile sotto

 

il profilo della (ir)riconoscibilità della provenienza dell’atto, all’ipotesi di mancanza della firma]

 

della sottoscrizione di un avviso di mora, il giudice deve, qualora sorga contestazione fra le parti

 

circa la provenienza e la regolarità dell’atto, accertare, con giudizio di fatto, la riferibilità dell’atto

 

stesso all’autorità legittimata ad emanarlo (viene perciò cassata la sentenza di merito che aveva

 

ritenuto che la mancanza di sottoscrizione fosse, di per sé, causa di inesistenza dell’avviso di mora,

 

senza alcuna indagine sulla provenienza dell’atto) . (Oggetto della controversia: avviso di mora

 

  (CASSAZIONE, Sez. trib. – Sent. n. 4923 del 16 gennaio 2007, dep. Il 2 marzo 2007)  

 
 

comma 4 ter dell’articolo 36

8.      MANCATA      INDICAZIONE      DEL             RESPONSABILE                                        DEL  

PROCEDIMENTO

 

ATTENZIONE: la legge di conversione del decreto mille proroghe del 2008, ha introdotto al

 

:“La causa di nullità di una Cartella di pagamento priva

 

dell’indicazione del responsabile del procedimento viene riconosciuta solo dal 1 giugno

 

2008”. Finalmente la Commissione Tributaria Regionale del Veneto con ordinanza n.8

 

dell’11/03/2008 ha portato la questione di legittimità costituzionale del decreto mille proroghe

 

innanzi alla Corte Costituzionale attendiamo l’esito.

 

La cartella esattoriale priva dell’indicazione del responsabile del procedimento è da considerare

 

illegittima e quindi nulla.

 

 L’importante principio è contenuto nella recente sentenza n. 230/1/08 depositata il 21 maggio

 

2008 emessa dalla Commissione tributaria regionale Lazio (Sez. 1) in cui viene affermato in

 

modo innovativo che – in conformità a quanto statuito dalla ordinanza n. 377/07 della Corte

 

Costituzionale -, gli atti dei concessionari della riscossione “devono tassativamente indicare, tra

 

l’altro, il responsabile del procedimento”. [1]

 

L’art. 7, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente) stabilisce che gli

 

atti dell’amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono tassativamente

 

indicare, tra l’altro, il responsabile del procedimento. Successivamente a detta previsione

 

normativa contenuta nello Statuto del contribuente i giudici delle leggi [2] hanno disposto la

 

manifesta infondatezza della questione di legittimità in merito alla sollevata questione di

 

legittimità dell’art. 7, comma 2, lettera a), legge n. 212/00, nella parte in cui prevede che gli atti

 

dei concessionari della riscossione “devono essere tassativamente indicare, fra l’altro, il

 

responsabile del procedimento.

 

Su detta questione è intervenuto il legislatore che, uniformandosi a quanto statuito dalla Corte

 

Costituzionale, con l’art. 4-ter del d.l. 31 dicembre 2007, n. 248 (cosiddetto Milleproroghe)

 

legge 28 febbraio 2008, n. 31,  ha previsto che a decorrere dal 1° giugno 2008 le cartelle

 

esattoriali devono contenere, a pena di nullità, l’indicazione del responsabile del procedimento

 

di iscrizione, nonché quello di emissione e notificazione della cartella stessa.

 

Prima della citata norma le Commissioni Tributarie Bari e Lecce avevano sostenuto

 

(sentenza   n.   517/2/07   e   sentenza   n.   445/4/07)   che   il                       concessionario      DEVE
 

 

se emessa prima del 1 giugno 2008

il Direttore dell’Ufficio locale o un suo delegato.

17                                        dello                                        stesso                                        provvedimento.

notificato                                                                  o                                                                    comunicato

–                             il                             responsabile                              del                             procedimento

NECESSARIAMENTE INDICARE LE GENERALITA’ DEL RESPONSABILE del  

procedimento nella sezione della cartella destinata alle informazioni su quando e come

 

presentare il ricorso contro il ruolo e, più nello specifico, nella parte dedicata alle indicazioni

 

sulla richiesta di informazioni e di riesame in autotutela dello stesso.  A poco serve anche

 

l’espediente adottato dalle Entrate che si limita semplicemente ad indicare come responsabile

 

Secondo i giudici tributari rileva solo

 

l’indicazione precisa ed esplicita del NOME e del COGNOME del funzionario

 

Illegittimità della cartella di pagamento per vizi propri della stessa in quanto emessa in

 

violazione dell’art.7 , secondo comma, lettera a) della Legge 27 luglio 2000 n.212. e dell’art.

 

Prevede l’art. 7, 2° comma, lettera a) della L.212/00, che “gli atti dell’amministrazione

 

finanziaria e dei concessionari della riscossione devono TASSATIVAMENTE indicare:

 

– l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto

 

ATTENZIONE! La comissione tributaria provinciale di Messina Sez. VIII, con sentenza 11

 

giugno 2008 ha stabilito che  è nulla la cartella priva dell’indicazione del responsabile anche

 

purchè sia stata proposta la specifica eccezione (vd.

 

corriere tributario nr. 29 pag. 2379).

 

 

9. LE SANZIONI SU DEBITI CONTRIBUTIVI: evasione ed omissione

 

A) L’evasione contributiva.

 

Si verifica in caso di registrazioni contabili o denunce obbligatorie false, finalizzate

 

all’occultamento di rapporti di lavoro o di retribuzioni erogate (ad esempio, mancata

 

iscrizione dell’azienda all’INPS, mancata iscrizione dei dipendenti, retribuzioni c.d. “fuori

 

busta”) e in tutti gli altri casi in cui l’importo dei contributi previdenziali dovuti non è

 

rilevabile da nessuna registrazione o denuncia obbligatoria prevista dalla legge1

 

 
Le “denunce obbligatorie” sono le comunicazioni che i soggetti obbligati devono effettuare
 

nei confronti degli enti previdenziali2

 

Le “registrazioni obbligatorie” sono le annotazioni che i soggetti obbligati devono fare nei

 

libri di cui è obbligatoria la tenuta3

 

Quando ricorre tale fattispecie si applica la sanzione civile, determinata in ragione d’anno, in

 

misura pari del30% dei contributi evasi.

 

Tale sanzione deve essere calcolata fino alla data di pagamento di quanto dovuto e non può

 

essere superiore al 60% dell’importo dei contributi evasi (c.d. tetto).

 

Dopo il raggiungimento del suddetto tetto massimo senza che si sia provveduto al pagamento,

 

sulla sorte contributiva maturano anche gli interessi di mora.

 

B) L’omissione contributiva.

 

Si verifica quando l’importo del mancato versamento è rilevabile dalle denunce e/o

 

registrazioni contabili obbligatorie4

 

Appare utile specificare alcune ipotesi in cui tale fattispecie ricorre:

 

– quando, a fronte della regolarità delle denunce e delle registrazioni obbligatorie, manca solo

 

il pagamento dei contributi;

 

– quando manca solo la denuncia mensile connessa al pagamento dei contributi, ma risulta

 

possibile ugualmente desumere l’ammontare dei contributi dovuti dalle denunce annuali o

 

dalle altre registrazioni obbligatorie5

 

Se ricorre tale fattispecie si applica la sanzione, determinata in ragione d’anno, in misura

 

pari al tasso ufficiale di riferimento (TUR),più una maggiorazione del 5,5%.

 

In tal caso, il tetto massimo è del 40% dell’importo dei contributi non versati.

 

Dopo il raggiungimento del suddetto tetto massimo senza che si sia provveduto al pagamento

 

sulla sorte contributiva maturano anche gli interessi di mora.

 

DISTINZIONE TRA EVASIONE E OMISSIONE CONTRIBUTIVA

 

 

disgiuntiva “o” (“registrazioni o

La norma di riferimento per distinguere le due fattispecie è l’art.116 comma 8 legge
 

n.388/2000 che testualmente recita:

 

“ I soggetti che non provvedono…al pagamento dei contributi o premi…ovvero vi

 

provvedono in misura inferiore a quella dovuta, sono tenuti:

 

nel caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi, il cui ammontare è

 

rilevabile dalle denunce e/o registrazioni obbligatorie…al pagamento di una sanzione

 

civile…;

 

in caso di evasione connessa a registrazioni odenunce obbligatorie omesse o non

 

conformi al vero, cioè nel caso in cui il datore di lavoro, con l’intenzione specifica di non

 

versare contributi o premi, occulta rapporti di lavoro in essere ovvero le retribuzioni erogate,

 

al pagamento di una sanzione civile…”6

 

La sentenza citata nelle note 1 e 4 ha riassunto i due diversi orientamenti emersi dalle

 

sentenze della Corte di Cassazione in materia.

 

Secondo un primo orientamento (sentenze nnn.1552 e 5386 del 2003), basato soprattutto

 

sull’interpretazione letterale della norma, per l’integrazione della fattispecie di evasione è

 

sufficiente che sia omesso uno degli adempimenti obbligatori, in quanto la norma utilizza la

 

denunce obbligatorie”).

 

L’altro orientamento (sentenza n.533/2003), fondato su un’interpretazione teleologica, poggia

 

sul criterio della pericolosità sociale della condotta: quando è possibile rilevare l’ammontare

 

dei contributi non versati basandosi sui dati indicati dallo stesso contribuente in denunce o

 

registrazioni obbligatorie, ricorre l’ipotesi meno grave dell’omissione; per contro, la

 

mancanza di dati contabili relativi al rapporto di lavoro indica la presenza della fattispecie di

 

evasione.

 

Tale orientamento è avvalorato dal fatto che la norma richiede il dolo specifico dell’evasione

 

(“intenzione specifica di non versare contributi o premi”); tale elemento psicologico si può

 

agevolmente escludere nel caso in cui il contribuente effettua regolarmente le denunce e le

 

registrazioni   obbligatorie,   manifestando   così   una   volontà contraria                             all’occultamento

 

dell’attività o del rapporto di lavoro.

 

La sentenza n. 14727/2003 accoglie tale ultime conclusioni.

 

 

normativa ovvero dall’interpretazione non univoca

   9.2 RIDUZIONE O INAPPLICABILITA’  DELLE SANZIONI CIVILI   

le sanzioni tributarie non sono applicabili allorché la violazione discende da incertezza

 

delle disposizioni tributarie accertata

 

dal giudice, ai sensi dell’art. 8 D Lgs n. 546 del 1996

 

Il principio di cui sopra è contenuto anche nella sentenza n. 26142 del 13 dicembre 2007 con

 

cui la Corte di Cassazione ha ribadito che la situazione di obiettiva incertezza della norma

 

determina l’esclusione dell’applicabilità delle sanzioni .

 

Il citato art. 8, che riproduce quanto contenuto nell’art. 39-bis del D.P.R n. 636 del 1972,

 

stabilisce che la commissione tributaria dichiara la non applicabilità delle sanzioni non penali

 

nel caso in cui la violazione è giustificata condizioni di incertezza sulla portata e

 

sull’applicazione della norma a cui si riferisce. Tale disposizione contiene, quindi, l’esimente

 

in tema di sanzioni amministrative (sanzioni non penali) per la violazione delle disposizioni

 

tributarie che assume rilievo allorché la disciplina normativa si articoli in una pluralità di

 

prescrizioni, il cui coordinamento risulti concettualmente difficoltoso per l’equivocità del loro

 

contenuto derivante da elementi positivi di «confusione» ovvero dalla equivocità di singole

 

prescrizioni. Per sanzioni non penali (o amministrative) devono intendersi le pene pecuniarie,

 

le sanzioni accessorie, nonché le soprattasse in quanto queste ultime hanno natura meramente

 

afflittiva e non meramente risarcitoria.

 

Peraltro anche la legge n. 212 del 2000 all’Art. 10 stabilisce che: “le sanzioni non sono

 

comunque irrogate allorché la violazione è legata ad obiettive condizioni di incertezza

 

sull’ambito e la portata di applicazione della disposizione tributaria (Vd. Anche Comm. trib.

 

reg. Roma, sez. XIX, 12 luglio 2005, n. 146).

 

 (Art.116 commi 15 e 16 legge n.388/2000 e Circolare INPS n.88/2002)

 

La riduzione delle sanzioni è prevista solo se ricorre la fattispecie di omissione e nei seguenti

 

casi espressamente previsti dalla legge:

 

rilevanti, oggettive incertezze connesse a contrastanti o sopravvenuti diversi orientamenti

 

giurisprudenziali o amministrativi (art.116 c.15 lett.a);

 

fatto doloso del terzo denunciato all’Autorità giudiziaria;

 

aziende in crisi con richiesta di cassa integrazione guadagni;

 

aziende in fase   di riorganizzazione,   riconversione,   ristrutturazione,                   che           abbiano

 

particolare rilevanza sociale ed economica nell’ambito territoriale e il cui stato di crisi sia

 

accertato dagli ispettori del Ministero del Lavoro;

 

 
aziende sottoposte a procedure concorsuali;
 

enti non economici, enti, fondazioni e associazioni senza finidi lucro, nel caso in cui

 

l’inadempienza contributiva sia dipesa da ritardata erogazione di contributi pubblici previsti

 

per legge o convenzione.

 

 MISURA DELLA RIDUZIONE DELLE SANZIONI

 

Le sanzioni, nei suddetti casi, possono essere ridotte fino alla misura degli interessi legali

 

(attualmente 2,5%) vigenti alla data della presentazione dell’istanza oppure fino alla misura

 

degli interessi legali maggiorati del 50%, secondo i seguenti criteri:

 

livello di correttezza del comportamento pregresso dell’azienda in relazione agli obblighi

 

contributivi;

 

correntenza dei versamenti contributivi;

 

situazione patrimoniale complessiva;

 

rilevanza delle cause che hanno determinato il mancato pagamento dei contributi;

 

riflessi sui livelli occupazionali;

 

importo delle somme da recuperare;

 

incidenza della concessione rispetto alle possibilità di recuperare il credito.

 

9. 3 LA NULLITA’ E ANNULLABILITA’ DELLE SANZIONI

 

L’art. 16, comma 2, del D.Lgs. n. 472 del 18 dicembre 1997 stabilisce che l’atto di

 

contestazione delle sanzioni (sia esso contestuale all’avviso di accertamento o costituisca un

 

atto autonomo) deve contenere l'”indicazione, a pena di nullità, dei fatti attribuiti al

 

trasgressore, degli elementi probatori, delle norme applicate, dei criteri che ritiene di seguire

 

per la determinazione delle sanzioni e della loro entità nonché dei minimi edittali previsti

 

dalla legge per le singole violazioni …”. La mancanza o l’insufficienza nell’atto degli

 

elementi indicati nella norma conduce alla nullità della contestazione della sanzione;

 

pertanto, in relazione alla descrizione dei fatti costituenti l’illecito tributario, all’indicazione

 

delle fonti probatorie, eccetera, si applica il regime delle nullità assolute.

 

L’art. 5 dello statuto dell’illecito tributario dispone che “Nelle violazioni punite con sanzioni

 

amministrative ciascuno risponde della propria azione od omissione, cosciente e volontaria,

 

sia essa dolosa o colposa …”. In altri termini, per applicare una misura punitiva tributaria

 

occorre necessariamente che:

 

 
a) vi sia identità soggettiva tra l’autore della violazione (o chi ne ritrae l’utile) e il percosso
 

dalla sanzione;

 

 b) l’imputazione soggettiva all’autore della violazione sia qualificata da dolo o almeno da

 

9.4 SANZIONI TRIBUTARIE LA INTRASMISSIBILITA’ AGLI EREDI

 

Dottrina e giurisprudenza di merito,  hanno sempre concordato nello stabilire che la pena

 

pecuniaria, comminata per la violazione della legge tributaria, non si trasmette agli eredi

 

dell’autore della violazione, essendo applicabile anche alle pene pecuniarie previste per

 

violazioni delle leggi finanziarie non depenalizzate la norma della non trasmissibilita‘ di cui

 

all’art. 7 della L. 24 novembre 1981, n. 689.In realta‘ non sembra necessario il richiamo alla

 

L. n. 689 per affermare l’intrasmissibilita‘ della pena pecuniaria agli eredi del trasgressore di

 

leggi tributarie. Il principio, anche se non espressamente stabilito, e‘ insito nella L. n. 4 del

 

1929   ed il legislatore,   forse per evitare nella piu‘   recente              materia                       delle sanzioni

 

amministrative   il   ripetersi di   interpretazioni   contrastanti,   ha                                  ritenuto         di   introdurre

 

esplicitamente nelle leggi n. 706 del 1975 e n. 689 del 1981 quella disposizione di

 

intrasmissibilita‘ che, quantunque non espressa, e‘ tuttavia connaturata nella legge del

 

1929.Gli artt. 3 e 15 della L. 7 gennaio 1929, n. 4 esplicitamente considerano la pena

 

pecuniaria nascente dalla violazione, per cui l’obbligazione per il pagamento della pena

 

pecuniaria sorge al momento della violazione ed il successivo provvedimento di irrogazione

 

costituisce non un provvedimento costitutivo, ma un semplice provvedimento di liquidazione

 

di un’obbligazione gia‘ sorta, con valore dichiarativo (Cassazione 30 novembre 1985, dec. n.

 

5980). Ne deriva, in relazione a tale natura, che deve ritenersi fondata la concezione che

 

considera non trasmissibile agli eredi la pena pecuniaria, di guisa che la sua applicazione e

 

determinazione in concreto non puo‘ non avvenire che nei confronti dell’autore della

 

violazione. Se, pertanto, esiste un principio presuntivo di carattere generale di non

 

trasmissibilita‘ agli eredi della sanzione pecuniaria, gia‘ nella stessa L. n. 4/1929 si sarebbe

 

dovuto sancire, per la sua trasmissibilita‘, una regola espressa contraria al detto principio, che

 

invece nella legge del 1929 manca del tutto.Espressione di tale principio generale di

 

intrasmissibilita‘ e‘ stato, invero, confermato nella disposizione contenuta nell’art. 7 della

 

succitata legge di depenalizzazione n. 689/1981, che sancisce l’intrasmissibilita‘ agli eredi

 

dell’obbligo di pagare le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa, posto che l’art. 12

 

della stessa legge stabilisce che i principi ivi contenuti sono applicabili in tutti i casi in cui

 

“non sia diversamente stabilito”.Motivo di ulteriore convincimento e delle affermazioni del

 

 
ricorrente deriva dall’art. 39 della stessa L. n. 689/1981 nel sancire che alle violazioni
 

finanziarie depenalizzate si applicano le disposizioni della L. n. 4/1929 “salvo che sia

 

diversamente disposto da leggi speciali”. E poiche‘ la L. n. 4/1929 non contiene alcuna norma

 

contraria al principio generale di intrasmissibilita‘ della pena pecuniaria, la quale e‘ affine alla

 

sanzione pecuniaria amministrativa, ne discende che “in mancanza di espressa diversa

 

disciplina sul punto contenuta nella legge speciale, la normativa della L. n. 689 e,

 

specialmente, i principi generali da essa codificati debbono ritenersi applicabili”, dal

 

momento che il principio generale di intrasmissibilita‘ appare coessenziale alla natura della

 

sanzione ed e‘ prevista dall’art. 7 della L. n. 689/1981, non potendo l’applicazione di un

 

principio generale essere escluso se non da una contraria espressa previsione normativa. Ved.

 

Commissione Tributaria di Monza  primo grado 14 aprile 1994 Numero 1130 Tale

 

interpretazione e’ stata alla fine recepita dall’art. 8 D.Lgs. n. 472/1997 che  prevede, in linea

 

con l’art. 7 della legge n. 68 9 del 1981,la non trasmissibilità della sanzione agli eredi

 

dell’obbligazione avente ad oggetto il  pagamento. Questa  disposizione  non  fa  venir  meno

 

la responsabilità degli obbligati  in  solido  che,  come  si  dirà,  assume particolare rilevanza

 

nel nuovo sistema  sanzionatorio  anche  quando  la morte  dell’autore  della  violazione  si

 

sia  verificata  anteriormente all’irrogazione della sanzione,  secondo  l’espressa  prescrizione

 

della delega.

 

 

10. MANCATA INDICAZIONE DEL TERMINE PER IMPUGNARE

 

La Cartella di pagamento non indica il termine entro il quale il contribuente può fare

 

opposizione? È valida. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che con sentenza del 26 giugno

 

2009 n.15143 ha precisato, facendo espresso riferimento alla giurisprudenza in materia, che

 

“la mancata indicazione nell’atto amministrativo del termine d’impugnazione e dell’organo

 

dinanzi al quale può essere proposto ricorso, prevista dall’art.3, comma 4, l.7 agosto 1990

 

n.241, non inficia la validità dell’atto, ma comporta sul piano processuale il riconoscimento

 

della scusabilità dell’errore in cui si eventualmente incorso il ricorrente, con conseguente

 

riammissione in termine per l’impugnativa, ove questa sia stata proposta tardivamente

 

(Cassazione civile, sez. trib. 6 settembre 2006, n.19189) e tale principio – continua la Corte –

 

può ritenersi applicabile pur in esito all’entrata in vigore dell’art.5 della legge n.21/2000, dal

 

momento che, in ogni caso, la norma non prevede espressamente la nullità dell’atto tributario

 

per il sol fatto che le richiesta indicazioni non siano presenti”

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

11 TASSA AUTOMOBILISTICA

 

 Il termine per l’ACCERTAMENTO della tassa automobilistica dovuta è fissato dall’art. 5 l. n.

 

53/1983 e dall’art. 94 co. 1 l.r. n. 10/2003 al 31 dicembre del 3^ anno successivo all’ultimo giorno

 

utile per il pagamento. Tuttavia, l’art. 37 d.l. n. 269/03, convertito in l. n. 326/03, ha prorogato i

 

termini per l’accertamento dei tributi de quibus per gli anni 2000/01/02 al 31 dicembre 2005. Per il

 

2003 il termine per l’accertamento è il 31 dicembre 2006.

 

Per ciò che concerne invece la RISCOSSIONE (ergo Equitalia e cartelle), l’art. 94 comma 3 l.r.

 

10/03 dice(va) che entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è

 

divenuto definitivo, devono essere resi esecutivi i ruoli coattivi..”. Di conseguenza, i ruoli per gli

 

anni 2000/01/02 dovevano essere resi esecutivi entro il 31/12/08 e quelli per l’anno 2003 entro il

 

31/12/2009.

 

Ora, il difficile problema di collegamento normativo si pone sulla NOTIFICA di tali cartelle. Sino

 

alla legge cd. finanziaria 2007 (l n. 296/06, art. 1 co. 161-167, che ha modificato le norme relative

 

alla riscossione dei tributi locali), non vi era una scadenza ope legis per la notifica della cartella

 

esattoriale, ma solo quella per la formazione del ruolo. Con tale novella legislativa, invece, si è

 

stabilito che dal momento in cui l’accertamento è divenuto definitivo (id est 60 giorni dalla notifica

 

dell’avviso se questo non sia stato opposto ovvero la pretesa tributaria non sia stata versata), il

 

debito venga iscritto a ruolo e diventi titolo esecutivo da notificarsi al contribuente entro il 31/12 del

 

terzo anno successivo.

 

Conseguentemente, la finanziaria 2007 ha de facto eliminato i termini per l’iscrizione a ruolo

 

stabilendo scadenze perentorie per la notifica del titolo esecutivo (cartella).

 

 

12. L’IPOTECA

 

L’iscrizione dell’ipoteca esattoriale e’ illegittima senza la valida notifica della cartella,

 

Commissione Tributaria                           Provinciale         di  Napoli                               Sez.                15                    Sentenza    n.     482/15/2007

 

Depositata il 15/10/2007 su ricorso di V.C. difeso dal Dott. Giuseppe Marino.
 

 

addebiti                                             di                                              diversa                                              natura.

Ricevuto l’avviso di trascrizione dell’ipoteca sulla casa, ci sono 6 mesi di tempo per pagare,
 

poi l’esattoria procede. Alcuni concessionari mandano questi atti per posta ordinaria,

 

quando devono essere notificati e addebitano le spese di iscrizione e cancellazione

 

quando sono esenti da imposte e tasse ex art. 16 del D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46,

 

modificativo dell’art. 47 del D.p.r. 602/73.

 

Cosa fare.

 

La prima cosa da verificare e’ se le cartelle esattoriali a cui si riferisce l’ipoteca, sono state

 

realmente notificate, se non e’ cosi’ bisogna fare subito ricorso alla Commissione Tributaria o

 

al Giudice ordinario.

 

art. 76 dpr. 602/1973: Il concessionario può procedere all’espropriazione immobiliare

 

se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila

 

. Tale limite può essere aggiornato con decreto del Ministero delle finanze. 2. Il

 

concessionario non procede all’espropriazione immobiliare se il valore del bene, determinato a

 

norma dell’art. 79 e diminuito delle passività ipotecarie aventi priorità sul credito per il quale

 

si procede, è inferiore all’importo indicato nel comma 1.

 

Il successivo art. 77, stabilisce che decorso inutilmente il termine di cui all’art. 50,

 

comma 1 (pari a 60 giorni dalla notifica della cartella), il ruolo costituisce titolo per iscrivere

 

ipoteca sugli immobili.

 

se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il cinque per cento

 

del valore dell’immobile da sottoporre ad espropriazione, determinato a norma dell’art. 79 del

 

D.P.R. n. 602 del 1973, il concessionario, prima di procedere all’esecuzione, deve iscrivere

 

ipoteca e, solo dopo che siano decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato

 

estinto, può procedere all’espropriazione .

 

GIUDICE COMPETENTE

 

Bisogna verificare se le cartelle di pagamento cui è seguito il fermo amministrativo o l’iscrizione

 

si riferiscano a tributi o sanzioni amministrative irrogate da uffici finanziari oppure riguardino

 

Ne segue che, ad esempio, se il fermo o l’ipoteca non fanno riferimento a tributi ma a sanzioni

 

amministrative per violazione del Codice della Strada o a contribuzioni previdenziali, si dovrà

 

ricorrere, nel primo caso, dinanzi al Giudice di Pace e, nel secondo caso, dinanzi al Tribunale del

 
 

determinato                                                                                                                                                 addebito.

A conferma di quanto esposto si evidenzia che le Sezioni Unite  della Suprema Corte di
 

Cassazione, con la sentenza 8 febbraio 2008, n. 3001, hanno confermato la predetta tesi rilevando

 

che “rientra nella giurisdizione del giudice ordinario e non di quello tributario la controversia

 

avente a oggetto sanzioni irrogate per infrazioni valutarie, anche se la pretesa sia stata azionata

 

a mezzo di cartella esattoriale, ciò in quanto tale atto costituisce uno strumento in cui viene

 

enunciata una pregressa richiesta di natura sostanziale e non possiede alcuna autonomia;

 

pertanto la cartella esattoriale deve essere impugnata dinnanzi al giudice competente a decidere

 

in        ordine       al        rapporto       cui       la        cartella       stessa              è                  funzionale

 

Ne segue che se gli addebiti cui il provvedimento di iscrizione ipotecaria si riferisce sono

 

conseguenti al mancato versamento  di contributi previdenziali deve restare ferma la giurisdizione

 

del    giudice    ordinario   e    la    competenza per    materia   del            Giudice   del                Lavoro.

 

Come sappiamo l’iscrizione di ipoteca è un provvedimento che può trovare il proprio fondamento

 

in un’ unica come in una pluralità di cartelle.

 

Allo stesso tempo, un’ unica cartella può contenere più di un titolo corrispondente ad un

 

Proprio per quest’ultimo motivo, l’interpretazione proposta, definita in dottrina “criterio

 

sistematico”, unica possibile sulla base del dettato legislativo, crea nell’applicazione concreta una

 

serie di problematiche. Ad esempio risulta ardua l’individuazione del Giudice che possa disporre

 

la cancellazione dell’iscrizione di ipoteca nelle ipotesi in cui il concessionario va ad attuare

 

illegittimamente misure di garanzia operando per il contestuale recupero di crediti di

 

diversa           natura           (previdenziali,            tributari,          sanzionatori                             amministrativi).

 

Il criterio proposto dalla dottrina al fine di poter superare le citate problematiche, consiste nel

 

temperamento del proposto criterio sistematico mediante l’applicazione del c.d. criterio “ratione

 

temporis”.

 

In virtù di quest’ultima ricostruzione della normativa supra citata, sarebbe sempre pacifica la

 

competenza del giudice amministrativo (commissioni tributarie) in materia di provvedimenti di

 

cui a n. e-bis) ed e-ter) dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 31.12.1992, n. 546,

 

anche per crediti INPS e relativi a sanzione amministrativa, in conseguenza del momento storico

 

e delle finalità perseguite dal legislatore con l’introduzione delle due lettere in questione al

 

comma

 

Tale radicale interpretazione, che non può essere di per se accolta, trascurando la stessa il dettato

 

del citato art. 2 del D. lgs 546/92 e tutta la giurisprudenza e la prassi precedente alla legge

 

Bersani, può, comunque, offrire spunti utili alla risoluzione delle citate problematiche di

 

 

      Secondo tale ultima ricostruzione, Il fermo o l’ipoteca

, essendo la sua efficacia sospesa ex lege fino a

applicazione                         pratica                        del                         criterio                                                   “sistematico”.
 

dovranno essere impugnati, nel rispetto

 

del dettato normativo, e qualunque sia il credito sotteso alla cartella cui la proposta misura di

 

garanzia è riferita, dinanzi alla competente commissione tributaria. Ma la commissione investita

 

dall’opposizione non potrà che fermarsi a valutare la sola legittimità del fermo (Es. per vizi di

 

notifica, inesistenza del credito per intervenuto pagamento

 

Successivamente, la commissione potrà entrare nel merito della cartella di cui si chiede

 

l’eventuale annullamento solo ed esclusivamente ove si verta in materia di tributi

 

sconfinamento nella giurisdizione del giudice ordinario.

 

Questa pare, peraltro, la posizione fatta propria dalla Suprema Corte di Cassazione con

 

l’ordinanza 3171/07 con cui si è stabilito che possono essere attribuite ai giudici tributari quelle

 

controversie che riguardano atti c.d. “neutri”, cioè utilizzabili a sostegno di qualsiasi pretesa

 

patrimoniale,               quali               il               fermo               e                                           l’iscrizione    ipotecaria.

 

      Diversamente, se il contribuente, contestualmente alla impugnazione dell’iscrizione o del

 

fermo amministrativo, intende ottenere la declaratoria di nullità delle cartelle di pagamento per

 

cui si è operata la tutela, magari per nulla od omessa notifica delle stesse (come accade sempre

 

più spesso) dovrà rivolgersi al Giudice all’uopo competente, nel rispetto del citato art. 2, senza

 

che però ciò intacchi la verifica sulla legittimità del fermo o dell’ipoteca operata della

 

Commissione Tributaria.

 

ILLEGITTIMITA’ IPOTECA PER MANCANZA INTIMAZIONE AD ADEMPIERE

 

L’art. 50, comma 2°, del D.P.R. 602/1973 dispone: “Se l’espropriazione non è iniziata entro

 

un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’espropriazione stessa deve essere

 

preceduta dalla notifica… di un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo

 

risultante dal ruolo entro cinque giorni”. La mancata attivazione della fase espropriativa nel

 

termine annuale fissato dalla predetta disposizione, determina il venir meno della capacità

 

del ruolo a valere come titolo esecutivo

 

quando non è ripristinata dalla notifica dell’intimazione ad adempiere.

 

La C.T.P. di Milano, in particolare, ha rilevato che l’ipoteca si atteggia come una misura

 

cautelare conservativa strumentalmente connessa all’espropriazione forzata immobiliare e

 

dunque soggetta all’applicazione non solo della disposizione dell’art. 77 del D.P.R. n. 602/1973

 

(Espropriazione immobiliare), ma anche dei precetti consacrati negli art. 49 e seguenti

 

 
(Espropriazione forzata – Disposizioni Generali). L’ipoteca, infatti, sebbene non sia un atto di
 

espropriazione forzata in senso stretto, rimane comunque un provvedimento funzionale alla fase

 

esecutiva. Sul punto si allega sub. doc. 7 ossia la recente sentenza della commissione Tributaria

 

di Milano ed il commento pubblicato sul quotidiano di informazione giuridica di Altalex.

 

Ad ogni modo anche le Sezioni Unite della Suprema Corte (Cass. SS.UU., sentenza n. 2053

 

)   hanno   osservato che   l’iscrizione    d’ipoteca -equiparabile   al       fermo

 

amministrativo- “è preordinata all’espropriazione forzata e dunque è un atto funzionale

 

all’espropriazione medesima, ovvero un mezzo teso ad agevolare la realizzazione del credito”.

 

A pari conclusioni è giunta anche la Commissione Regionale della Puglia con sentenza n.

 

117/14/09 del 18 settembre 2009 (doc. 8), per la quale: “indiscutibile che espropriazione,

 

ipoteca legale e fermo amministrativo, benché non vincolati gli uni agli altri, vantano

 

comunque identici presupposti e condizioni, posto che gli stessi dipendono direttamente e

 

immediatamente dalla concreta ed attuale piena efficacia della prodromica notifica della

 

cartella di pagamento. Nel caso, quindi, sia decorso più di un anno dalla notificazione della

 

cartella, l’espropriazione potrà essere avviata – e l’iscrizione ipotecaria potrà essere disposta

 

– solo dopo la notifica dell’intimazione di pagamento di cui al secondo comma dell’art. 50 del

 

DPR n. 602/1973. Nel caso in esame la notifica della cartella esattoriale – si ripete- è avvenuta

 

il 17.7.2006. La mancata attivazione della fase espropriativa nel termine annuale fissato dalla

 

predetta disposizione, determina il venir meno della capacità del ruolo (ossia del credito

 

contenuto nella cartella esattoriale) a valere come titolo esecutivo, essendo la sua efficacia

 

sospesa ex lege sino a quando non è ripristinata dalla notificazionedell’intimazione ad

 

adempiere”.

 

Ed ancora. La sentenza della Ctp Brindisi n. 99 del 12/7/07 evidenzia che: “Ai sensi dell’art.

 

50 secondo comma del D.P.R. n. 602/73, nel testo vigente alla data del 20/12/2006, se

 

l’espropriazione    non    e’   iniziata   entro    un    anno    dalla   notifica                                    della cartella           di

 

pagamento, l’espropriazione stessa deve essere preceduta dalla notifica di un avviso contenente

 

l’intimazione ad adempiere, nel termine di cinque giorni, l’obbligazione tributaria risultante dal

 

ruolo. Decorso un anno dalla notifica della cartella di pagamento senza che sia iniziata

 

l’espropriazione forzata, il ruolo perde efficacia di titolo esecutivo, di talche’ come non

 

puo’     essere    iniziata    detta     espropriazione      forzata    senza     la               preventiva          notifica

 

dell’intimazione, nemmeno puo’ farsi luogo, in mancanza della stessa notifica dell’avviso-

 

intimazione, all’iscrizione ipotecaria”.

 

 

Attenzione non è giurisprudenza univoca

Medesimo orientamento anche per la Commissione Tributaria Regionale di Roma, Sez. 29°,
 

sent. n. 222/29/09 del 1°.12.2009, la cui sentenza è stata pubblicata sulla rivista Fiscalitax 2/10

 

(doc. 9). In tale sentenza si legge: “L’interessante sentenza dei Giudici di appello di Roma

 

consolida il recente orientamento giurisprudenziale secondo cui l’Agente della Riscossione,

 

qualora sia decorso più di un anno dalla notifica al contribuente della cartella di pagamento,

 

non può procedere alla diretta iscrizione di ipoteca se prima non ha provveduto a notificare al

 

debitore la specifica intimazione ex art. 50, comma 2, d.P.R. n. 602/1973, ad adempiere al

 

pagamento di quanto dovuto entro cinque giorni”.

 

Parimenti si è espressa la giurisprudenza che segue, citata a titolo esemplificativo e non

 

esaustivo:

 

Commissione Tributaria di Pisa Sez. 4 Sentenza  N. 58/04/2008 –

 

Commissione Tributaria di Napoli Sez.20 Sentenza n. 620/20/2007

 

Commissione Tributaria di Napoli Sez. 20 sentenza  n. 630/20/2007

 

Commissione Tributaria di Napoli Sez.20 Sentenza n. 620/20/2007

 

Commissione Tributaria Provinciale di Firenze Sez. 20 sentenza n. 57/20/2008

 

Giudice di Pace di Frattamaggiore, sent. 09/11/2007 n. 4338;

 

Giudice di Pace di Pozzuoli, sent. 28/12/2006

 

Commissione Tributaria Provinciale di Treviso – Sezione VII – Sentenza n. 1 del 14 gennaio

 

Commiss. Tribut. Reg. di Bari – Sezione XIV – Sentenza n. 117 del 25 settembre 2009

 

. C’è anche giurisprudenza che sostiene che l’ipoteca

 

ed il fermo non sono atti di espropriazione forzata e quindi non si applica l’art. 50, comma 2°,

 

del D.P.R. 602/1973.

 

ILLEGITTIMITA’ DEL PROVVEDIMENTO DI ISCRIZIONE IPOTECARIA PER LE

 

SANZIONI AMMINISTRATIVE

 

L’ipoteca non è applicabile per crediti derivanti da sanzioni amministrative sicchè la stessa è

 

illegittima.

 

L’inapplicabilità dell’ipoteca a crediti derivanti da sanzioni amministrative deriva dal fatto che

 

l’ipoteca ha la propria normativa genetica nel DPR 602/73.

 

Sul punto il Giudice di Pace di Roma con sentenza del 8/11/2007 (doc. 5), richiamando una

 

recente sentenza della   Cassazione, n.2214  del  01/02/2007, in                   materia    di        sanzioni

 

 

amministrativo degli autoveicoli, e

norma è reperibile nel nostro ordinamento che autorizzi il Concessionario a disporre

il                           moltiplicatore                           pari                           a                           settantacinque.

amministrative ha precisato che: “Il  fermo ed ipoteca sono previsti come mezzi speciali di  

esecuzione forzata ad iniziativa dell’ Esattore  solo ed esclusivamente per l’imposte sui redditi

 

e per gli altri tributi, tasse od imposte, dovuti allo Stato o agli altri Enti Pubblici. Nessuna

 

il fermo

 

l’ipoteca sugli immobili, di proprietà del debitore, per le

 

sanzioni amministrative.

 

COMESI DETERMINA IL VALORE DELL’IMMOBILE al fine di valutare congruità ipoteca

 

Per la determinazione del valore l’art. 79 del D.p.r. 602/73 rinvia all’art. 52 D.p.r. 131/86

 

(sull’imposta di registro), stabilisce che: “Il valore e’ determinato per i terreni,  a  

 

settantacinque  volte  il  reddito dominicale risultante in catasto e, per i fabbricati, a cento

 

volte il reddito risultante in catasto, aggiornati con i coefficienti stabiliti .

 

Si rammenta, che le rendite catastali devono essere prima aggiornate del 5% legge 662/96. Il

 

D.M. 14 dicembre 1991 ha modificato l’art. 52 stabilendo che il moltiplicatore di 100 volte la

 

rendita e’ sostituito come segue: unità immobiliari classificate nei gruppi catastali A, B e C,

 

con le esclusioni di quelle classificate nelle categorie A/10 e C/1, alle quali si applica,

 

rispettivamente,       nella       misura       pari       a       cinquanta      ed       a                                        trentaquattro.

 

Per le unità immobiliari classificate nei gruppi D ed E si applica all’ammontare della nuova

 

rendita attribuita per stima diretta, nella misura pari, rispettivamente cinquanta ed a

 

trentaquattro.

 

Per i terreni, esclusi quelli per i quali gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione

 

edificatoria, continua ad applicarsi all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto

 

Ai sensi dell’art. 2, comma 63, L. 24 dicembre 2003, n. 350, a decorrere dal 1º gennaio 2004,

 

ai soli fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali, i moltiplicatori previsti dal presente

 

comma,         sono          rivalutati        nella          misura          del          10                           per             cento.

 

Ai sensi dell’art. 1-bis, comma 7, D.L. 12 luglio 2004, n. 168, convertito dalla L. 30 luglio

 

2004, n. 191, a decorrere dal 1° agosto 2004, per i beni immobili diversi dalla prima casa di

 

abitazione, ai soli fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, i moltiplicatori previsti

 

dal presente comma, sono rivalutati nella misura del 20 per cento. Circa l’applicazione della

 

presente      disposizione       vedasi      lo      stesso      art.      1-bis,                         commi                 7                e        8,

 
 

 
 
 
 
L’avviso di ipoteca, infatti, è frutto di un procedimento del Concessionario (Equitalia) e – non
 
 
 

 

di pagamento “mute” non esime il Concessionario

passato abbia sanato le cartelle

INDICAZIONE DEL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO  

Il fatto che il decreto c.d. milleproroghe (DL nr.248/2007, convertito in legge il 27/02/2008) in

 

della Riscossione

 

dall’obbligo di indicare il responsabile del procedimento negli altri atti dallo stesso emessi, come ad

 

esempio nella comunicazione di avvenuta iscrizione ipotecaria.

 

essendo stato coinvolto dalla recente disposizione “sanatoria” che ha coinvolto solo le cartelle

 

pagamento mute   –   necessita imprescindibilmente   dell’indicazione                           del       responsabile    del

 

procedimento.

 

 

13 IL FERMO AMMINISTRATIVO

 

Cos’e’?

 

E’ un atto tramite il quale le amministrazioni o gli enti competenti (si va dall’ Agenzia delle

 

entrate all’Inps, dalle Regioni ai Comuni) provvedono, tramite enti esattori, alla riscossione

 

coattiva di crediti insoluti “bloccando” un bene mobile dell’obbligato. Tipicamente l’atto

 

segue il mancato pagamento di una cartella esattoriale entro i termini di legge (60gg), ed

 

interessa           beni            mobili           come            l’automobile            o                               la                moto.

 

Il fermo e’, inoltre, previsto dal codice della strada come sanzione accessoria a determinati

 

tipi di infrazioni, per esempio quelle compiute da minorenni o quelle per le quali e’ previsto il

 

ritiro della carta di circolazione (attenzione! Cosa diversa sono la rimozione ed il blocco dei

 

veicoli con ganasce. Essi vengono eseguiti, come previsto dal Codice della strada, secondo

 

direttive locali nei casi in cui la sosta del veicolo comporti un grave intralcio o pericolo per la

 

circolazione).

 

Sia il sollecito di pagamento che il preavviso di fermo devono indicare chiaramente la natura

 

del debito, il numero della cartella di pagamento, la relata di notifica della stessa, l’importo

 

dovuto        nonche’       l’anno        di        riferimento       (se        presente                        nel                 ruolo).

 

Il preavviso di fermo, in particolare, deve contenere un termine per pagare di 20 giorni,

 

decorsi                 i                 quali                 il                 fermo                 diventa                                 effettivo.

 

A questo punto l’unico modo per evitare il fermo e’ pagare, e visto che la procedura e’ gia’

 

iniziata sono anche dovuti gli interessi di mora e le spese inerenti l’iscrizione del

 

 

della                                                                      strada,                                                                      art.214);

corrispondendo                                        le                                       relative                                      spese.

provvedimento.       Non       sono       dovute      invece      le      spese       di                                       cancellazione.
 

Se il fermo e’ applicato come sanzione accessoria di una multa per infrazione al codice della

 

strada, invece, la procedura si attiva al momento dell’accertamento della violazione,

 

l’obbligato e’ nominato custode e tenuto a custodire l’auto in un luogo non sottoposto a

 

pubblico passaggio, mentre il documento di circolazione viene trattenuto –per tutto il periodo

 

del fermo- dall’organo di polizia. Nel caso invece in cui venga sottoposto a fermo un mezzo

 

come la moto o il ciclomotore, la rimozione e la custodia avvengono a cura dell’organo di

 

polizia. In ogni caso tutte le procedure applicabili debbono essere riportate sul verbale (codice

 

La circolazione con mezzi sottoposti a fermo e’ vietata e sanzionata, come previsto

 

dall’art.214 comma 8 del codice della strada, col pagamento di una multa variabile da euro

 

656,25       ad       euro       2.628,15       nonche’       con       la       confisca                       del      mezzo;

 

Se il mezzo e’ stato venduto prima dell’iscrizione del fermo (la data dev’essere certa,

 

certificata da un documento), e la vendita risulta iscritta successivamente, l’ACI deve entro 10

 

gg da tale iscrizione avvisare la competente direzione delle entrate al fine di provvedere alla

 

cancellazione del fermo, con comunicazione sia al concessionario che al contribuente.

 

Viceversa, se la vendita avviene dopo l’iscrizione del fermo questo non e’ cancellabile, e la

 

responsabilita’ ricade eventualmente sul soggetto venditore rispetto al contratto concluso col

 

compratore (se quest’ultimo non era stato messo a conoscenza della cosa potra’, ovviamente,

 

rivalersi       sul        venditore       con        un’azione       di        rimborso                          del        danno).

 

Fonte:                                                                  D.M.503/98                                                                                 art.5

 

Cancellazione                           a                         seguito                         di                                                        pagamento

 

In caso di integrale pagamento delle somme dovute e delle spese di notifica, il concessionario

 

entro 20gg deve darne comunicazione alla competente direzione regionale delle entrate, che

 

nei successivi 20 gg deve emettere un provvedimento di revoca del fermo inviandolo al

 

contribuente.

 

Questi deve poi recarsi al PRA munito di detto provvedimento per farsi cancellare il fermo,

 

Fonte: D.M.503/98 art.6
 

 

il                                             “periculum                                            in                                             mora”.

PER ALTRE QUESTIONI VEDI IL CAPITOLO DELL’IPOTECA

(giudice competente,

 

indicazione responsabile ecc.)

 

La Cassazione a Sezioni Unite  con sentenza del 5 giugno 2008 n. 14831 ha stabilito che: Il

 

giudice tributario innanzi al quale sia stato impugnato un provvedimento di fermo di beni

 

mobili registrati ai sensi dell’art. 86, D.P.R. n. 602 del 1973, deve accertare quale sia la natura

 

– tributaria o non tributaria – dei crediti posti a fondamento del provvedimento in questione,

 

trattenendo, nel primo caso, la causa presso di sé, interamente o parzialmente (se il

 

provvedimento faccia riferimento a crediti in parte di natura tributaria e in parte di natura non

 

tributaria), per la decisione del merito e rimettendo, nel secondo caso, interamente o

 

parzialmente, la causa innanzi al giudice ordinario, in applicazione del principio della

 

translatio iudicii. Allo stesso modo deve comportarsi il giudice ordinario eventualmente adito.

 

Il debitore, in caso di provvedimento di fermo che trovi riferimento in una pluralità di crediti

 

di natura diversa, può comunque proporre originariamente separati ricorsi innanzi ai giudici

 

diversamente competenti. (Nella specie è stata affermata la giurisdizione del giudice ordinario

 

essendo stato disposto il fermo per contributi INPS).

 

VARIE SENTENZE IN TEMA DI FERMO

 

Trib. Brindisi (sent. 43/2002): Il fermo amministrativo è lecito quando non sia possibile per

 

l’esattoria riscuotere con altri mezzi, e’ illegittimo il ricorso diretto al fermo amministrativo

 

senza aver tentato altre azioni alternative.

 

Trib. Trib.Parma (sent.151/2003): E’ nullo il fermo amministrativo per mancanza di norma

 

attuazione.

 

Trib. Bari (decr. 17/3/2003): E’ nullo il fermo amministrativo per mancanza di norma di

 

attuazione.           E’            possibile           l’inibitoria            ex            art.                                   700         cpc.

 

Trib. Milano (ord. 9/4/2003): La sproporzione fra valore veicolo e ammontare del debito

 

configura eccesso di   potere dell’esattoria.   E’ possibile inibitoria                       ex            art.                700                     cpc.

 

Trib. Catanzaro (sent. 18/2/2003): La mancanza di norma di attuazione non blocca l’attività

 

dei concessionari (esiste normativa del 1998). E’ possibile inibitoria ex art. 700 cpc se manca

 

Trib. Novara (sent.12/5/2003): Il fermo amministrativo e’ legittimo solo per i crediti

 

esattoriali   di     natura    fiscale,    sono     escluse    multe,    contributi                          inps                   e                inail

 

Consiglio di Stato ordinanza n. 3259/2004: ha bloccato tutti i fermi amministrativi per

 

mancanza di proporzionalità tra importo dovuto e danno cagionato al contribuente, l’ordinanza

 

 
e’ stata recepita dall’Amministrazione Finanziaria che con la Risoluzione 22 luglio 2004, n.
 

92/E ha disposto il blocco dei fermi amministrativi.

 

CTP Caserta – Sezione X – Sentenza n. 285 del 25 ottobre 2006: nullo se avvenuto dopo un

 

anno dalla notifica della cartella di pagamento senza l’invio preventivo dell’intimazione di

 

pagamento

 

 CTP Isernia – Sezione II – Sentenza n. 4 del 1° febbraio 2008:Fermo amministrativo: nullo

 

per mancata comunicazione nei 5 giorni dall’iscrizione ex art. 4 D.M. 503/1998 e mancata

 

prova della notifica della cartella di pagamento da parte dell’Agente della riscossione 

 

CTP Reggio Emilia – Sezione II – Sentenza n. 272 del 14 novembre 2008 Preavviso di

 

fermo amministrativo: impugnabile al pari della iscrizione al PRA ed il ricorso permette al

 

contribuente di chiedere che venga accertata la regolare notificazione della sottostante cartella

 

esattoriale, la cui mancata dimostrazione, a carico del Fisco, costituisce vizio procedurale che

 

comporta la nullità dei conseguenti atti di natura cautelare .

 

Trib. Novara (sent.12/5/2003)Il fermo amministrativo e’ legittimo solo per i tributi erariali.:

 

Il fermo amministrativo e’ leggittimo solo per i crediti esattoriali di natura fiscale, sono

 

escluse multe, contributi inps e inail

 

Trib. Brindisi (sent. 43/2002): il concessionario non puo’ provvedere direttamente al fermo

 

amministrativo senza aver tentato altre vie alternative. Il fermo amministrativo è lecito

 

quando non sia possibile per l’esattoria riscuotere con altri mezzi, e’ illegittimo il ricorso

 

diretto al fermo amministrativo senza aver tentato altre azioni alternative.

 

 

14.CARTELLE PER MULTE STRADALI

 

14.1 TEMPISTICHE DI NOTIFICAZIONE DELLE MULTE

 

La Legge 120 del 29 luglio 2010, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29 luglio 2010 ed

 

entrata in vigore il 13 agosto 2010, ha introdotto rilevanti novità al Codice della strada.

 

Una di queste riguarda i termini di notifica dei verbali di contravvenzioni. In pratica qualora la

 

violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e

 

dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la

 

 
contestazione immediata, deve essere notificato al trasgressore entro 90 giorni dalla data di
 

accertamento dell’infrazione (in precedenza il termine era di 150 gg.).

 

Il nuovo termine si applica per le violazioni accertate dal 13 agosto 2010 (data in cui è entrata in

 

vigore la predetta legge).

 

Il     termine    dei    90    giorni   decorre    dal    giorno     successivo          a                 quello         in             cui:

 

–           è          stata          commessa          la          violazione         (ipotesi               più      frequente);

 

– è stato oggettivamente possibile effettuare l’accertamento dell’infrazione (si pensi al caso in cui

 

l’organo   di    polizia   ha    dovuto    ricostruire   la    dinamica   di    un                      incidente       stradale);

 

– l’organo accertatore si è trovato nella condizione di conoscere effettivamente i dati del

 

trasgressore.

 

Una ulteriore considerazione va fatta per le multe notificate a mezzo posta. In questi casi il termine

 

di 90 giorni si considera rispettato quando la polizia ha consegnato entro tale termine il verbale

 

all’ufficio postale o all’ufficiale giudiziario addetto alle notifiche, a nulla rilevando gli eventuali

 

ritardi compiuti dalle poste nella consegna materiale del verbale o il successivo momento di ritiro

 

del plico da parte del destinatario.

 

Ai 90 giorni se ne aggiungono altri 60 nel caso in cui il trasgressore non sia stato subito identificato

 

(l’esempio classico è quello dell’auto presa a noleggio o dell’auto aziendale).

 

Il termine massimo per la notifica del verbale è invece di 100 giorni nel caso in cui la multa sia

 

stata direttamente contestata al trasgressore.

 

Per i residenti all’estero la notifica deve essere effettuata entro 360 giorni dall’accertamento.

 

TEMPI PER FARE RICORSO

 

Il ricorso al Prefetto può essere presentato al Comando o all’Ufficio da cui dipende l’Organo

 

accertatore o direttamente al Prefetto oppure inoltrato ai medesimi a mezzo di raccomandata

 

A.R. entro il termine di 60 giorni dalla data della contestazione o della notificazione del

 

verbale.

 

ATTENZIONE: L’opposizione con la quale si denuncino vizi propri della cartella esattoriale,

 

per carenze di elementi che essa dovrebbe contenere in base agli artt. 25 e 26 del D.P.R. 29

 

settembre 1973 n. 602, è qualificabile come opposizione agli atti esecutivi, ai sensi dell’art.

 

 
617 c.p.c., e deve quindi proporsi, come sancisce questa norma, nei cinque giorni dalla  

notificazione dell’atto impugnato

 

TERMINI SUCCESSIVI AL RICORSO

 

Il Prefetto, ricevuto il ricorso, ha termine di 180 giorni (nel caso in cui il ricorso sia stato

 

presentato all’Ufficio da cui dipende l’Organo accertatore) oppure termine di 210 giorni (nel

 

caso in cui il ricorso sia stato presentato direttamente al Prefetto) per decidere sul ricorso

 

emettendo alternativamente ordinanza ingiunzione di pagamento di una somma non inferiore

 

al doppio del minimo previsto per la sanzione commessa oppure ordinanza di archiviazione.

 

In caso di omessa decisione il ricorso si intende accolto in quanto i termini sono perentori.

 

Se il ricorrente chiede di essere sentito personalmente i termini sopra indicati sono sospesi a

 

decorrere dalla notifica dell’invito al ricorrente per la presentazione all’audizione sino alla

 

data fissata per l’audizione o sino alla data dell’espletamento dell’audizione medesima.

 

L’ordinanza deve esser notificata entro il termine di 150 giorni dalla sua adozione. Il che

 

comporta che, per avere la certezza dell’esito favorevole di un ricorso occorrerà attendere, in

 

caso di mancata notifica dell’ordinanza, il termine complessivo di 330 giorni (ove il ricorso

 

sia stato presentato all’Ufficio dal quale dipende l’organo accertatore) oppure il termine

 

complessivo di 360 giorni (nel caso in cui il ricorso sia stato presentato direttamente al

 

Prefetto).

 

Consigli:

 

guardare la data riportata sull’ordinanza-ingiunzione per verificare se sono trascorsi più di

 

330/360 giorni dalla data di presentazione o spedizione tramite raccomanadata AR del

 

ricorso.

 

Per i 120 giorni entri i quali deve essere adottato il provvedimento del prefetto vale la

 

data in cui l’ingiunzione è stata emessa dal prefetto e non quella in cui è stata notificata

 

all’automobilista. Particolare non di poco conto!

 

L’art. 28 della L.689/81 prevede un termine di 5 anni dal giorno in cui è stata commessa

 

la violazione per la notifica della cartella esattoriale. .

 

Contro la cartella esattoriale si può fare ricorso al giudice di pace, entro 30 giorni dalla

 

notifica della stessa. Per poter fare ricorso bisogna quindi verificare se il termine di 5 anni di

 

cui detto sia decorso o meno.

 

 
MOTIVI DI IMPUGNAZIONE DELLE MULTE  

Un’indicazione tassativa dei motivi per i quali un verbale può essere dichiarato nullo non è

 

oggettivamente   possibile. La materia è,   infatti, soggetta a                                   continue    rivistazioni     e

 

reinterpretazioni da parte del legislatore e della giurisprudenza ed i casi concreti possono

 

essere di una varietà pressocchè infinita. Nell’elencazione che segue sono indicati molti dei

 

più frequenti motivi di nullità che può capitare di constatare esaminando un verbale di

 

contravvenzione.

 

Motivi di nullità relativi alla forma

 

  •     Omessa indicazione che la copia del verbale notificata è autentica e conforme

 

all’originale

 

  •     Omessa indicazione dei rimedi attraverso i quali è consentita l’opposizione
  •     Omessa indicazione del soggetto responsabile del procedimento amministrativo
  •     Omessa indicazione dell’agente accertatore
  •     Omessa indicazione della delibera di autorizzazione di installazione di impianto

 

 

 

 

 

 

 

semaforico

 

  •     Omessa indicazione, sul retro del segnale stradale, della data e del numero della

 

delibera

 

Mancanza di elementi di riscontro dell’infrazione

 

  •     Omessa indicazione del luogo esatto in cui sarebbe avvenuta la presunta infrazione
  •     Omessa indicazione di alcun punto di riferimento, nella cui prossimità sarebbe

 

 

 

avvenuta l’infrazione

 

  •     Omessa indicazione dell’ora in cui sarebbe avvenuta la presunta infrazione
  •     Omessa indicazione del senso di marcia percorso e della dinamica della presunta

 

 

 

infrazione

 

  •     Omessa indicazione degli elementi che hanno impedito la contestazione immediata

 

dell’infrazione

 

  •     Per i verbali redatti a mano, inintellegibilità della grafia
  •     Verbale redatto dalla Polizia Municipale al di fuori del proprio territorio di competenza
  •  Mancanza di visibilità degli agenti del traffico.

 

 

 

 

 
 

    Omessa informazione circa il controllo della velocità effettuato tramite mezzi di

 

rilevazione elettronica

 

    Omessa indicazione della marca e del modello dello strumento misuratore (autovelox)

 

    Omessa indicazione del numero di matricola dello strumento misuratore (autovelox)

 

    Omessa indicazione del provvedimento di omologazione dello strumento misuratore

 

(autovelox)

 

                                                 Omessa                       indicazione              del     procedimento                     di    taratura             dello               strumento     misuratore

 

(autovelox)

 

AUTOVELOX

 

Con la recentissima Sentenza n. 12833/2007, la Corte di Cassazione ha ribadito il

 

principio secondo cui la multa per eccesso di velocità è nulla se la predisposizione di

 

autovelox non è preventivamente segnalata agli automobilisti in transito.La decisione si fonda

 

sull’art. 4 della legge 168/2002 che  è norma di “carattere imperativo, che non consente

 

all’interprete di disapplicarla in ragione di un’asserita, ma inespressa “ratio”, che ne

 

limiterebbe l’efficacia nell’ambito dei rapporti organizzativi interni alla p.a.”

 

MANCATA      IDENTIFICAZIONE       DEL      CONDUCENTE     E                                 OBBLIGO                          DI

 

SEGNALAZIONE

 

L’art. 126 bis, comma 2, C.d.S. recita che “Nel caso di mancata identificazione di questi

 

(conducente), la segnalazione deve essere effettuata a carico del proprietario del veicolo,

 

salvo che lo stesso non comunichi, entro trenta giorni dalla richiesta, all’organo di polizia che

 

procede i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa

 

violazione. Se il proprietario del veicolo risulta una persona giuridica, il suo legale

 

rappresentante o un suo delegato è tenuto a fornire gli stessi dati, entro lo stesso termine,

 

all’organo di polizia che procede. Se il proprietario del veicolo omette di fornirli, si applica a

 

suo carico la sanzione prevista dall’art. 180, comma 8…”

 
 

27884/2005                                                               e                                                                27179/2006).

n.24010                                                                    del                                                                    20/11/07).

principali                                                              del                                                               procedimento.

ATTI                                                                                                                                       IMPUGNABILI

Questi                                                                     possono                                                                     essere:

15. IL RICORSO TRIBUTARIO alle commissioni tributarie  

La commissione provinciale tributaria, ovvero il giudice tributario, e’ l’organo competente per

 

tutte   le controversie   che   hanno   per oggetto i tributi di   ogni              genere,                   compresi:

 

*            i            tributi           locali           (regionali,          provinciali          e                 comunali);

 

*               i                contributi              al               Servizio               Sanitario                    Nazionale;

 

* le sovrimposte, le addizionali e le sanzioni amministrative irrogate da uffici finanziari,

 

nonche’               gli                interessi               ed                ogni                altro                                 accessorio;

 

* le controversie riguardanti l’intestazione, la delimitazione, la figura, l’estensione, il

 

classamento dei    terreni   e    la   ripartizione    dell’estimo di    una                             stessa                particella;

 

* le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unita’ immobiliari

 

urbane                   e                   l’attribuzione                   della                   rendita                                  catastale;

 

* le controversie riguardanti il canone per lo scarico e la depurazione delle acque, il canone

 

per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), il canone comunale sulla pubblicita’ e il

 

diritto sulle pubbliche affissioni (competenze specificate dal d.l.203/2005 e ribadite dalle

 

sentenze        di         Cassazione       n.8273/08        e        8279/08,        vedi                           nota    *).

 

* le controversie in materia di tasse automobilistiche (sentenze Cassazione n.3599/2003,

 

* le controversie in materia di TIA, la nuova “tariffa di igiene ambientale” relativa al servizio

 

di           smaltimento           rifiuti           (sentenza          Cassazione          n.                 17526/2007).

 

* le controversie in materia di CANONE RAI (sentenza Cassazione -sezioni unite civili-

 

Le normative di riferimento sono il d.lgs.546/92 (con aggiornamenti) ed il codice di

 

procedura civile. Ne riportiamo un estratto, riassumendo -per utilita’ pratica- le caratteristiche

 

Sono impugnabili tutti gli atti dell’amministrazione finanziaria (il ministero delle Finanze, le

 

agenzie delle   Entrate) dell’ente locale (Regione, Provincia,                    Comune),            oppure      del

 

concessionario               della             riscossione            (Equitalia,                                             Cerit,            etc.etc.).

 

– avviso di accertamento o di liquidazione del tributo (compresi gli “avvisi bonari”, ovvero le

 

 

ricorrente puo’ anche agire da solo

n.16293/2007)                                                                                                                                                        ;

–                                                 avviso                                                 di                                                 mora;

(variazione                                      di                                       rendita                                       catastale);

relativi                                                                albi                                                                 professionali).

semplici comunicazioni con cui l’amministrazione comunica al contribuente una pretesa
 

tributaria ormai definita, con o senza intimazione di pagamento, vedi sentenza Cassazione

 

–                     provvedimento                      che                     irroga                     le                         sanzioni;

 

–                        ruolo                        e                        cartella                       di                            pagamento;

 

– uno o piu’ atti attinenti il classamento di immobili e l’attribuzione della relativa rendita

 

– rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi non

 

dovuti;

 

–                       diniego                      o                       revoca                      di                           agevolazioni;

 

– iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all’articolo 77 del Dpr n. 602/73 (*)

 

–   fermo   di   beni   mobili registrati         di     cui                 all’articolo       86         del             Dpr        n.                602/73   (*)

 

–   tutti   gli   altri   atti   per   i   quali   e’   consentito di   ricorrere       alla    commissione.

 

CHI           PUO’           PROCEDERE          (E           STARE            IN                      GIUDIZIO)

 

L’ente locale o il ministero possono essere presenti autonomamente o tramite dirigenti o

 

titolari   -rispettivamente-    degli   uffici   tributi   e   di   quelli   adibiti                   al                                 contenzioso.

 

Gli altri soggetti possono anche stare in giudizio mediante procura generale o speciale e

 

devono essere assistiti da un difensore abilitato (che, a seconda della materia trattata, puo’

 

essere un avvocato, un dottore commercialista, un ragioniere o un perito commerciale, un

 

consulente del lavoro non dipendenti della pubblica amministrazione, etc., purche’ iscritti nei

 

Se la controversia ha un valore inferiore ad euro 2.582,28 il difensore non e’ obbligatorio e il

 

. Per valore si intende l’importo del tributo al netto di

 

interessi e di eventuali sanzioni. Se la controversia riguarda esclusivamente le sanzioni, il suo

 

valore                e’                costituito              dalla                somma                              delle          stesse.

 

IL PROCEDIMENTO

 

Il ricorso va presentato alla Commissione competente entro 60gg dalla notifica dell’atto. Se

 

esso riguarda un “rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed

 

interessi non dovuti” il termine decorre dal novantesimo giorno dalla presentazione della

 

domanda di restituzione e scade al termine della prescrizione prevista per quel rimborso.

 

 
Il termine di presentazione e’ perentorio, pertanto se non viene rispettato l’atto non e’ piu’  

impugnabile.

 

I.   PRIMA           FASE,           PROPOSIZIONE            DEL       RICORSO

 

Dev’essere presentato direttamente alla controparte (ufficio del ministero delle

 

Finanze, ente locale, concessionario) utilizzando, alternativamente, queste

 

modalita’:

 

* spedizione dell’originale in bollo tramite raccomandata A/R senza busta

 

* consegna diretta dell’originale in bollo presso l’ufficio finanziario (o ente

 

locale o concessionario), con rilascio, da parte dell’impiegato addetto, di una

 

ricevuta;

 

* notifica tramite ufficiale giudiziario (secondo quanto previsto dal codice di

 

procedura civile all’art.137 e segg.), con consegna allo stesso di due originali in

 

Il ricorso deve essere sottoscritto dal difensore del ricorrente e contenere

 

l’indicazione dell’incarico a norma dell’art. 12, comma 3, salvo che il ricorso non

 

sia sottoscritto personalmente, nel qual caso vale quanto disposto dall’art. 12,

 

comma 5. La sottoscrizione del difensore o della parte deve essere apposta tanto

 

nell’originale quanto nelle copie del ricorso destinate alle altre parti, fatto salvo

 

quanto previsto dall’art. 14, comma 2.

 

II. SECONDA           FASE,          COSTITUZIONE            IN                                           GIUDIZIO

 

Il ricorrente, dopo aver presentato il ricorso, deve “costituirsi in giudizio”

 

presso la competente commissione provinciale tributaria, ovvero presso quella

 

nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio finanziario, l’ente locale o il

 

concessionario del servizio della riscossione che ha emesso l’atto. I dati di detta

 

commissione       dovrebbero        essere         riportati        sull’atto                                    stesso.

 

La costituzione in giudizio va fatta entro 30gg dalla proposizione del ricorso

 

pena l’inammissibilita’ del ricorso stesso (termine perentorio), depositando

 

presso                   la                   segreteria                  della                   commissione:

 

*       l’originale     del      ricorso      notificato     dall’ufficiale       giudiziario;

 

* copia del ricorso consegnato direttamente, o spedito per posta, con fotocopia

 

della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata. In questo caso

 

 

. In questo caso il termine

, infatti un eventuale ritardo non

, dopo aver sentito le parti. La sospensione, che

documenti                             utili                             alla                              controversia.

le                                      parti                                      in                                      giudizio.

del                                                      deposito                                                      suddetto.

e’ il ricorrente che attesta la conformita’ della copia con l’originale. In caso di
 

difformita’                  il                 ricorso                 diventa                 inammissibile;

 

* l’originale o la fotocopia dell’atto impugnato, se notificato, e gli altri

 

Tutta questa documentazione costituisce il fascicolo del ricorrente.

 

III. Anche la controparte, ovvero l’ufficio del ministero, l’ente o il concessionario

 

nei cui confronti e’ stato presentato il ricorso, deve costituirsi in giudizio

 

entro 60 giorni dalla data di notifica dello stesso

 

della costituzione in giudizio non e’ perentorio

 

comporta la inammissibilita’. Anche in questo caso la costituzione e’ fatta

 

tramite deposito presso la segreteria della commissione di un fascicolo

 

(contenente controdeduzioni, prove, eccezioni, etc.) in tante copie quante sono

 

Sospensione                                         dell’atto                                                                     impugnato

 

Il ricorrente puo’ chiedere, quando dall’atto impugnato puo’ derivargli un danno

 

grave ed irreparabile, la sospensione degli effetti dello stesso tramite istanza di

 

sospensione motivata da presentarsi con il ricorso o con atto separato

 

notificarsi alle altre parti. La decisione in merito viene presa dal collegio con

 

ordinanza non impugnabile

 

“congela” l’atto fino alla pubblicazione della sentenza di primo grado, puo’

 

anche essere parziale o subordinata al rilascio -da parte del ricorrente- di

 

specifiche garanzie (cauzione, fideiussione). Dal momento in cui viene

 

emanata l’ordinanza di sospensione, la controversia dev’essere trattata entro 90

 

Integrazione                                                     dei                                                                                motivi

 

Quando la controparte deposita documenti non conosciuti all’altra parte, si

 

rende necessario procedere ad un integrazione dei motivi

 

entro (tassativamente) 60 giorni dalla data in cui l’interessato ha notizia

 

Se fosse gia’ fissata la trattazione della controversia, l’interessato deve

 

dichiarare, non oltre la trattazione in camera di consiglio o la discussione in

 

 

allegati                            (ad                             esempio,                             nel                             ricorso).

pubblica udienza, che intende proporre motivi aggiunti. In questo caso la
 

trattazione o l’udienza debbono essere rinviate

 

Le                  regole                  per                  il                  deposito                  dei                          documenti

 

Il processo tributario è un processo prevalentemente documentale: non è quindi ammessa la

 

possibilità di avvalersi degli altri mezzi di prova ordinariamente riconosciuti come, ad esempio,

 

il                       giuramento                     e                       la                       prova                            testimoniale.

 

Per essere utilizzati nel processo, i documenti devono essere elencati negli atti di parte cui sono

 

È comunque ammesso produrli anche separatamente; in tal caso è però necessario preparare una

 

apposita nota (chiamata “Nota di deposito documenti”), firmarla e depositarla in segreteria (in

 

originale e   in   tante   copie   in   carta   semplice   per   quante                       sono      le         altre     parti).

 

I             “motivi”            e             il             divieto             delle                 “memorie         integrative”

 

Uno degli elementi essenziali del ricorso – prescritto a pena di inammissibilità – è costituito dai

 

“motivi”,        ossia         dalla         dettagliata       esposizione       delle                             proprie    ragioni.

 

L’esposizione dei motivi che sono a base del ricorso costituisce un elemento di estrema

 

importanza in   quanto   i   motivi   non   potranno   essere   integrati                           in   atti           successivi.

 

Fa eccezione il caso in cui l’integrazione sia resa necessaria dal successivo deposito di

 

documenti ad opera delle altre parti o per ordine della commissione. In questi casi l’integrazione

 

è ammessa entro il termine di 60 giorni decorrenti dalla data in cui l’interessato ha notizia del

 

deposito.

 

TERZA         FASE,         LA        TRATTAZIONE        DELLA                           CONTROVERSIA

 

Inizia con la nomina del relatore e la fissazione dell’udienza di trattazione, a cui provvede il

 

presidente di sezione. La segreteria della commissione provvede a darne comunicazione alle

 

parti,          almeno          30           giorni          (non           festivi)          prima                       dell’udienza.

 

Fino a 20 giorni prima dell’udienza le parti possono depositare documenti, e fino a 10

 

giorni                    possono                    presentare                   memorie                                   illustrative.
 

 

Il termine per fare opposizione e’ di 60 giorni dalla notifica

Solitamente la controversia e’ trattata in camera di consiglio, senza la presenza delle parti.
 

possibile, comunque, l’udienza pubblica su istanza di una delle parti, che deve essere

 

depositata presso la Segreteria entro 10 giorni dall’udienza

. Una volta deciso per l’udienza

 

pubblica,       il        presidente       non        puo’        piu’        revocare                            tale    decisione.

 

Il relatore riferisce i fatti e le questioni al collegio. Qualora l’udienza sia pubblica il presidente

 

ammette alla discussione anche le parti. Della trattazione, o dell’udienza, e’ redatto un verbale

 

da parte del segretario. In taluni casi la commissione puo’ disporre, su istanza di una delle

 

parti,                          un                          differimento                           della                                       discussione.

 

Tentativo                                                                                                                                                     conciliativo

 

Ciascuna delle parti puo’ proporre davanti alla commissione, non oltre la prima udienza, la

 

conciliazione parziale o totale della controversia, ovvero un accordo “amichevole”. La

 

proposta di conciliare puo’ anche essere avanzata dalla commissione stessa, d’ufficio.

 

La       conciliazione        permette      di       ridurre       le       sanzioni               ad                            un                   terzo.

 

In               mancanza              di               accordo,              la                     trattazione            continua.

 

Emissione                                                                della                                                                                       sentenza

 

Il collegio giudicante, dopo la discussione in pubblica udienza o in camera di consiglio,

 

delibera la decisione in segreto. Solitamente la cosa avviene subito, ma in certi casi la delibera

 

puo’       essere      rinviata      (di      non      oltre      trenta      giorni,      in                 ogni          caso).

 

Impugnazione                                                              della                                                                                            sentenza

 

Per le impugnazioni delle sentenze delle commissioni provinciali tributarie si applicano le

 

norme          del          codice          di          procedura         civile,         art.323                         e              segg.

 

della sentenza su istanza di parte

 

(o 6 mesi in mancanza di notifica) e l’organo al quale ci deve rivolgere e’ la commissione

 

tributaria                                                                                                                                                     regionale.

 

In alcuni casi particolari (essenzialmente i vizi di illegittimita’) si puo’ ricorrere presso la corte

 

di cassazione. In altri (dolo, pronuncia in base a prove false, ritrovamento di documenti

 

decisivi prima non prodotti, etc.) si puo’ impugnare la sentenza per revocazione. Volendo

 

approfondire puo’ essere consultata la normativa di riferimento (d.lgs.546/92)

 

 

 
16. CASISTICHE PARTICOLARI:  

16. 1 IL CONDONO

 

Il pagamento delle rate da condono non pagate, non rendono nulla la sanatoria, e’ illeggittimo

 

richiedere l’intera somma, Sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno  n.

 

36 del 26 gennaio 2007 (dep. il 26 febbraio 2007)  Sez. XVIII – Sentenza della Commissione

 

Tributaria Provinciale di  Pavia del 14 novembre 2006, n. 222, le somme dovevano inoltre

 

essere recuperate a pena di decadenza entro il 31/12/2006 Sentenza della Commissione

 

Tributaria di Genova  Sez. I, Sent. 7 febbraio 2006 (23 gennaio 2006), n. 20 Pres. Monteverde

 

– Rel. Graziano, e’ inoltre illegittima la procedura di esecuzione senza la comunicazione

 

dell’avviso bonario Sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma Sent. n. 23 del

 

23 gennaio 2007 (dep. il 7 febbraio 2007)  Sez. XXXIV

 

16.2 DIRITTI CAMERALI

 

Diritti camerali della Camera di Commercio illegittimi per contrasto con la direttiva Cee

 

Commissione Tributaria di Foggia. La Commissione Tributaria Provinciale di Foggia ha

 

dichiarato l’illegittimità dell’articolo 18, comma terzo, della legge 580/1993 per contrasto con

 

le disposizioni di cui agli articoli 10 e 12 della Direttiva Comunitaria 69/335 nella parte in cui

 

esso preveda l’obbligo per le imprese di pagare il diritto di iscrizione nei Registri

 

appositamente tenuti dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura. Gli

 

articoli 10 e 12 della Direttiva Comunitaria 69/335 vietano agli Stati membri dell’Unione

 

Europea di applicare alle imprese imposte sulla raccolta di capitali. Il tributo di iscrizione di

 

un’impresa nei Registri appositamente tenuti dalle Camere di Commercio, Industria,

 

Artigianato ed Agricoltura, condizione di procedibilità dell’esercizio dell’attività da parte di

 

questa, è da ritenersi imposta indiretta sulla raccolta di capitali e come tale non è dovuto

 

Commissione tributaria provinciale di foggia sezione nona sentenza n. 142 del 21/09/2004

 

Prescrizione: 10 ANNI Nel silenzio della legge si applica il termine di prescrizione ordinrio

 

decennale ex art. 2967 del codice civile

 
 

presenza di ampie spiegazioni delle motivazioni

per loro natura sintetici, non è esaustiva

1°                                                                         gennaio                                                                        2003″).

17. INPS: Ispezione, verbale e ricorsi  

Le modalità dell’ispezione previdenziale sono contenutenel Dlgs n.124/2004 e chiarite

 

dall’Inps con la circolare n. 132 del 20 settembre 2004.

 

17.1    CONTENUTO    NECESSARIO   DEL    VERBALE    E               OBBLIGO            DI

 

MOTIVAZIONE

 

Gli art. 14 e 15 del codice di comportamento degli ispettori (DD 20 aprile 2006) stabiliscono

 

il contenuto del verbale di accertamento (obbligo di indicare anche gli organi ai quali vanno

 

inoltrati i ricorsi)e del processo verbale. L’art 16 stabilisce l’obbligo di motivazione. Su

 

questo punto vedi anche codice delle ispezioni di Rausei a pag. 545.

 

La circolare Inps 27 ottobre 2003 nr. 166 evidenzia che la sola redazione dei modelli DM10V,

 

delle elaborazione alla base degli addebiti pur in

 

e delle tipologie di omissioni riscontrate. Ciò

 

non consente alle aziende di prendere piena conoscenza delle irregolarità accertate e non

 

fornisce alle stesse tutti gli elementi idonei a verificare la validità degli addebiti ed impostare

 

le argomentazioni a sostegno di eventuali ricorsi. Su questo punto vedi anche codice delle

 

ispezioni di Rausei a pag. 545.

 

Ne consegue la necessità di implementazione dell’analisi degli addebiti. La citata circolare

 

stabilisce l’obbligo di redigere due nuovi reports a supporto dei tradizionali verbali. Vedi

 

codice delle ispezioni di Rausei a pag. 534 e 545-546 e seguenti.

 

E’ quindi necessaria l’indicazione di: – parametri e procedure relative al calcolo della

 

sanzione- dati anagrafici dei lavoratori- categoria mansione e livello – indicazione del periodo

 

di inadempienza – indicazione dell’imponibile

 

LA PRESCRIZIONE

 

Dal 1° gennaio 1996 i termini per interrompere la prescrizione e per effettuare un successivo

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